Nel giardino

 
Nel giardino dove assieme siamo stati
Ho colto le more dal rovo spinoso
Mi pungevo mentre assaporavo
Il dolce dei frutti e mi saziavo
Quand’eran maturi e imbevuti di sole
Li sputavo quando l’aspro di un frutto
Di inaspettata acerbità
O uno sconosciuto amaro veleno
Spargeva i suoi succhi nella mia bocca
Dagli alberi del giardino ho colto
I cachi più dolci e colorati in autunno
Le ciliegie più belle e rosse a primavera
Mi hai portato un giorno in un cestino
Ma io sotto il pino già piangevo
La fine che intuivo nascosta
Dietro un tuo sorriso malposto

azzurrabianca

Published in: on settembre 26, 2014 at 07:45  Comments (8)  

Poesie

188713

Per te scrivevo poesie,
in un tempo dove poesia era
averti.

Poesie che dalla tua danza nascevano
e dai tuoi occhi e dal tuo
dolore.

Poesie scrivevo per te,
quando il mio spazio ed il tuo, assieme, si
fondevano.

Scrissi per rivelarti l’anima
l’anima che ti donai perché tu scoprissi
amore.

Scrissi perché avevo visto
la tua angoscia, sapendo che salvarti
potevo.

Scrissi con le mie lacrime,
perché volevo che le tue
celassero.

E lacrime, poesie ed amore
tutto ti dedicai, me stesso ed ogni mio
respiro.

Per infrangere ogni mia illusione
contro la tua sete di
nulla.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on settembre 26, 2014 at 07:19  Comments (9)  

Il mondo è noi

I nostri passi
tra le rive del sogno e le consegne
guadandoci nei corpi
per mantenerci a galla quando il fondo
non ci consente l’attraversamento

amori e amori inadeguati al salvataggio

imparammo a nuotare nell’informe
le percorrenze dalla testa ai piedi
dentro noi stessi e il magma

e siamo un dio che si sentiva solo
talmente solo da inventare noi
e tuttavia _spericolato alquanto_
per sfuggire alla propria solitudine
ci divenne infinito e inconoscibile

uno sberleffo a sé nel navigare
vene profonde e l’anima di rosso

Cristina Bove

Published in: on settembre 26, 2014 at 07:16  Comments (4)  

Un arazzo strappato

Un arazzo strappato
nel cuore del bosco
tessuto di muschio
rammendato alla meglio
cicatrice perenne
d’un intorno di lame,
cavalli fumanti,
cavalieri in battaglia,
giocare alla morte.

Lorenzo Poggi

Published in: on settembre 26, 2014 at 07:11  Comments (4)  

Dies irae

Dies Irae, dies illa
solvet saeclum in favilla
teste David cum Sybilla.
Quantus tremor est futurus,
Quando judex est venturus,
Cuncta stricte discussurus.
Tuba, mirum spargens sonum
per sepulcra regionum
coget omnes ante thronum.
Mors stupebit et natura,
cum resurget creatura,
judicanti responsura.
Liber scriptus proferetur,
in quo totum continetur,
unde mundus judicetur.
Judex ergo cum sedebit,
quidquid latet, apparebit:
nil inultum remanebit.
Quid sum miser tunc dicturus?
quem patronum rogaturus,
cum vix justus sit securus?
Rex tremendae majestatis,
qui salvandos salvas gratis,
salva me, fons pietatis.
Recordare, Jesu pie,
quod sum causa tuae viae
ne me perdas illa die.
Quaerens me, sedisti lassus,
redemisti Crucem passus:
tantus labor non sit cassus.
Juste judex ultionis,
donum fac remissionis
ante diem rationis.
Ingemisco, tamquam reus,
culpa rubet vultus meus
supplicanti parce, Deus.
Qui Mariam absolvisti,
et latronem exaudisti,
mihi quoque spem dedisti.
Preces meae non sunt dignae,
sed tu bonus fac benigne,
ne perenni cremer igne.
Inter oves locum praesta,
et ab haedis me sequestra,
statuens in parte dextra.
Confutatis maledictis,
flammis acribus addictis,
voca me cum benedictis.
Oro supplex et acclinis,
cor contritum quasi cinis:
gere curam mei finis.
Lacrimosa dies illa,
qua resurget ex favilla
judicandus homo reus.
Huic ergo parce, Deus:
pie Jesu Domine,
dona eis requiem. Amen.

§

Giorno dell’ira sarà quel giorno
dissolverà il mondo terreno in cenere
come annunciato da David e dalla Sibilla.
Quanto terrore verrà
quando giungerà il giudice
a giudicare severamente ogni cosa.
La tromba diffondendo un suono stupefacente
tra i sepolcri del mondo
spingerà tutti davanti al trono.
La Morte si stupirà, e la Natura
quando risorgerà ogni creatura
per rispondere al giudice.
Sarà prodotto il libro scritto
nel quale è contenuto tutto,
dal quale si giudicherà il mondo.
E dunque quando il giudice si siederà,
ogni cosa nascosta sarà svelata,
niente rimarrà invendicato.
In quel momento che potrò dire io, misero,
chi chiamerò a difendermi,
quando a malapena il giusto potrà dirsi al sicuro?
Re di tremenda maestà,
tu che salvi per grazia chi è da salvare,
salva me, fonte di pietà.
Ricorda, o pio Gesù,
che io sono la causa del tuo viaggio;
non lasciare che quel giorno io sia perduto.
Cercandomi ti sedesti stanco,
mi hai redento con il supplizio della Croce:
che tanta fatica non sia vana!
Giusto giudice di retribuzione,
concedi il dono del perdono
prima del giorno della resa dei conti.
Comincio a gemere come un colpevole,
per la colpa è rosso il mio volto;
risparmia chi ti supplica, o Dio.
Tu che perdonasti Maria di Magdala,
tu che esaudisti il buon ladrone,
anche a me hai dato speranza.
Le mie preghiere non sono degne;
ma tu, buon Dio, con benignità fa’
che io non sia arso dal fuoco eterno.
Assicurami un posto fra le pecorelle,
e tienimi lontano dai caproni,
ponendomi alla tua destra.
Una volta smascherati i malvagi,
condannati alle fiamme feroci,
chiamami tra i benedetti.
Prego supplice e in ginocchio,
il cuore contrito, come ridotto a cenere,
prenditi cura del mio destino.
Quel giorno sarà un giorno di lacrime,
quando risorgerà dalla cenere
il peccatore per essere giudicato.
Perdonalo, o Dio:
pio Signore Gesù,
dona a loro la pace. Amen.

TOMMASO DA CELANO

Published in: on settembre 26, 2014 at 07:06  Comments (3)