Decima rima

 
Arabeschi – tessuti preziosi
pizzicati – dai fili dorati;
onde di trine e tulle – in orli sinuosi
ciuffi scomposti – in aria – spettinati;
arazzi in nebbie – di cirri flessuosi
in festa il cielo – per i nuovi arrivati;
tutto poi deve essere perfetto:
le coccarde e i centrini del banchetto;
un’aria mite – come fosse tramonto
per non disorientare – chi lascia la vita.

Giancarlo Giudice

Published in: on giugno 17, 2014 at 07:46  Comments (7)  

In una stessa terra

Se ho scritto è per pensiero
perché ero in pensiero per la vita
per gli esseri felici
stretti nell’ombra della sera
per la sera che di colpo crollava sulle nuche.
Scrivevo per la pietà del buio
per ogni creatura che indietreggia
con la schiena premuta a una ringhiera
per l’attesa marina – senza grido – infinita.
Scrivi, dico a me stessa
e scrivo io per avanzare più sola nell’enigma
perché gli occhi mi allarmano
e mio è il silenzio dei passi, mia la luce deserta
– da brughiera –
sulla terra del viale.
Scrivi perché nulla è difeso e la parola bosco
trema più fragile del bosco, senza rami né uccelli
perché solo il coraggio può scavare
in alto la pazienza
fino a togliere peso
al peso nero del prato.

ANTONELLA ANEDDA

Published in: on giugno 17, 2014 at 07:42  Comments (5)  

Salvami

Sai,
là dove il bosco s’apre al cielo
e spade di luce fendono gli occhi
che solo nei tuoi vedono il sole,
là mi troverai se mi perderò
nei tristi pensieri prepotenti
invasioni barbariche di un’oasi
che accurata devozione protegge
finché burrascosa giunga l’arresa.
O no, non sarà l’amor che cala
ma il peso greve che costringe
a perdere quota e rasentare il suolo
dove rovi sovrastano le cure
ed il tempo che passa
indebolisce la mano
incapace ad estirpare
ciò che ricresce senza sosta.

Elide Colombo

Published in: on giugno 17, 2014 at 07:35  Comments (7)  

La campagna appena ieri

 
Sapore di umile civiltà
contadina
casolari sparsi nei campi
e la mia casa
affacciata sulla via.
Sostanza di povere cose
case spoglie
e chiavi negli usci.
Profumi di paglia e fieno
di messi dorate
e rose antiche negli orti.
Lunghi inverni
al tepore degli scaldini
nel respiro delle vacche
nelle stalle.
Silenzi scanditi dal battere
degli zoccoli
dei buoi sui sassi
dal cigolio
di barrocci
trainati dagli asini.
La Messa e il Vespro
la domenica
al richiamo delle campane
con le scarpe pulite
e i cappotti rivoltati.
E noi ragazzi
che giocavamo con niente
e non sapevamo
del mondo oltre i nostri confini.
Ma il tempo
ci custodiva sogni
in un paniere
appeso a un chiodo
nelle cantine
e poi… un giorno migrammo…
Ed ora
non ti ritrovo mia campagna
un furore di cemento
mi acceca…

Graziella Cappelli

Published in: on giugno 17, 2014 at 07:19  Comments (12)  

Como è lontano

(Lipogramma)

 
la notte col tamburo sul petto
desta la luna addormentata
con la testa fra le nuvole
 
sul vetusto albero del lungolago
canta un gufo
canta con le onde
mosse dal vento
col pugnale del sole nel cuore
 
le montagne guardano
un punto lontano
dove l’amore bagnato
prende una stella per mano
e corre su onde frantumate
 
l’acqua porta fuoco che urla
ma
Como è lontano
e non ode
la voce rotta della pena
che affonda
nel folle nero dell’amarezza
 
Como è lontano
la barca ha un solo remo
rotto
e una falla a prua
tutto è rotto
tutto è senza luce
non resta che tacere
mentre la febbre
sale e scende
la scala del dolore.

Giovanni De Simone

Published in: on giugno 17, 2014 at 07:10  Comments (14)