Lapalissiano infrangersi (della materia)

Sul chiuso quaderno
la stilla salata, è caduta . . .
Sarà, sarai, sarò
e vedo un bocciolo di rosa
che ormai più non coglierò.

Sì morirò. Come dice il tempo
col suo passare lento, senza fine,
apparente eterno
ma inesorabile di viva luce notte.

E poi morrò. Cuore va’ più lento
in questo intrìco oscuro,
misterioso di questa valle piccola,
insidiosa, fatta così…

E anch’ io morrò. Mani siete belle,
un po’ dispiace pensarvi disseccate,
mummificate insieme a me,
spolpate, anzi cremate.
Eppur sarà.

Certo morrò! Inutile scongiuro
è sbeffeggiare l’ òbito del “fato”:
or ti ho scoperto so che hai combinato:
anch’ io morrò.

La progènie umana,
la luce e la speranza,
sono la stanza d’aspettativa
e il vero non lo temo;
né l’ ho mai temuto.

E me ne rido del verdétto
che ha detto: morte sarà!

Paolo Santangelo 

Published in: on settembre 6, 2014 at 07:48  Comments (2)  

Alienazione

Che trastullamento di cellule
nervose, neuroni impazziti
confusione, apatia
realtà tiranna
contorta e aliena,
in questo stato d’essere
al di fuori di una presunta”normalità”
tanti “bla bla bla” rimbombano
e mi risucchiano nel vortice
senza ritorno……

Beatrice Zanini

Published in: on settembre 6, 2014 at 07:44  Comments (3)  

Stelle cadenti

Enfatica, teatrale,
incredibile Olinda!
Non eri che una misera fanciulla
dal viso di statua affilato
come luna nova,
dal passo di baccante
riposata e indolente.
Misera davvero e scalza
come una mendicante.
Progenie migratoria
a perdizione votata,
disposta a offrirti qual preda a chi vince,
piena di nostalgie verso i tuoi porti
meridionali,
dove forse di te farai ludibrio.
Pure nessuna donna
seppe più gaio riso
mescere nei suoi baci,
nessun braccio più lieve
si posò sul mio collo.
Ma come stella cade e non dà tempo
di carpire un augurio,
così ti vidi, effimera, sparire
nel tuo nero destino. E mai saprò
se pietà m`ispirasti o forse amore.

VINCENZO CARDARELLI

Published in: on settembre 6, 2014 at 07:18  Comments (4)  

Se fosse Paolo a parlare invece di Francesca?

Inferno Canto V (parodia)

“ Questa donzella dal fragil sembiante
Scodinzolando mi piantò il suo seno
Fin sotto il naso, mostrando il brillante;
 
Tra le dune abbagliato venni meno
E rivoltato come un calzerotto
Fui da lei, ch’era in fiamme e senza freno.
 
In quel frangente ci colse Gianciotto
E di vermiglio collera lo tinse,
poi di noi fece spiedo in un sol botto.
 
Or tu che scriverai ciò che ci vinse
Convien che accenni alle virtù maliarde
Di femmina che, ingorda, mi costrinse.”

E volaron via stretti come sarde.

Viviana Santandrea

Published in: on settembre 6, 2014 at 06:56  Comments (4)  

Prato

Fili d’erba
Irrorati di rugiada
Innamorati del sole
Amante col quale
Hanno fatto all’amore

Danila Oppio

Published in: on settembre 6, 2014 at 06:51  Comments (4)