I sogni in tasca

Tasca

Ho fatto dei miei sogni
ragione della vita,
non quelli che la notte
affollano la mente
e che nell’alba rosa
si sciolgono sparendo
ma quelli che di giorno
mi inseguono dovunque.
Li tengo nella tasca,
da loro son protetta
da ogni avversità.
Non so se dureranno
un giorno oppure un’ora
ma è certo ed è sicuro
con loro volerò.

Sandra Greggio

Published in: on aprile 5, 2014 at 12:07  Comments (13)  

Mentre andavo

IM VORÜBERGEHN

Ich ging im Felde
So für mich hin,
Und nichts zu suchen,
Das war mein Sinn.

Da stand ein Blümchen
Sogleich so nah,
dass ich im Leben
Nichts lieber sah.

Ich wollt es brechen,
da sagt es schleunig:
Ich habe Wurzeln,
Die sind gar heimlich.

Im tiefen Boden
bin ich gegründet;
Drum sind die Blüten
So schön geründet.

Ich kann nicht liebeln,
Ich kann nicht schranzen;
musst mich nicht brechen,
musst mich verpflanzen.

§

Andavo per i campi
così, per conto mio,
e non cercare niente
era quello che volevo.

E lì c’era un fiorellino,
subito lì, vicino,
che nella vita mai
ne vidi uno più bello.

Volevo coglierlo,
ma il fiore mi disse:
possiedo radici,
e sono ben nascoste.

Giù nel profondo
sono interrato;
per questo i miei fiori
son belli tondi.

Non so amoreggiare,
non so adulare;
non cogliermi devi,
ma trapiantare.

JOHANN WOLFGANG VON GOETHE

Published in: on aprile 5, 2014 at 07:47  Comments (4)  

Petali bianchi di neve

Il sospiro del tempo
la vita, scorrere di un fiume in piena
la solitudine, chimera nel deserto
la speranza
forte in chi ammira compiaciuto
l’eterno ritmo della vita
l’essenza, turbamento del polline
di un fiore soffiato

petali bianchi di neve
nella sera dei capelli

rughe sinuose
mani rattrappite
e occhi che sfavillano di ardore

Maristella Angeli

Published in: on aprile 5, 2014 at 07:44  Comments (16)  

Mi lascerò guidare

Baiser

Mi lascerò guidare dalle tue labbra

arrivare sino ai più intimi segreti
quelli che ho chiuso a chiave
nelle mille stanze della mia anima
quelli che saprebbero dirti chi sono.
Ascolterò le mille preghiere
inconfessate a Dio, a me
saranno il mio filo di Arianna
per uscire dai labirinti
che da sola costruisco per non trovarmi,
per perdermi senza ritorno
nel buio del battito che tace.
Mi lascerò spogliare dalle tue mani
Non coprirò il mio viso
la mia pelle
per paura che il tuo desiderio
mi penetri cosi in profondo
da veder me stessa nei suoi occhi
ah i tuoi occhi!
Mi lascerò cercare dalla tua bocca
sarò il tuo bacio atteso
ad ogni sfiorarsi delle labbra
sarò la tua sete la tua acqua
mi lascerò bere
sino all’ultima goccia di me
mi lascerò amare.

Anileda Xeka

Published in: on aprile 5, 2014 at 07:38  Comments (7)  

Primitivi sensi

 
Con certosina pazienza
ho filtrato stanotte, il tempo
che sonno non necessario
alla coscienza ha reso.
L’alba m’ha trovato a cernere
ricordi minuti e come pietre
densi e permanenti.
 .
I primi eran profumi di mele,
rosse e croccanti, che uscendo di casa
staccavo a morsi -mentre il naso
comprimario alla bocca
al banchetto partecipava-
e li alternavo strappando coi denti
pane sciapo del forno a legna
dell’amico fornaio, che i filoni al solito
mi allungava passandoli di sotto
del cavallo delle sue braghe.
Costretto ero per amicizia e giovanile
soggezione a stanche risate, mentre
il disgusto non sufficiente era
a disdegnare, non appena uscito di lì,
l’incisione risolutiva dell’estremo
puntuto, mentre contavo i cento passi
che mi separavano dalla compagnia,
la quale sempre pronta era, a riunire
passione malandrina per avventure
che a confronto mettevano
coraggio, passioni, racconti immaginari.
 .
Ancora per i primitivi sensi
il ricordo andava a polpose ciliegie, colte
a manciate da rami d’alberi conquistati
con urgenza e in precari equilibri,
da quelli che il manipolo, per agilità
e corporatura, aveva assegnato
al compito, mentre altri alla base
dell’albero stavano, vuoi in una sacca
o un cappello a raccattare il frutto
e altri ancora sparsi d’intorno,
con l’occhio vigile e il cuore in gola
attenti ai latrati di cani alla catena
e di contadini pronti a districarla.
 .
Via di corsa lungo fossi e sentieri
verso luoghi sicuri e fra questi ricordo
un lavatoio, dove le mamme appuntamento
si davano ad ore canoniche, per sbattere
i panni su lastre di grigio cemento
levigato e lucido per il sudore e l’usura,
ma pure per togliere, scambiando
confidenze, noia alla vita di casa,
spesso vuota di presenze filiari
o di mariti che a guadagnare
il quotidiano pane erano chiamati.
 .
Ci mettevamo madidi nelle vasche vuote
acquattati a godere della frescura
di quel rifugio e sovente si passava voce
alle amichette ch’eran rimaste a giocare
di giochi calmi e di fantasie modeste
presso i portoni delle loro case.
Le chiamavamo con urla trattenute
a godere con loro del banchetto, ma
forse più, a vantarsi di pericoli scampati,
di corse a perdifiato.
 .
La vicinanza portava a noi e a quelle
altri sensi a svegliarsi, e con sguardi,
contatti casuali, promesse sospese
per giorni e giorni, qualche bacetto
ci scambiavamo con labbra tinte
del succo amaranto dolce e vischioso.
 .
Dorme l’amore mio accanto a me
innocente di questi pensieri che teneramente
accarezzo. Regolare il suo respiro mentre
poggio una mano a cingerle il fianco
e mi avvicino a lei mentre voglio
e non voglio disturbare il suo sonno.

Carlo Baldi

Published in: on aprile 5, 2014 at 07:37  Comments (12)