Preziosa tristezza

 

seduta sul terrazzo
aspetta il suo amore
com’è lunga la notte!
il vento del mattino
carezza i garofani
gocce d’alba

cadono sulle braccia
lei sospira

Giovanni De Simone

 

Published in: on settembre 28, 2014 at 07:49  Lascia un commento  

Crepuscolo

Sarò lì, non cercarmi:
sarò il tuo fugace pensiero,
un battito di ciglia inavvertito,
il sussurro di un attimo
attraversato dal vento.
Sarò lì, quando berrai l’aurora
dei tuoi fervidi giorni
o mangerai il pane amaro
di ogni faticoso domani.
Sarò lì, allo specchio,
nascosto nelle prossime rughe,
nel tuo sorriso screpolato,
in quella lacrima
che ti resta dentro.
Sarò custode dei tuoi sogni,
quelli smarriti per strada,
quelli usciti dagli occhi
che tenevi troppo aperti.
Sarò ombra delle tue ombre
che fino al calar del sole
ti seguono mute compagne.
E quando a casa farai ritorno ogni sera
e ad abbracciarti non troverai
che un buio crepuscolo,
io sarò lì a invidiarlo,
quel tuo ultimo amante fedele.

Fabio Sangiorgio

Published in: on settembre 28, 2014 at 07:30  Comments (3)  

Dodecasillabo

 .
La nuvola bianca  (di Giancarlo Giudice – tecnica mista su tela)
 .
.
A volte ho visto quei figli prediletti
sostare – in cirri luminosi – sui tetti;
parlare sommessamente della vita
con garbo – indicare il sole – sbiadito
e attendere dalla sfera – un risvolto:
per tutto il mondo – poi – per tutta la mia vita.
 .
Giancarlo Giudice
Published in: on settembre 28, 2014 at 07:19  Comments (2)  

Questo pane che spezzo

THIS BREAD I BREAK

This bread I break was once the oat,
This wine upon a foreign tree
Plunged in its fruit;
Man in the day or wind at night
Laid the crops low, broke the grape”s joy.

Once in this wine the summer blood
Knocked in the flesh that decked the vine,
Once in this bread
The oat was merry in the wind;
Man broke the sun, pulled the wind down.

This flesh you break, this blood you let
Make desolation in the vein,
Were oat and grape
Born of the sensual root and sap;
My wine you drink, my bread you snap.

§

Questo pane che spezzo un tempo era frumento,
questo vino su un albero straniero
nei suoi frutti era immerso;
l’uomo di giorno o il vento nella notte
piegò a terra le messi, spezzò la gioia dell’uva.

In questo vino, un tempo, il sangue dell’estate
batteva nella carne che vestiva la vite;
un tempo, in questo pane,
il frumento era allegro in mezzo al vento;
l’uomo ha spezzato il sole e ha rovesciato il vento.

Questa carne che spezzi, questo sangue a cui lasci
devastare le vene, erano un tempo
frumento ed uva, nati
da radice e linfa sensuali.
E’ il mio vino che bevi, è il mio pane che addenti.

DYLAN MARLAIS THOMAS

Published in: on settembre 28, 2014 at 07:18  Comments (1)  

Primula

Quando s’andava per mandorli, o noccioli
con un cavagno d’aria e di eccitazione pura;
s’aveva gli occhi buoni per tutto
più indulgenza,
nessuna piega brutta nelle fotografie.
Ogni occasione aveva l’azzurro del toccare
il porpora del palpito, l’arancio del calore.
Noi due s’aveva gambe spretate e incuriosite
sambuchi dove il sole faceva ragnatele;
le piccole ferite venivano concluse
con grasso di balena e con baci di limone.
Bastava fare via un po’ i capelli ed era Pinta
Santa Maria alla bocca d’America
era un pozzo
di ori e di profumi, di musica orchestrale.
La testa ci sudava come i cavalli in piazza
di sotto la fontana del sindaco;
e amavamo
come la notte certe ragazze ventre chiaro
la primula tra gli inguini, rossa
silenziose.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 28, 2014 at 06:56  Comments (7)