Oltre la vita

Fotografia dell’autore

 
Camminare a piede libero sulle distese del cielo
dove solo i cuori e le emozioni possono vivere
Divenire figura eterea di tutto questo
senza il peso di una mente per capire
un significato che non esiste,
perché la vita è troppo grande
anche solo per considerarsi uomini.

Simone Magli

Published in: on aprile 21, 2014 at 07:39  Comments (4)  

Sulle pareti

Sulle pareti

sulle pareti infreddolite e spoglie dipingevano i nostri respiri
il ritratto della gioia.
la fiamma tremolante nel camino. la legna che d’impazienza
bruciava. sulla mia pelle imitava le tue mani calde.
il vino nei bicchieri, la tavola apparecchiata, la cena pronta.
era poesia vera. non chiedeva d’essere cercata altrove.
nè noi di essere poeti. aveva profumo di casa.

Anileda Xeka

Published in: on aprile 21, 2014 at 07:35  Comments (4)  

Volterra

Su l’etrusche tue mura, erma Volterra,
fondate nella rupe, alle tue porte
senza stridore, io vidi genti morte
della cupa città ch’era sotterra.

Il flagel della peste e della guerra
avea piagata e tronca la tua sorte;
e antichi orrori nel tuo Mastio forte
empievan l’ombra che nessun disserra.

Lontanar le Maremme febbricose
vidi, e i plumbei monti, e il Mar biancastro,
e l’Elba e l’Arcipelago selvaggio.

Poi la mia carne inerte si compose
nel sarcofago sculto d’alabastro
ov’è Circe e il brutal suo beveraggio.

GABRIELE D’ANNUNZIO

Published in: on aprile 21, 2014 at 07:28  Comments (2)  

Mi piace passeggiare nei vicoli

mi piace passeggiare nei vicoli
perchè come i miei pensieri sono
stretti. Come il cavallo
costretto sempre a guardare
diritto, vorrebbe
infinite prospettive.

Giancarlo Giudice

Published in: on aprile 21, 2014 at 07:28  Comments (3)  

I muretti di Patù

Tra tanti muri a secco e diroccati,
pietre ammucchiate come i miei dolori,
pietre lasciate tristi all’acqua e al vento,

io m’aggiravo con il cuore spento.
E l’aria respiravo tra gli odori
di campi rosseggianti appena arati.

L’occhio spingevo oltre quei muretti,
viti sbocciate, primi germogli e foglie,
bianche cicorie e già gli ulivi in fiore,

poi le campane che battevan l’ore,
un forese che paperine coglie,
il volteggiar stancante dei falchetti.

Ed io eremita, sperduto sul Vereto,
ad ammirare dal Battista il mare
e sperar che la sorte si raddrizzi.

Eppure a ricordarti ancor m’allieto,
anche se più l’affetto non sai dare
ed ora più non ridi e ognor ti stizzi.

………………………………………

Ma aria nuova in cuore m’hai portato
e qualche volte m’hai risollevato
ma ormai dal cuore anch’io t’ho cancellato.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on aprile 21, 2014 at 07:27  Comments (6)