Riposeremo

 

Chissà se il tempo
cambierà i nostri corpi
tra tanti, ci riconosceremo
sentiremo il profumo del vento
l’odore di lavanda nella brughiera.

Ci vedremo giovani
correre a perdifiato
per raggiungere il sogno
appeso ai fili di una mongolfiera
che ci porterà in cielo
per entrare nelle nuvole
morbide come petali di rose.

Appoggeremo il capo e lì
riposeremo.

Maristella Angeli

Published in: on aprile 29, 2014 at 07:21  Comments (19)  

Waka 44

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croce sul muro
nella stanza accanto
passi pesanti
il silenzio riposa
nella parola stanca
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Giovanni De Simone
Published in: on aprile 29, 2014 at 07:11  Comments (26)  

Perchè tentar la lira?

 
Quando dimentico del Croce e credendomi poeta,
o se assennato inver qual mero scribacchin di versi,
su vuoti spazi di carte virtuali o bianchi fogli veri,
i miei pensieri inchiodo, i ricordi, le speranze
del passato tempo, dell’oggi o del futuro,
mi domando spesso: “Perché tormenti
i bianchi o gli elettronici fogli? Perché
li righi, li graffi, a qual pro lo fai, quale perché?
Chi vuoi che legga le tue fantasie, gli attimi,
i sogni i frammenti di una vita solo tua?
E se mai lette chi ti potrà capire o compatire?
Sarà il tuo dolore deriso e forse poi schernito?
Saranno le tue gioie lì impresse come fole viste?
A chi importa sai se tu un tempo amavi Caia
e quella non t’amava, se per la morte di Rufus
il gatto tu piangevi e se nel veder quel giorno
il tal monte di pace e di silenzi ti nutrivi?
Se ieri lei t’amava e or non ti ama più?
Sarebbe allora buttar via la biro più saggio
come pur per sempre non sfiorare i tasti?
Se di poetar smettessi o meglio di versi scribacchiare
di certo non piangerebbe quella musa cara ad Ermes
sia essa Calliope, Euterpe oppur la giovane Talia!
Perché in questo artifizio arduo insisto? Lo spiego,
primo: guai se per vanità scrivessi sì sarebbe triste!
Anche ad un badilante qual io sono e non orafo
di versi accade qualche volta quel momento:
“ Est deus in nobis agitante calescimus illo!”
Se poi nessun leggesse le mie nugae poco male:
quei miei pensieri, quelle illusioni, quei rimpianti
rimarrebbero non smossi e fissi come nati,
lì su quei fogli a man vergati o da lento ticchettio,
quindi negletti e solo a me legati, sì, solo miei!
Così sarebbe anche se taluno lì soli li lasciasse
dopo uno rapido sguardo e alquanto indifferente
ma se agitando quei fogli con un dito o con la mano
qualcuno li strappasse da questi e vi ridesse
o peggio vi sputasse sopra nessun rancore,
per lui vari sentire solo e contrastanti:
lieto per averlo mosso al riso e allo sberleffo
più lieto per una vita, la sua , di certo, bella
vissuta lieve e senza affanni ma triste sarei
pure per lui per quel suo spazio vuoto
di rimpianti, di sussulti e di emozioni.
Ai pochi che un poco in me visti si sono
e conoscono o hanno conosciuto se non
con Caia con Calpurnia o con Sempronia
quei sentimenti strani e opposti dell’amore,
a chi ha capito il pianto per l’amico gatto
ed è gioioso della gioia data dagli spazi
ampi e dai silenzi che nascono dai monti,
un grazie quale sprone a ritentar la lira
quale che sia dei critici il giudizio per cui
un caldo arrivederci una volta riscoccata la scintilla!

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on aprile 29, 2014 at 07:01  Comments (18)  

Frammenti

Frammenti2
 
Lettere ingiallite,
volti senza voce
persi nella memoria
di cose ormai logore,
divorate dal tempo.
 .
Vite lontane
pensieri sbiaditi
di un passato confuso…
in quel fuoritempo,
la tua giovinezza
le speranze, i sogni.

Alberto Baroni

Published in: on aprile 29, 2014 at 06:59  Comments (10)  

Giorni del 1903

Più non li ho trovati – così presto perduti…
gli occhi soffusi di poesia, il pallore
del viso…quando s’abbuia la vita…

Più non li ho trovati – avuti dalla sorte
e così facilmente lasciati perdere:
e poi bramati con trepidazione.
Gli occhi velati di poesia, il pallore del viso,
qualla bocca non più trovata.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Published in: on aprile 29, 2014 at 06:55  Comments (2)