UN PEZZO DI VITA

Dio mio se avessi un pezzo di vita, non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che amo, che le amo. Direi ad ogni uomo e ad ogni donna che sono i miei prediletti e vivrei innamorato dell’amore. Mostrerei agli uomini quanto sbagliano quando pensano di smettere di innamorarsi man mano che invecchiano, non sapendo che invecchiano quando smettono di innamorarsi!

GABRIEL GARCÍA MÁRQUEZ     (1927-2014)

Published in: on aprile 18, 2014 at 09:57  Comments (6)  

Povere ossa

Due nonni di mio padre un tempo
due foto oggi i nomi sotto due date
su marmi grezzi dal tempo patinati
due loculi vicini in un ossario là
nel camposanto lì giaccion di lor l’ossa
loro che generato m’hanno preso vita
nel tempo l’ossea catena della vita mia.
Vita la lor giorno per giorno  spesa

fuor che nei freddi tormentati inverni
dall’alba fino a sera tarda  tarda sera
curvi piegati sempre senza sosta, svelti
una crosta di pan e sorsi solo d’acqua,
lungo i cigli del Ticino un secondario
ramo tagliar di netto, il colpo il gesto ratti,
teneri giunchi farne da vender poi solide fascine
acqua o calda o fredda, che importa, alle ginocchia

 fino in vita  povere ossa allora qui povere ossa.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on aprile 18, 2014 at 07:40  Comments (14)  

Violino e violoncello

Se avessimo
Il corpo violoncello
E l’anima violino
E li posassimo sul mondo
Come inutili monili
Saremmo uno strumento
Incapace di emettere
Melodiose armonie
Se usassimo
Le chiavette per tendere
Le corde del nostro essere
Per accordare
Quei meravigliosi strumenti
Suoneremmo una ballata
Alla vita e all’amore
Un corpo che non vibra
Perché reprime emozioni
E un’anima che non tende
Le sue corde verso il Cielo
La Terra e le creature
Sono strumenti scordati
Stridenti e rauchi
Che non emozionano nessuno
Il corpo è strumento divino
L’anima, una scintilla d’Amore

Danila Oppio

Published in: on aprile 18, 2014 at 07:17  Comments (8)  

L’innamoramento

L'innamoramento
 
A volte è un sogno,
ed altre un incubo…
ti rende libero, e pure schiavo;
ti scalda il cuore, e lo raffredda;
ti fa gioire, e anche soffrire;
ti fa pregare, ed imprecare;
ti fa giurare, e spergiurare…
ti esalta al cielo, e ti sotterra;
ti dà l’amore, e anche il dolore;
è un grande fuoco, e immenso gelo.
La mia mano va veloce…
e potrei trascrivere, per ore,
i superflui e banali elementi
dettati dalla mente,
ma, alla fine di questa,
forse, mia inutile riflessione
essendo già convinto prima…
e ancora adesso definitivamente,
che nella vita, vale la pena
rischiare…l’innamoramento

Ciro Germano

Published in: on aprile 18, 2014 at 07:12  Comments (8)  

Donna de Paradiso

«Donna de Paradiso,
lo tuo figliolo è preso
Iesù Cristo beato.

Accurre, donna e vide
che la gente l’allide;
credo che lo s’occide,
tanto l’ho flagellato».

«Como essere porria,
che non fece follia,
Cristo, la spene mia,
om l’avesse pigliato?».

«Madonna, ello è traduto,
Iuda sì ll’à venduto;
trenta denar’ n’à auto,
fatto n’à gran mercato».

«Soccurri, Madalena,
ionta m’è adosso piena!
Cristo figlio se mena,
como è annunzïato».

«Soccurre, donna, adiuta,
cà ’l tuo figlio se sputa
e la gente lo muta;
òlo dato a Pilato».

«O Pilato, non fare
el figlio meo tormentare,
ch’eo te pòzzo mustrare
como a ttorto è accusato».

«Crucifige, crucifige!
Omo che se fa rege,
secondo la nostra lege
contradice al senato».

«Prego che mm’entennate,
nel meo dolor pensate!
Forsa mo vo mutate
de que avete pensato».

«Traiàn for li latruni,
che sian soi compagnuni;
de spine s’encoroni,
ché rege ss’è clamato!».

«O figlio, figlio, figlio,
figlio, amoroso giglio!
Figlio, chi dà consiglio
al cor me’ angustïato?

Figlio occhi iocundi,
figlio, co’ non respundi?
Figlio, perché t’ascundi
al petto o’ sì lattato?».

«Madonna, ecco la croce,
che la gente l’aduce,
ove la vera luce
déi essere levato».

«O croce, e que farai?
El figlio meo torrai?
E que ci aponerai,
che no n’à en sé peccato?».

«Soccurri, plena de doglia,
cà ’l tuo figliol se spoglia;
la gente par che voglia
che sia martirizzato».

«Se i tollit’el vestire,
lassatelme vedere,
com’en crudel firire
tutto l’ò ensanguenato».

«Donna, la man li è presa,
ennella croc’è stesa;
con un bollon l’ò fesa,
tanto lo ’n cci ò ficcato.

L’altra mano se prende,
ennella croce se stende
e lo dolor s’accende,
ch’è plu multiplicato.

Donna, li pè se prènno
e clavellanse al lenno;
onne iontur’ aprenno,
tutto l’ò sdenodato».

«Et eo comenzo el corrotto;
figlio, lo meo deporto,
figlio, chi me tt’à morto,
figlio meo dilicato?

Meglio aviriano fatto
ch’el cor m’avesser tratto,
ch’ennella croce è tratto,
stace descilïato!».

«O mamma, o’ n’èi venuta?
Mortal me dà’ feruta,
cà ’l tuo plagner me stuta
ché ’l veio sì afferato».

«Figlio, ch’eo m’aio anvito,
figlio, pat’e mmarito!
Figlio, chi tt’à firito?
Figlio, chi tt’à spogliato?».

«Mamma, perché te lagni?
Voglio che tu remagni,
che serve mei compagni,
ch’êl mondo aio aquistato».

«Figlio, questo non dire!
Voglio teco morire,
non me voglio partire
fin che mo ’n m’esc’el fiato.

C’una aiàn sepultura,
figlio de mamma scura,
trovarse en afrantura
mat’e figlio affocato!».

«Mamma col core afflitto,
entro ’n le man’ te metto
de Ioanni, meo eletto;
sia to figlio appellato.

Ioanni, èsto mea mate:
tollila en caritate,
àginne pietate,
cà ’l core sì à furato».

«Figlio, l’alma t’è ’scita,
figlio de la smarrita,
figlio de la sparita,
figlio attossecato!

Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio,
figlio e a ccui m’apiglio?
Figlio, pur m’ài lassato!

Figlio bianco e biondo,
figlio volto iocondo,
figlio, perché t’à el mondo,
figlio, cusì sprezzato?

Figlio dolc’e piacente,
figlio de la dolente,
figlio àte la gente
mala mente trattato.

Ioanni, figlio novello,
morto s’è ’l tuo fratello.
Ora sento ’l coltello
che fo profitizzato.

Che moga figlio e mate
d’una morte afferrate,
trovarse abraccecate
mat’e figlio impiccato!».

JACOPONE DA TODI

Published in: on aprile 18, 2014 at 07:06  Comments (4)  

La rotta della bandiera

Non mi lamento quando le cose vanno male.
Mi sdegno quando vivo ingiustizie
in una qualsiasi espressione non compresa, pugnalata.
Non cerco solo cibo per sfamarmi
ma cultura per saziare le relazioni
dove il non sapere sa uccidere.
Non cerco comprensione per essere capace
ma amore per lasciare il ricordo
d’un gesto che ho saputo seminare
senza elogio.
Non indago sulla semplicità:
credo sia ricerca di dignità in grado di fiorire
con le spine che sappia essere scala
per migliorare l’intimità con cui abito
il mondo, le persone, l’umanità.

Glò

Published in: on aprile 18, 2014 at 06:58  Comments (4)