BUONA PASQUA DA PIERA

Cari amici del Cantiere tutti, il mio computer ha fatto nuovamente le bizze e mi ha tenuta lontana da voi e dalle vostre belle poesie, ma ora sono ancora qui e sono proprio contenta! La bellezza di questo luogo virtuale è la delicatezza con cui riesce a comunicare “amicizia” anche attraveso i commenti, e ciò e  una cosa rara, soprattutto oggi. Questo dipende  dai vostri animi particolari e sensibili! Io vi ringrazio tutti per essere quello che siete e cioè persone “speciali” a partire dal “nostro” specialissimo” Max! Vi auguro una BUONA PASQUA di RESURREZIONE, perchè risorgere è importantissimo, significa altre possibilità, altre strade da percorrere e come dice Marquez, ieri pubblicato sul nostro sito, “un altro pezzo di vita”! Un abbraccio grande a TUTTI!

Piera Grosso

Published in: on aprile 19, 2014 at 10:46  Comments (10)  

Pasqua ritorna

 
Alberi sommersi in questo mare
di pellegrini spogli
riprendono le foglie,
canto di fiori conduce gli auguri
dove il sole
promette alla natura
una stagione nuova.
Le campane si fermano
un momento
per dare spazio alle riflessioni…
Ora son deste
spandono la gloria,
ma il pensiero
che ha toccato
le piaghe della Croce
incontra ancora il sangue
che scorre a fiotti,
non si lava le mani,
lascia i peccati all’onda
di questo tempestoso
andirivieni.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on aprile 19, 2014 at 07:46  Comments (6)  

Continuare l’amore

Ho speso rivoli di luce
per comprarti la notte
e lunghi silenzi
per fermare il fiume.

Là sul greto dei sassi bianchi
t’ho aspettato come lenzuolo
steso sul prato, come preghiera
alla luna, come infinito rosario.

Ho sussurrato al vento
di farsi velo di tunica
anticipando l’arrivo
dei tuoi passi di danza.

Con un bacio bocca a bocca
spero di rianimare
il ricordo di quella sera d’estate
quando rotolammo su rovi di seta
senza pietre in tasca.

Lorenzo Poggi

Published in: on aprile 19, 2014 at 07:46  Comments (8)  

Alcuni scioglilingua sono realizzati con l’intento di provocare imbarazzo

Ho fatto roteare i miei amanti sotto il sole finché svenissero
o fossi io a perdere schiuma dalla bocca
vomitare carta e cartine
appendiabiti e lungimiranti addii
previsioni del tempo futuro
fallite
come a dire : -perciò se volevi andartene perché non vai?-
e tu vai ed io non vado e tu non torni e io resto e tu non crepi ed io detesto
come se una nube si fosse finalmente squarciata
(finalmente per chi?)
E ci rendesse indietro qualcosa come i miei soldatini natalizi o il kit del buon guaritore
e dopo magari i primi primissimi libri di poesie che sono poi il tuo alluce destro, credo.
Voglio dirti che ho tutto sto gran casino in testa
ma non una o due volte forse tre e probabilmente anche quattro bei bambini pasciuti
da divorare nei giorni di festa grande festa e buon appetito madre dei tuoi figli
benedetta sia la tua piccola zampetta che si chiude a cerchio
nella protezione della stirpe e della faccia
questa non è la mia arte ma è la mia parte
di te
che avresti dovuto accontentarti dei capillari che scoppiano nel cosmo del mio corpo
e degli alfabeti che alfabeto non è
o non avresti dovuto accontentarti di me che ti ho seguito come una divinità
ed ho creduto che non saremo più tornati sulla terra, almeno per un giorno,
per quell’oggi che è diventato ieri e forse mai e addirittura non so
e probabilmente avrei bisogno ancora di mangiare dal cesto dei tuoi panni sporchi
e pensare cosa assurde mentre cucini tipo :-poesia elettrica per forno-
non avrei dovuto dirtelo, non so, forse so, però, mi verrebbe da vomitare
(ripeto)
carta e cartine
appendiabiti e cravattine
e quel tuo dire:
oh! come saresti carino se solo avessi i denti bianchi
una laurea in filosofia del forunculo
ed un bel fisico da atleta di yoga party
e non tre brutti sporchi teneri libri di poesia
impraticabile!

Ciò che ho lasciato dietro di me andandomene, solo io lo conosco,
e quando le chiedo:
mi ami?
Risponde,
no.

ma voi appoggereste mai le vostre mani su un plettro tagliente che per suonare
a bisogno di mozzarvi le dita una alla volta e senza calore?
Io sì!

Massimo Pastore

Published in: on aprile 19, 2014 at 07:15  Comments (3)  

Marzo

Il ciliegio che orna, l’intorno
la mia ringhiera, e gli occhi
puntualmente, ha promesso
i suoi candidi fiori alla primavera.
Ora da dietro il vetro guardo
tremare loro infreddoliti
insicuri, spaventati
allo schiaffo imprevedibile 
di Marzo.

Rosy Giglio

Published in: on aprile 19, 2014 at 07:01  Comments (4)  

Ode su un’urna greca

ODE ON A GRECIAN URN

Thou still unravish’d bride of quietness,
Thou foster-child of silence and slow time,
Sylvan historian, who canst thus express
A flowery tale more sweetly than our rhyme:
What leaf-fring’d legend haunts about thy shape
Of deities or mortals, or of both,
In Tempe or the dales of Arcady?
What men or gods are these? What maidens loth?
What mad pursuit? What struggle to escape?
What pipes and timbrels? What wild ecstasy?

Heard melodies are sweet, but those unheard
Are sweeter; therefore, ye soft pipes, play on;
Not to the sensual ear, but, more endear’d,
Pipe to the spirit ditties of no tone:
Fair youth, beneath the trees, thou canst not leave
Thy song, nor ever can those trees be bare;
Bold Lover, never, never canst thou kiss,
Though winning near the goal yet, do not grieve;
She cannot fade, though thou hast not thy bliss,
For ever wilt thou love, and she be fair!

Ah, happy, happy boughs! that cannot shed
Your leaves, nor ever bid the Spring adieu;
And, happy melodist, unwearied,
For ever piping songs for ever new;
More happy love! more happy, happy love!
For ever warm and still to be enjoy’d,
For ever panting, and for ever young;
All breathing human passion far above,
That leaves a heart high-sorrowful and cloy’d,
A burning forehead, and a parching tongue.

Who are these coming to the sacrifice?
To what green altar, O mysterious priest,
Lead’st thou that heifer lowing at the skies,
And all her silken flanks with garlands drest?
What little town by river or sea shore,
Or mountain-built with peaceful citadel,
Is emptied of this folk, this pious morn?
And, little town, thy streets for evermore
Will silent be; and not a soul to tell
Why thou art desolate, can e’er return.

O Attic shape! Fair attitude! with brede
Of marble men and maidens overwrought,
With forest branches and the trodden weed;
Thou, silent form, dost tease us out of thought
As doth eternity: Cold Pastoral!
When old age shall this generation waste,
Thou shalt remain, in midst of other woe
Than ours, a friend to man, to whom thou say’st,
“Beauty is truth, truth beauty,–that is all
Ye know on earth, and all ye need to know.”

§

Tu, ancora inviolata sposa della quiete,
Figlia adottiva del tempo lento e del silenzio,
Narratrice silvana, tu che una favola fiorita
Racconti, più dolce dei miei versi,
Quale intarsiata leggenda di foglie pervade
La tua forma, sono dei o mortali,
O entrambi, insieme, a Tempe o in Arcadia?
E che uomini sono? Che dei? E le fanciulle ritrose?
Qual è la folle ricerca? E la fuga tentata?
E i flauti, e i cembali? Quale estasi selvaggia?

Sì, le melodie ascoltate son dolci; ma più dolci
Ancora son quelle inascoltate. Su, flauti lievi,
Continuate, ma non per l’udito; preziosamente
Suonate per lo spirito arie senza suono.
E tu, giovane, bello, non potrai mai finire
Il tuo canto sotto quegli alberi che mai saranno spogli;
E tu, amante audace, non potrai mai baciare
Lei che ti è così vicino; ma non lamentarti
Se la gioia ti sfugge: lei non potrà mai fuggire,
E tu l’amerai per sempre, per sempre così bella.

Ah, rami, rami felici! Non saranno mai sparse
Le vostre foglie, e mai diranno addio alla primavera;
E felice anche te, musico mai stanco,
Che sempre e sempre nuovi canti avrai;
Ma più felice te, amore più felice,
Per sempre caldo e ancora da godere,
Per sempre ansimante, giovane in eterno.
Superiori siete a ogni vivente passione umana
Che il cuore addolorato lascia e sazio,
La fronte in fiamme, secca la lingua.

E chi siete voi, che andate al sacrificio?
Verso quale verde altare, sacerdote misterioso,
Conduci la giovenca muggente, i fianchi
Morbidi coperti da ghirlande?
E quale paese sul mare, o sul fiume,
O inerpicato tra la pace dei monti
Ha mai lasciato questa gente in questo sacro mattino?
Silenziose, o paese, le tue strade saranno per sempre,
E mai nessuno tornerà a dire
Perché sei stato abbandonato.

Oh, forma attica! Posa leggiadra! con un ricamo
D’uomini e fanciulle nel marmo,
Coi rami della foresta e le erbe calpestate –
Tu, forma silenziosa, come l’eternità
Tormenti e spezzi la nostra ragione. Fredda pastorale!
Quando l’età avrà devastato questa generazione,
Ancora tu ci sarai, eterna, tra nuovi dolori
Non più nostri, amica all’uomo, cui dirai
“Bellezza è verità, verità bellezza,” – questo solo
Sulla terra sapete, ed è quanto basta.

JOHN KEATS

Published in: on aprile 19, 2014 at 07:00  Comments (4)