Ritorno sul lago

Occupan l’alto lago
densi vapori e piove.
Lontan lontano move
per la nebbia profonda
di miste voci un’onda
dolce, tranquilla e grave.

Sol cupe acque deserte
l’intento sguardo vede
Continua procede,
s’appressa via via
l’ignota melodia
dolce, tranquilla e grave.

Ed ecco tra i vapori
mostran lor punta bruna,
escono ad una ad una,
qua e là s’ affannan carche
le picciolette barche
della gente che canta.

Vengono e vanno i remi,
vengono e vanno i canti
tra cumuli fragranti
del fien raccolto allora;
si rizza sulla prora
capretta impaziente.

Tornan dai solitari
campi dell’altro lido
gli agricoltori al fido
tetto, a’ vecchi parenti,
bamboli innocenti,
alla notturna pace.

Così vi si conceda,
fornita l’opra e pieni
i vostri dì, sereni I
drizzar di messe carche
le picciolette barche
ai lidi del mistero.
Vi attende un tetto fido,
e coi vecchi parenti
coi bamboli  innocenti
cui vi porranno appresso
un salutar sommesso;
poi, del Signor la pace,

ANTONIO FOGAZZARO

Published in: on giugno 30, 2014 at 07:42  Comments (3)  

Non amo fare programmi

adoro improvvisare, perdere le coincidenze
seguire altre strade, scrivere poesie
oggi voglio ringraziare il caso
ringrazio di essere figlia della luna e della primavera
ringrazio chi ha seppellito i miei vestiti nella terra bruciata
e chi mi ha fatto tornare a casa, dopo essere partita
ringrazio chi mi ha considerata una bambina
e di essere diventata adulta
ringrazio di aver provato tante emozioni
amore, odio, rabbia…ringrazio di essere rinata
ringrazio chi crede in me, chi ascolta con cura le mie parole
ringrazio il caso che mi ha dato questo dono.
al meglio non c’è mai fine ma questo è l’ultimo verso
altre poesie accompagneranno il mio destino.

Michela Turchi

Published in: on giugno 30, 2014 at 07:04  Comments (3)  

Sete di fame

Mercenario per un gran titolo
mentre d’acqua non scende un rivolo
nel chiappare nuvole al volo
vo scrivendo sopra un querciolo.

E assetato di tante fame
per non cadere nel ciarpame
lungo tutta la settimana
vo cercando l’eureka strana.

Poi piangendo pianto penoso
reietto e remando a ritroso
ora essendo giunto al commiato

lesto mi scrollo indi furioso
gridando vo con tanto fiato:
deh, quando mai sarò acclamato?

Sandro Sermenghi

Published in: on giugno 30, 2014 at 06:57  Comments (3)  

Fragola e limone

In questo continente di alberi fioriti
di nudità indistinta e sospesa
di ombre e luci;
ho riveduto un attimo luglio
anni sessanta.
In mezzo ai miei a una chiesa di borgo
in fondo al Dosso.
Poggiavo la mia testa sopra la gonna tesa
di quella santa prima del vespro
ed osservavo, la fronte rusticana di un uomo innamorato.
Il padre che non ho mai temuto, un uomo vero.
Ho riveduto il gesto capace, misurato
di chiudere le imposte per bene, per l’amore.
Il premio delle duecento lire di gelato
se fossi stato via almeno un’ora.
Ed ho sorriso.

Massimo Botturi

Published in: on giugno 30, 2014 at 06:53  Comments (4)  

La durata d’un volo

Durasse, il bello, almeno quanto un fiore
accarezzato da ali di farfalla,
in quel godersi il suo leggiadro volo
nell’aria amica, tra ospitali fiori,
senza aver tempo di saper la noia,
e senza la fatica
di lunghi andare a scavalcar gli affanni…
Brevità densa di gioiosi voli,
senza saper di pene, nè di duoli….

Armando Bettozzi

Published in: on giugno 30, 2014 at 06:50  Comments (3)  

Vermi

Vermi..
 
Vermi…
esaltati al culto
dell’opulenza,
incuranti della realtà
dell’indigenza,
portati al delirio
dell’onnipotenza,
e distaccati dalle umane
sofferenze
Vermi…
detentori del potere
e della ricchezza,
dell’avocazione dei
diritti e dei privilegi,
sulla massa succube,
inerme… e rassegnata
Vermi…
nell’orbita Celeste,
là, dove anche gli astri
sono nei nell’Universo 
Quant’è misero il pensiero
nell’inezia…
del terreno quotidiano

Ciro Germano

Published in: on giugno 29, 2014 at 07:48  Comments (5)  

Bologna 2014

 
Seduta nel tuo cuore ti respiro
tra onde di gente, e Nettuno
che porge la mano ai colombi.
S’alza il volto al cielo
e l’iride si perde dietro campanili,
torre a code di rondine, e
mura colmi di tepori antichi.
Suona l’arpa una sirena
tra il sole che piove sulle note
sull’emozioni di cuori in cerchio.
Così le notti si perdono
tra i passi lenti
e lo sguardo affamato
delle tue bellezze.
Ancora seduta sulla gradinata ti vivo
sempre come la prima volta
perchè fresca e nuova sempre ti porgi.

Rosy Giglio

Published in: on giugno 29, 2014 at 07:37  Comments (8)  

Consolazione a M. du Périer per la morte di sua figlia

CONSOLATION À M. DU PÉRIER SUR LA MORT DE SA FILLE

Ta douleur, du Périer, sera donc éternelle,
Et les tristes discours
Que te met en l’esprit l’amitié paternelle
L’augmenteront toujours

Le malheur de ta fille au tombeau descendue
Par un commun trépas,
Est-ce quelque dédale, où ta raison perdue
Ne se retrouve pas ?

Je sais de quels appas son enfance était pleine,
Et n’ai pas entrepris,
Injurieux ami, de soulager ta peine
Avecque son mépris.

Mais elle était du monde, où les plus belles choses
Ont le pire destin ;
Et rose elle a vécu ce que vivent les roses,
L’espace d’un matin.

Puis quand ainsi serait, que selon ta prière,
Elle aurait obtenu
D’avoir en cheveux blancs terminé sa carrière,
Qu’en fût-il advenu?

Penses-tu que, plus vieille, en la maison céleste
Elle eût eu plus d’accueil ?
Ou qu’elle eût moins senti la poussière funeste
Et les vers du cercueil ?

Non, non, mon du Périer, aussitôt que la Parque
Ote l’âme du corps,
L’âge s’évanouit au deçà de la barque,
Et ne suit point les morts…

La Mort a des rigueurs à nulle autre pareilles ;
On a beau la prier,
La cruelle qu’elle est se bouche les oreilles,
Et nous laisse crier.

Le pauvre en sa cabane, où le chaume le couvre,
Est sujet à ses lois ;
Et la garde qui veille aux barrières du Louvre
N’en défend point nos rois.

De murmurer contre elle, et perdre patience,
Il est mal à propos ;
Vouloir ce que Dieu veut, est la seule science
Qui nous met en repos.

§

Il tuo dolore, dunque, Perier, sarà eterno,
E sempre l’aumenteranno
I tristi discorsi che nella mente reca
La paternale amicizia

Il fato avverso di tua figlia
Nella tomba discesa per una morte comune
È  un labirinto dove trovare non puoi
La tua perduta ragione?

Io so di quali incanti fu piena la sua infanzia,
E non intendo,
Oltraggiato amico, alleviare il tuo dolore
Con il loro disprezzo.

Ma lei era nel mondo, dove la sorte peggiore
L’hanno le più belle cose;
Da rosa viveva ciò che vivono le rose
Lo spazio di un mattino.

E poi, quando così secondo  il tuo pregare
Ella avesse ottenuto di terminare
Con i capelli bianchi  la sua carriera,
Cosa sarebbe successo?

Pensi tu che più vecchia nella casa celeste
Sarebbe stata più gradita?
O meno funesta avrebbe sentito la polvere
E i vermi della bara?

No, no, mio Perier, non appena la Parca
Stacca l’anima dal corpo,
L’età svanisce sotto la barca
E i morti non segue

La morte ha dei rigori a null’altro eguali;
Hai voglia a pregarla,
Da crudele che è si tappa le orecchie
E ci lascia urlare.

Soggetto alle sue leggi è il povero
Nella sua capanna coperta di paglia
E la guardia che veglia alle barriere del Louvre
Non ne difende neppure i nostri re.

Mal si propone protestarle contro
E perdere la pazienza
Voler ciò che Dio vuole, è l’unica scienza
Questo ci mette in pace.

FRANÇOIS DE MALHERBE

Published in: on giugno 29, 2014 at 07:29  Comments (2)  

Le stelle cadenti

 
Il dono di stelle cadenti
alle notti
è un pensiero che vola
nei campi assetati
di amore,
incontra parole
che anelano il cielo,
nel gelo degli occhi
tengono lacrime accese
e portano bolle
di cuore annegato
che salgono all’ansia
vissuta dai sogni
dove gocciola sempre
un filo di cuore
che tende
al sorriso dei giorni
e aspetta che passano
in cielo
le stelle cadenti.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on giugno 29, 2014 at 07:18  Comments (4)  

Fuori dal tempo

 
Chi sono io
quando nessuno guarda?
chi sono
quando non passo tra la gente
quando non parlo ad alcuno
quando tolgo il vestito
che tutti
vogliono vedermi addosso?
Ho incontrato
il serpente senza testa
e senza coda
non può mordere
ma stringe tanto
da spezzare il respiro
e si nutre
delle parole vuote
che mi spreme dal petto
e non ho altro
per combatterlo
che questa ridicola volontà
tanto smussata
da bastare appena
ad allontanarlo da me.
Tornerà
a tenermi nella paura
tornerà
e sarò io a chiamarlo
perché non sono capace
di vivere senza.

Gian Luca Sechi

Published in: on giugno 29, 2014 at 06:56  Comments (3)