Consapevolezze provvisorie

procedere tra quanto si è perduto
o soltanto scansato  _immaginarsi d’oltrecielo_
in partiture d’aria
in gesti disegnati
nel proclamarsi vivi  _ammesso che si sappia_
e presi alla sprovvista sciorinare
i propri panni al filo d’un balcone
essere pietre e ricadere pietre
che se si fosse foglie
si potrebbe
galleggiare nel sole dei rigagnoli

scriversi  invece,  sotto dettatura  _noi romanzi_
che la maestra vita ripropone
in capitoli sparsi
in sillabe irrisolte
e poi firmarsi con la scolorina
a pie’ di pagina

Cristina Bove

Published in: on novembre 30, 2014 at 07:42  Comments (4)  

Basso continuo

 

 

Canta risacca, basso continuo,
s’alza un lamento d’acque lontane.
Forte ora urla vento d’estate
sbatte le ali vago un gabbiano.

Urla quel mare, scoglio ferisce
van verso il cielo d’atomi il salso.
Lento discende, sparso nell’aria
quel sale amaro sbianca la pelle.

Onde ondulanti vibran di danza
dall’alto al fondo svaniscon vele.
Come un rumore, basso continuo,
siccome vela mente sprofonda.

Piero Colonna Romano

Published in: on novembre 30, 2014 at 07:40  Comments (14)  

Solitudine 2

dall’albero della memoria
petali bianchi di sogni
cadono
in uno scrigno di cristallo.

il tempo scivola dall’orologio
dietro l’ombra della nostalgia
la pena – spaventata –
accusa la luce
di fare guerra al silenzio

stanco
il pensiero annega le parole
nell’acqua salata della solitudine

Giovanni De Simone

Published in: on novembre 30, 2014 at 07:34  Comments (9)  

Madamina il catalogo è questo

Eh consolatevi;
Non siete voi, non foste, e non sarete
Nè la prima, nè l’ultima; guardate!
Questo non picciol libro è tutto pieno
Dei nomi di sue belle;
Ogni villa, ogni borgo, ogni paese
E’ testimon di sue donnesche imprese.
Madamina, il catalogo è questo
Delle belle che amò il padron mio,
Un catalogo egli è che ho fatt’io;
Osservate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta;
In Almagna duecento e trent’una,
Cento in Francia, in Turchia novant’una,
Ma in Ispagna son già mille e tre.
V’han fra queste contadine,
Cameriere e cittadine,
V’han contesse, baronesse,
Marchesane, principesse.
E v’han donne d’ogni grado,
D’ogni forma, d’ogni età.
Nella bionda egli ha l’usanza
Di lodar la gentilezza,
Nella bruna la costanza,
Nella bianca la dolcezza.
Vuol d’inverno la grassotta,
Vuol d’estate la magrotta;
È la grande maestosa,
La piccina è ognor vezzosa.
Delle vecchie fa conquista
Pel piacer di porle in lista;
Sua passion predominante
È la giovin principiante.
Non si picca se sia ricca,
Se sia brutta, se sia bella;
Purché porti la gonnella,
Voi sapete quel che fa.

LORENZO DA PONTE    (dal Don Giovanni di W.A. Mozart Atto I-Scena V)

Published in: on novembre 30, 2014 at 07:33  Comments (5)  

Qui l’alba

L’alba ha pochi passi
qualche rado respiro il cielo
le impronte aperte
sul giorno appena schiuso.

Sei
in ogni filo d’aria
nel disegno che piove
la strada che colora il pensiero.

Resta tra le mani un sogno
due ombre strette
in una nicchia di sole
_ l’erba ha ancora qui la notte _

astrofelia franca donà

Published in: on novembre 30, 2014 at 07:30  Comments (5)  

Tra una lacrima ed un sorriso

Trascorro i miei giorni
tra una lacrima ed un sorriso,
e son campo di grano e coltre di neve.

Prevale il calore a volte, quello del girasole,
a volte il gelo della neve.

Ma son sempre io,
quella che si guarda nello specchio
e, giorno dopo giorno,
muove i passi verso la luce.

Sandra Greggio

Published in: on novembre 30, 2014 at 07:00  Comments (8)  

¡Hola Giancarlo!

Il nostro amico poeta e pittore Giancarlo Giudice è pronto a lanciare sulla ribalta internazionale il suo volume “L’aria nelle narici” (di cui vi abbiamo già dato notizia la scorsa estate) .  E’ di prossima pubblicazione infatti la versione in lingua spagnola del volume, che verrà presentato per l’occasione giovedì 4 dicembre alle 19.30 presso l’associazione culturale HISPANIA ASOCIACION in via Vallescura 12/2 Bologna, nel corso di un incontro che prevede anche una discussione su temi interessanti e coinvolgenti quali meditazione e spiritualità. Sono certo che i nostri amici bolognesi interverranno numerosi. A coloro i quali  invece non potranno intervenire per motivi di distanza, ricordiamo in ogni caso che possono sempre trovare il volume di Giancarlo cliccando sul link qui sotto. Buona lettura a tutti e auguri all’autore per un sicuro successo editoriale!

§

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Published in: on novembre 29, 2014 at 11:48  Comments (4)  

D’amor mio parlando

Maturità: tu non mi hai mai presa;
forse ti afferrai in un solo illusorio momento.
Era nel lontano “lontana da casa”
e mi colpì come una briciola delirata.
Gravitavo incatenata dentro il mondo mio
lasciandomi andare verso una finta protezione.
Cantavo nel silenzio del nulla: mi beffeggiava vittoria,
ma mi lasciai andare, non immaginandomi qui, adesso.
Maturità: tu non esisti, non ci sarai mai per me;
barcollo dentro una giostra che mi insegna a sognare
la battaglia da sposa, gravida in grembo ad nuovo libro
da sfogliare e cospargerò le pagine di bene e male,
nei litigi di diverse opinioni, nei sentimenti di nuove ricchezze
e non zittisco al cospetto dei temporali, tuonerò di più.
Maturità, nemmeno allora mi prenderai:
ci saranno nuovi gomitoli da srotolare
e i loro fili saranno corde su cui scalare altre nuove ore,
non ti pretenderò mai per mia orgogliosa inclinazione
ma mi cospargerò di curiosità per sfamarmi in questa esistenza,
per amore verso il mio grande Amore,
per svegliarmi in seno ai colori dell’Aurora
che mi sorride dal nucleo di ogni mio singolo giorno.

Glò

Published in: on novembre 29, 2014 at 07:47  Comments (3)  

Sono in fuga

.
Non trovo spazi
in queste isole del cielo
aggredite dai pirati del mare
sfuggiti alla terra.
Non trovo spazi, là
dove Lui dice di regnare
neppure una preghiera
per accettare lacrime
di povera gente che credeva
in un Dio ora sopraffatto
e abbandonato.
Non trovo spazi
nemmeno una dedica
recitata nella speranza
di approdare in altri lidi
dove la vita almeno è apparenza.
Non trovo più niente
né in terra né in cielo
e allora ti chiedo:
mamma, perché sono nato?
.
Gavino Puggioni
Published in: on novembre 29, 2014 at 07:25  Comments (4)  

L’Abbazia di Newark

NEWARK ABBEY

I gaze where August’s sunbeam falls
Along these gray and lonely walls,
Till in its light absorbed appears
The lapse of five-and thirty years.
If change there be, I trace it not
In all this consecrated spot:
No new imprint of Ruin’s march
On roofless wall and frameless arch:
The woods, the hills, the fields, the stream,
Are basking in the selfsame beam:
The fall, that turns the unseen mill,
As then it murmured, murmurs still.
It seems as if in one were cast
The present and the imaged past;
Spanning, as with a bridge sublime,
That fearful lapse of human time;
That gulf unfathomably spread
Between the living and the dead.
For all too well my spirit feels
The only change that time reveals.
The sunbeams play, the breezes stir,
Unseen, unfelt, unheard by her,
Who, on that long-past August day,
Beheld with me these ruins gray.
Whatever span the fates allow,
Ere I shall be as she is now,
Still in my bosom’s inmost cell,
Shall that deep-treasured memory dwell;
That, more than language can express,
Pure miracle of loveliness,
Whose voice so sweet, whose eyes so bright,
Were my soul’s music and its light,
In those blest days when life was new,
And hope was false, but love was true.

§

Fisso lo sguardo sul raggio di sole d’agosto,
Su grigie mura abbandonate, io sosto,
Fino a cogliere nel freddo riflesso
L’eco di un lontano passato, trentacinque anni or sono.
Se qualcosa vi è di mutato non vedo
In questo luogo sacro;
Pareti senza tetto e volte senza cornice,
E pure del passaggio di Rovina non v’è segno:
E boschi e colli, pianure e ruscelli
Vedo crogiolare al sole dello stesso raggio:
E cascate che muovono invisibili pale
Mormoravano allora e mormorano ancora.
In unica miniatura scolpite
Sembrano il presente e le fantasie passate;
A colmare, quale ponte sublime,
Il terribile incedere del tempo;
Incolmabile iato
Che il vivo dal morto separa.
Ma chiaro il mio spirito avverte
ll mutamento unico, trasparente.
I raggi s’intrecciano, e soffiano le brezze,
Ma invisibili e inerti e mute a colei
Che un lontano meriggio d’agosto
Con me vide queste grigie rovine.
Qualunque sia il tempo concesso dal fato,
Qui io giacerò, come ella ora giace,
Immobile: nel più profondo del cuore
Il ricordo prezioso di lei;
O tu, umana parola non basta,
Tu, di grazia miracolo puro,
Così dolce la voce e luminosi gli occhi,
Musica all’animo, e luce,
Benedetti quei giorni di vita appena sbocciata,
Di dolce illusione, di amore sincero.

THOMAS LOVE PEACOCK

Published in: on novembre 29, 2014 at 07:24  Comments (2)