I limoni

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

EUGENIO MONTALE

Published in: on giugno 25, 2014 at 07:45  Comments (5)  

Chiuso in un angolo

Aspetto chiuso in questo angolo
che lame di luce taglino il buio
e accogliere così le bugie del giorno
per erigere su loro i fragili sogni
fingendo di essere e vivere nel vero.

Chiuso in un angolo dalla vita
in rassegnata monotona routine
accecante illusione di felicità,
lascio che questo mondo mi scorra
sopra con muta mia indifferenza
e che i miei pensieri pesanti cadano
non avendo più quelle ali di libertà.

Vivo guardando madri senza braccia
troppo sole per amare i propri figli,
troppo piccole per amori così grandi;
vivo tra le voci di uomini senza faccia
nascoste dietro a maschere uguali.

Io sono tra quelli delle morti bianche,
tra quelli che non lasceranno traccia,
sono tra le menti in un angolo chiuse
perché non salga al cielo la mia voce.

Io sono tra quelle donne stuprate
a mia volta stuprato da una giustizia
che mi toglie la fede e inietta rabbia
lasciandomi con il loro dolore atroce.

Aspetto che il buio ritorni e spoglio
delle mie colpe e delle subìte bugie
mi vesto di notte fresca e sincera,
esco nella vita che non ha sfondi
e sa di storie che nessuno ascolta.

Respiro la sua essenza anche volgare
che non ha la grazia dell’ipocrisia,
ma è lì la verità della vita vissuta.

In quel buio è libera la mia mente,
quella che alla monotona routine
per sua libertà più non s’arrende

Claudio Pompi

Published in: on giugno 25, 2014 at 07:28  Comments (5)  

Notte di davanzali e rose

Nei giardini si parla un’altra lingua
in alfabeto verde e fonemi di fiamma
mi fu insegnata una lontana notte sul finire d’agosto
la pronuncia dei petali, la grammatica d’ogni sfumatura
le spirali di sangue sillabate nella caduta libera
regole di sintassi riscrissero la vita.
Amarle tanto, d’ogni ragione amarle
se nell’asincronia sbocciano gemme
me le disegna ancora vive intorno
il dio delle misure

tra
un

un
no
un
so
un
se
un
do
un
oh!

Cristina Bove

Published in: on giugno 25, 2014 at 07:11  Comments (8)  

Nuvole

Mi chiedi se ho patito la fame.
S’arenavano le barche sulle acque saline
e nessun pescatore veniva di buonora a
riprendere i suoi remi.
Il sole era un orologio spento.
Le stelle sanguinavano luci mai accese.
La tramontana imputridiva sulla strada.
I sogni zoppicavano sui viali.
La maschera di carne e i sorrisi scordati
tra le pieghe delle braccia e delle mani.
La primavera sbarcava le sue rondini
sulle case ormai assuefatte all’inverno.
E tu mi chiedi se ho patito la fame.
Avevo fame Io. Si fame.
Ho munto latte di cielo sul ventre torbido
dei davanzali. Due occhi neri, sgranati, consunti
e uno stomaco colmo di nuvole.

Lady Rose

Published in: on giugno 25, 2014 at 07:04  Comments (8)  

Escluso il sogno

Ascolto una musica lontana
e gli schiamazzi di bambini in festa
percorrere la strada della vita
facendo sosta alla fontana antica.

Il sole a picco brucia ogni cosa
escluso il sogno.

Le prime sabbie sono violate
da orme di futuro da svelare.
Salsedine racconta storie vere
ancor prima dì espandersi nei pori.

E poi… tutto quanto si dilegua
escluso il sogno.

Chissà com’è, il mare, nel frattempo.

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 25, 2014 at 06:59  Comments (7)