Settembre

Settembre2
 
S’alza il sipario su orizzonti
soffusi di un velo d’incenso.
Nel ballar col vento
cadono le prime foglie ,                             
gialle come i ricolmi fienili.
Le viti sgravate dai frutti,
esauste s’apprestano a dormire
 abbracciate ai campi.
S’abbuia presto il giorno,
ma fra i color turchino
cantano ancora i grilli.
Settembre dal sole sognante
saluta l’appassionato Agosto
e la luna argenta le spoglie
di un estate finita.

Alberto Baroni

Published in: on aprile 2, 2014 at 07:31  Comments (10)  

Quel tempo

A Oscar della ‘Fattoria’ dove ogni respiro diventa poesia

Una volta al mio paese, ricordo quando
il sole a mezzo giorno cambiava l’aria
fino a fartela mancare e l’universo
era di nebbia nel disco che cuoceva.
 .
All’imbrunire la vita aveva una riscossa
a ogni cosa era dovuto un sopravvento:
Rondini al ritmo di un ritardo forsennato,
i passeri non temevano falchi predatori
e zanzare impazzite ronzavano senz’ali.
 .
Era il tempo della canna che fioriva,
una gioia si liberava dentro il petto
in attesa di un lavoro con paga genuina.
 .
Chi sapeva, che altro in corpo sorrideva?
 .
Refoli di luna nella brezza della sera
cangiavano in argento i fiori di canapa rimasti
nei covoni appesi sul bordo di maceri in attesa
dove, al primo risveglio di un amore
le mutandine lievi si sfilavano da sole.
 .
Non si guardava il leone rincorso dalle
stelle, ma era un incanto dopo
ammirarle sfinite, brillare alte nel cielo.

Giampietro Calotti C.

Published in: on aprile 2, 2014 at 07:24  Comments (10)  

Con te sempre

 
Abbasso le palpebre
chiudo fuori il mondo.
Resta solo una lacrima
e dentro te, così lontano
silenzioso e atteso
come un angelo invisibile
ma presente
nel mio perenne pensiero.

Elide Colombo

Published in: on aprile 2, 2014 at 07:12  Comments (8)  

L’umana tenerezza

Abbasso lo sguardo sul tavolo
per creare un universo di tristezza
con tubetti di colore essiccati al sole
e particelle di monossido nel cuore…
una nave da carico mi trascina per i piedi
l’acqua spezzata dall’uomo senza pinne
sarà come un fuoco lasciato acceso
nelle notti oceaniche
per segnalare la mia fama
o la tua
che ti chiedi ostinatamente
come si può credere in un mondo minore
nel quale si può vedere Dio
solo annusando il gas
dai finestrini di una macchina sigillata…

l’umana tenerezza fugge
come un insetto vivo
nel mezzo di una strada…

Massimo Pastore

Published in: on aprile 2, 2014 at 07:09  Comments (7)  

Notte

NUIT

Doucement pour dormir à l’ombre de l’oubli

ce soir

je tuerai les rôdeurs

silencieux danseurs

de la nuit

et dont les pieds de velours noir

sont un supplice à ma chair nue

un supplice doux comme l’aile des chauves-souris

et subtil à porter l’effroi

dans les coins où la peau se fait craintive, émue

pour mieux aimer, pour avoir peur

d’un autre corps et du froid.

Mais quel fleuve pour fuir ce soir ô ma raison ?

C’est l’heure des mauvais garçons

L’heure des mauvais voyous.

Deux grands yeux d’ombre dans la nuit

seraient pour moi si doux, si doux.

Prisonnier des tristes saisons

Je suis seul, un beau crime à lui

là-bas, là-bas à l’horizon

quelque serpent peut-être et glacé de n’aimer point.

Mais où coule, où coule au loin

Le fleuve dont on a besoin

pour fuir ce soir la raison ?

Sur les berges vont les filles

leurs yeux sont las, leurs cheveux brillent.

Je ne sais rien dire à ces filles

dont ils sont

les mauvais garçons

dont ils sont

les fiers maquignons.

Je suis seul, un beau crime à lui.

Deux grands yeux d’ombre dans la nuit

seraient pour moi si doux, si doux.

C’est l’heure des mauvais voyous.

§

Dolcemente per dormir all’ombra dell’oblio
stasera
ucciderò i malandrini
taciti ballerini
della notte
che con piedi di velluto nero
mi suppliziano la carne nuda
supplizio dolce come l’ala dei pipistrelli
sottile tanto da far tremare
nei punti dove timida la pelle s’emoziona
per meglio amare, e aver paura
d’un corpo altrui e del freddo.
Ma stasera con che fiume fuggire o mia ragione?
È l’ora dei ragazzacci
l’ora delle canaglie.
Due occhi d’ombra spalancati nella notte
mi sarebbero dolci, dolci.
Prigioniero di tristi stagioni
son solo, che bel crimine rilucente
laggiù, laggiù all’ orizzonte
forse un serpente e raggelato dal non amar affatto.
Ma dove scorre allargo, dove
il fiume che stasera serve
a fuggire la mia ragione?
Le città van sulle sponde
capelli lucidi, occhiaie profonde.
Niente so dire a queste puttane
per le quali sono
dei ragazzacci
per le quali sono
dei fieri sensali.
Son solo, che bel crimine rilucente
due occhi d’ombra spalancati nella notte
mi sarebbero dolci, dolci.
È l’ora delle canaglie.

RENÈ CREVEL

Published in: on aprile 2, 2014 at 07:02  Comments (2)