Elsa Wertman

I was a peasant girl from Germany,
Blue-eyed, rosy, happy and strong.
And the first place I worked was at Thomas Greene’s.
On a summer’s day when she was away
He stole into the kitchen and took me
Right in his arms and kissed me on my throat,
I turning my head. Then neither of us
Seemed to know what happened.
And I cried for what would become of me.
And cried and cried as my secret began to show.
One day Mrs. Greene said she understood,
And would make no trouble for me,
And, being childless, would adopt it.
(He had given her a farm to be still.)
So she hid in the house and sent out rumors,
As if it were going to happen to her.
And all went well and the child was born—They were so kind to me.
Later I married Gus Wertman, and years passed.
But—at political rallies when sitters-by thought I was crying
At the eloquence of Hamilton Greene—
That was not it.
No! I wanted to say:
That’s my son! That’s my son!

§

Ero una campagnola tedesca
dagli occhi azzurri, rosea, robusta e felice.
E il primo posto dove lavorai fu da Thomas Greene.
Un giorno d’estate che lei era fuori,
Thomas s’infilò in cucina e mi prese
stretto tra le braccia e mi baciò sulla gola,
distogliendo io la faccia. Nessuno di noi due
ebbe l’aria di accorgersi di quello che avvenne.
E io piangevo per il mio avvenire,
e piansi quando il mio segreto si vide.
Un giorno lei mi disse che aveva capito,
e non avrebbe fatto chiasso
e, poichè era senza figli, avrebbe adottato il mio.
(Thomas le aveva dato una cascina perchè se ne stesse tranquilla).
Così lei si nascose in casa e mandò in giro voci
come se ciò che accadeva accadesse a lei.
E tutto andò bene, e il bimbo nacque. Furono così gentili con me!

Più tardi sposai Gus Wertman, e passarono gli anni.
Ma – alle adunanze politiche quando il pubblico credeva che io
piangessi
all’eloquenza di Hamilton Greene –
non era questo.
No! Avrei voluto gridare:
“Quello è mio figlio! mio figlio!”
.
EDGAR LEE MASTERS

Published in: on luglio 5, 2014 at 07:49  Comments (3)  

Anzio

 
Il baluginare del sole appena sorto
sul mare del porto
l’acqueggiare di un peschereccio
ormeggiato in banchina
il volo radente di un gabbiano
che stridendo fende l’aria di primo mattino
aria che sa di salsedine
di nafta e di esche seccate al sole
profumo di cornetti appena sfornati
sentore di vacanze
d’estate appena iniziata.
La vita era un film ancora da vedere
affascinante, misteriosa
difficile e promettente
era un sogno
ancora tutto da sognare.

Sandro Orlandi

Published in: on luglio 5, 2014 at 07:44  Comments (8)  

Lisistrata

 
N’avevan pien le tasche, poverine,
d’andare in bianco e sere e le mattine.
Gli eroi facevan, li maschietti loro,
tra l’Attica e Morea fu un solo coro.
Un coro di battaglie affaticanti
e al dunque no, non eran efficienti.
E pur di rado andavano a magione,
così le donne avevano un magone.
 
In quel d’Atene visse, rispettata,
Lisistrata, che bene era sposata,
ma come all’altre le mancò qualcosa,
stava per appassire la sua rosa.
Ma non si rassegnò la gran signora,
d’Aten tutte le donne chiamò fora,
l’Acropoli con quelle sequestrò
e sciopero del sesso proclamò.
 
Sull’altopiano l’oro, e tanto, stava,
quell’oro che le guerre finanziava
e il confiscarlo fu di nocumento
a chi alla guerra andava assai contento.
Le amiche non capirono all’istante,
rinunce tante n’avean fatte… tante,
a che servisse questo lor negarla,
a chi non si sognava di cercarla.
 
Ma Lisi ch’era saggia e competente
e, pratica e vogliosa, fu suadente.
Con dolce piglio, che toccò il profondo,
ecco ciò che lei disse a quel suo mondo:
“Amiche care fin che c’è abbondanza
poco valore avrà la vostra danza,
ma se pur l’amor vostro è a lor negato,
sarà di Nicia il patto anticipato.”
 
E andarono in collina a barricare,
ma esempio di castigo voller dare.
Chiamarono di fretta la Mirrina,
quella tra loro certo più carina,
e le raccomandaron di tentare
la carne del marito senza fare
null’altro ch’eccitarlo per davvero,
per poi lasciarlo a secco…sul sentiero.
 
E pure le spartane, consenzienti,
la diedero ai lor maschi …sopra ai denti.
Fu una disdetta e nel Peloponneso
restò il fare del sesso molto atteso.
Ma la faccenda non potea durare,
gli ometti cominciarono a smaniare
e non riuscendo da lassù a cacciarle
ambasciator mandaron per piegarle.
 
Subdoli ambasciatori furon quelli
perché arrivaron con erti i piselli,
con la certezza che quella visione
le donne avrebbe messo nel pallone.
Ed in effetti ci fu sbandamento,
pesava l’astinenza…e che tormento!
Stavan cedendo le digiune donne,
ma Lisi prese tutte per le gonne.
 
Si mise al centro e cominciò a parlare,
a Sparta e Atene volle ricordare
quello che un tempo vide, e fu felice,
la Grecia unita solo nella pace.
E fu la voce sua sì chiara e forte,
narrò, accorata, di guerra e di morte,
tutti convinse con il suo carisma
e pose fine al triste cataclisma.

Piero Colonna Romano

Published in: on luglio 5, 2014 at 07:40  Comments (8)  

Dopo il temporale

 
Fragranza
di terra
alle nari
del cuore.
Canta
il prato
ubriaco
d’acqua
i fiori
grondano
nei vasi.
Brilla
il bosco
caramellato
di sole
e le fronde…
mostrano
pendenti
a goccia
come dame
al gran ballo.

Graziella Cappelli

Published in: on luglio 5, 2014 at 07:10  Comments (8)  

Polimetro

 
Passano attraverso
le molecole rigide
ne sono il legame esoterico.
Leggono sul mio viso
l’espressione che li deride:
credo poco nel legame esoterico.
 
Ma l’angelo è sferico
conosce il moto grave
dei pianeti – i mutamenti
di danza dei satelliti
la prospettiva monotona ma lieve
della mia conca nera:
i pugni stretti della coscienza nera.

Giancarlo Giudice

Published in: on luglio 5, 2014 at 06:53  Comments (1)