Chìnati

Chìnati, ti devo sussurrare all’orecchio qualcosa:
per tutto io sono grato, per un osso
di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto
ritagliano per me, perché quel vuoto è Tuo.
Non importa se è nero. E non importa
se in esso non c’è mano, e non c’è viso, né il suo ovale.
La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo
che sulla terra è esistita una volta,
e quindi tanto più essa è dovunque.
Sei stato il primo a cui è accaduto, vero?
E può tenersi a un chiodo solamente
ciò che in due parti uguali non si può dividere.
Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
può soltanto sognare un frammento! Una dracma
d’oro è rimasta sopra la mia retina.
Basta per tutta la lunghezza della tenebra.

IOSIF ALEKSANDROVIČ BRODSKIJ

Published in: on giugno 10, 2014 at 07:22  Comments (3)  

Piero e Gloria

Anni ’50. Tempi d’emigrazione. Piero incontra Gloria al circolo operaio. E’ amore. Ma parte a cercar lavoro in Francia. Li incontriamo, io e mia moglie, alcuni anni fa e diventiamo amici. La passione di Piero per Dante ci porta a visitarne la tomba a Ravenna. Declama versi, Piero, e lì capiamo come la poesia sia… eterna vita.

Sete non era, quel che movea
le gambe del nostro Piero, ma l’ansia d’un
aggancio al dolce sguardo, prima che i sogni e
il pane da conquistare distanti da Gavorrano
lo costringessero all’addio.

Sguardi ammiccanti, ancora cogito, di là
dal bancone che li divide
-presenza necessaria al vincolo futuro-.
(N’ebbi ancora a parlar ma il discorso
valea la pena d’esser ripreso e svolto).

E immagino Lei, tendere piattino e tazza di nero
infuso senza la quotidiana perizia che, un tintinnio
insolito palesava del cuore l’accelerato battito …
o forse un rosso, politico, che l’aura de le
popolari mura tingea oltremodo.

Ma come sia che parta la nave
‘…per l’alto mare aperto…’ e non puote
avventure scoprire se pria non fosse
stata all’ancora congiunta,
così Piero di là dal banco gettò il petto, e un poco
ne rimase da mettere ben chiuso in valigia e
insieme… del tintinnio il ricordo, un guardo,
un tocco e d’un bacio la promessa.

E tornami Penelope Gloria fuori di penna, per dire
de’ suoi pianti soffocati, che dignità pretende
si debba velarne la ragione a coloro che conto
chiedono del solito impeccabile servizio.

Pochi sguardi eran bastati perché la tela
fosse imbastita e l’impegno del fare e disfare
potea essere patito solo… giorno via giorno.

Nè era possibile per Piero Odisseo preveder tempeste
e accidenti che avesse in navigazione incontrato, che…
uomini, luoghi e mestieri solo immaginati, di là
del recinto di piccola e pur nobile realtà di Maremma.

E allora pensieri, sì, e missive, poche da affidare
al vento -e mi concedo il benevolo inganno-
che ognuno celava dove più a lungo ne avrebbe
placato nostalgia e struggente sete del primo bacio.

Costruì Piero il suo futuro con artigianale perizia,
temprando le membra e l’animo, come sa
colui che forte del richiamo d’Amore
ha quotidiana compagnia di Solitudine e Distanza.

Notti non passarono senza affanno, perché
accrescere voleva competenza e coltivare sentimenti
che i versi del Divino Poeta in lui destava.
E leggeva leggeva, finchè chiudendo gli occhi non potea
metter le vesti e dar parola al Maestro o Cavalcante
o Manfredi o Malaspina e infin Beatrice, come fosse
la sua lontana Sposa Promessa.

Tornò Piero alla sua Isola, per ripartir ancora su strade segnate,
ogni volta col cuore strozzato dal pianto
e poggiava oltre il vetro sui declivi toscani lo sguardo,
e su filari ordinati di cipressi che muoion lontano,
mentre le pupille si segnavano del color del tramonto.

Dopo anni il sole s’alzò vedendoli insieme, allo stesso
letto abbracciati, giammai per un destino già scritto,
ma per sincronici palpiti, acuminate volontà e
decisioni irrinunciabili e definitive.     

Carlo Baldi              

Published in: on giugno 10, 2014 at 07:21  Comments (12)  

Role-playing game

Le prime stilettate con
precisione chirurgica
le dame della carità di S. Vincenzo
venivano a trovarmi sussiegose
– cara ragazza ma
come mai non ha chiesto il nostro
aiuto?-
a distanza di secoli ancora non lo so

un sospetto ce l’ho che di pugnali
si muore tutti un po’
ogni giorno

basta allora con queste due di due
speranze e rose e tutte
dicotomie da sviscerare____ anzi
da eviscerare

si va al macello con la gioia
degli angeli imbecilli
felicità minuscole negli occhi
chiusi sui santi miserabili
sui veri cristincroce

noi
che la vita ci scolora minandoci le vertebre
alla fine del gioco al massacro
di scarlatta vernice
sulle lame
abbiamo sangue vero.

Cristina Bove

Published in: on giugno 10, 2014 at 07:15  Comments (5)  

Fiat lux

In un attimo di luce,
il pensiero tenebroso,
s’appiglia rifiata, freme;
bacia ciò che vede,
mira gangli, d’azzannare
e, insinuante, possedere.

Spegnete quella mente,
spegnetela,
essa è fonte di regressi!
Bruciate quel bosco,
bruciatelo,
in lui s’annida
il lupo cattivo.
Buttate la bomba,
buttatela,
s’accenda la vampa,
infinita fobia,
e che eterno buio sia!

Flavio Zago

Published in: on giugno 10, 2014 at 07:12  Comments (5)  

Semplicemente donna

Due turgidi seni
suadenti, cuspidali
come alture di vecchie montagne.
Ovatta che arricchisce l’aria,
la tua pelle di seta
Bianca, morbida, candida
come la neve di Courmayeur
Un labirinto di fluidi capelli
tra cui laboriosi e agitati,
s’incespicano i grovigli delle tue idee
Una barca, la tua bocca,
su cui ondeggiano fiele e miele,
negazioni e meraviglie,
terreno dell’ambiguo,
sogni e deliri dei sensi.
Tu, uno scrigno di velata sensibilità,
maschera latente
soffusa in un forziere
di marcata ingenuità
Tra le tue gambe,
l’ambrosia del mistero della vita
Tu, luce nella notte della romantica Parigi
Lembi di carne e soffi di fiato
Opera celestiale e strega dell’erotismo
Libro dalle pagine strappate
Diario dagli amabili ricordi.
Tu, dolce e dannata
come sabbia che scivola dalle mani…
Tu farfalla d’amore
dai battiti d’ali libere
nel cielo dell’infinito.
Tu, semplicemente Donna.

Lady Rose

Published in: on giugno 10, 2014 at 07:02  Comments (7)