Sorprese

Ho guadagnato una vita
un biglietto per la morte
e viaggio ancora
in certi momenti ho creduto
di essere
alla fine del viaggio
mi sbagliavo
erano solo
imprevisti del cammino.

ALEXANDROS PANAGULIS

Published in: on aprile 4, 2014 at 07:46  Comments (6)  

I passanti

 
Seduta lungo la strada
Osservo i passanti.
Passi sicuri e coraggiosi,
passi incerti e umili.
Chi va di corsa,
come se fosse
in ritardo perenne,
chi lentamente,
come per ingannare il tempo,
che ci inganna sempre.
Passi importanti
O insignificanti.
Passettini,
quelli dei bambini,
che corrono sulla strada
inseguiti da chi
li porta con sé.
Passi che presagiscono
l’inizio o la fine
del cammino.
Passi su passi, decine,
migliaia, milioni di passi,
fino a raggiungere
l’infinito matematico.
Osservo i passanti
e vedo me stessa.
Seguo i miei passi
Spedita e convinta,
impossibile non farlo.
Inevitabile.
E capisco.
Guardando i miei passi,
capisco.
Siamo tutti passanti,
da sempre e solo
passanti.
Andiamo.
Non possiamo fermarci.
Seduta lungo la strada
Osservo i passanti.

Piera Grosso

Published in: on aprile 4, 2014 at 07:44  Comments (11)  

In qualche modo esserci

In qualche modo esserci,
bombardato da te stesso,
con gli amici intorno al focolare
e tu che sei dietro il quadro
a riempire un vuoto, che ti domandi
cosa e di chi sia; ma la risposta
ce l’ha chi non si chiede e riesce
in qualche modo ad esserci.

Simone Magli

Published in: on aprile 4, 2014 at 07:44  Comments (7)  

Parole

 
Parole…
in eterni movimenti scorrimenti nel cerchio
su rinnovate presenze di pepite d’oro
mi vengono a cercare tra lamine d’avorio
nella luce improvvisa della provvidenza
senza lasciarmi mai
agitano gli imperi
entità infinite, giardini
vallate di vigneti con radici del mio tempo
mi tampono in affreschi
briciole di parole, ricamano da sole
ogni volta mai arrese in scorrerie estese
hanno stanze dalle foglie morte
grondano di natura umana
scendono a patti fino alle fondamenta
per la sopravvivenza.

Aurelia Tieghi

Published in: on aprile 4, 2014 at 07:01  Comments (8)  

La forgia

L’acre odor
dello zoccolo bruciato
sparge attorno
un odor dissacratore
che affoga l’aria odorosa
dei gelsomini in fiore.
Batte col maglio il fabbro,
batte l’incandescente ferro
e sull’incudine
lo sagoma a misura
dell’ungula del mulo.
Soffia, nel tetro antro,
l’enorme mantice a pedale,
spinto dal garzone solerte,
e le scintille
solleva dalla forgia
e le sparge
per l’intera bottega.
Tenui bagliori a tempo
illuminano
i ferri abbandonati
negli angoli
e sui muri.
Ombre d’antiche cose,
come sogni interrotti
e poi ripresi;
come soffi di vento
che a momenti
disperdono la nebbia
dei ricordi,
accarezzano i sogni
ormai sopiti.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on aprile 4, 2014 at 07:01  Comments (9)