Abbiamo

 
Abbiamo cuori come libri
tra gl’incavi dei nostri corpi
leggi e piaceri
che ci donano
dettagli antichi
Abbiamo arti dell’oblio
che si lasciano cullare
poi s’avvinghiano
dove cola l’amore
per ricominciare
Abbiamo bocche
che ci fanno tremare
e aderiscono frementi
sulla storia dei sensi
abbiamo palpebre
nei cerchi dell’anima
che carezzano la notte…

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 2, 2014 at 07:35  Comments (6)  

Le caviglie

Sovente, camminandoti dietro
giù io vado
alle caviglie di malattia, gonfiate, azzurre.
L’agilità non hanno perduto, né il vigore
il collo è precipizio tra i tacchi
il neo l’infiora.
E allora ripercorro le prime notti al mare
quel consolare senza fatica i fusi d’oro
provati dalla sabbia e dal sale.
Li asciugavo
col vento della bocca nostrana
e dopo i baci, poggiavo sulle spalle
quel che ne rimaneva.
Ora mi stride
malinconia del tango mancato
del selciato, sul quale ti pericoli, a volte, con diniego
di una bellezza fattasi semplice
sincera.

Massimo Botturi

Published in: on dicembre 2, 2014 at 07:11  Comments (3)  

La carezza

Dove sei amore mio lontano?
Ho scritto i miei cento versi
sulla volta di un cielo
che mi sembrava eterno
Ora umide parole si staccano
piovono ad una ad una
da quel soffitto marcio di stucco
scendono come nere lacrime
e non c’è mano che le raccolga
I miei anni reclamano un prezzo
ed ogni ferita il suo motivo
ma nel tuo mondo grigio di certezze
non c’è grido che oltrepassi il muro
Io percorro questo letto asciutto di torrente
e come colui che ormai dispera
in una valle sorda a ogni segnale
attendo invano l’eco dei miei perché
Questa folla che ti opprime il cuore
ha reso te stessa un fantasma
che batte sentieri ostinati e oscuri
ma se soltanto un istante di tregua
potessi dare alla tua lotta cieca
sapresti che oltre i tuoi confini
c’è un mondo di gioia e tenera indulgenza
che attende solo un tuo cenno
Non dimenticare per strada i miei occhi
e questo silenzio che ti cerca ancora
Tu lo sai che non mi stancherò
di inseguire il dolce tuo ricordo
e la dolente traccia della sua amara scia
ma ovunque sarà la mia distanza
sempre vicina potrai sentirla
piano a sfiorarti il viso
questa mia lunga triste carezza

Fabio Sangiorgio

Published in: on dicembre 2, 2014 at 07:04  Comments (4)  

Piazza Armerina

 
C’è una luce a Piazza Armerina
abbaglia gli occhi
coi lumini avanzati alle finestre
che frugano con la sapienza dell’età
dagli spiragli di millenni ingordi
dietro l’uscio del complesso termale,
e nelle stanze
i dipinti che hanno vinto il tempo
ancora oggi tentano rapire
la fantasia che vola con le ali
leggere in mezzo a loro
in sintonia coi vezzi.
Si vede sfolgorare la matrona,
le stanze sono in fiore di ragazze
escono dai dipinti
salgono le scale del tempo
parlano a noi ospiti stupiti
di sentirle piene di parole.
I miti escono dalle immagini
risalgono gli abissi
lasciandosi toccare dalle mani
di questi tempi,
guardano i colori della vita
dove nulla è cambiato,
intrisi ancora
di soprusi, di lacrime,
e della forza grande dell’amore
che vince sempre. Apollo innamorato
racconta il suo dolore,
Dafne disperata per sfuggirgli
si trasformò in alloro
e Apollo che non volle abbandonarla
rese l’albero ancora sempre verde
si cinse il capo delle amate fronde,
ancora sempre il verso si ripete
ancora oggi rami dell’alloro
cingono il capo… l’altra scena
di Ciparisso triste
della morte dell’amato cervo
convertito in cipresso
nei nostri camposanti veglia ancora…
le gesta dell’amore e del dolore
sono il tema di sempre,
Endimione
condannato da Zeus a dormire
e Selene la notte
si recava a baciarlo
coi suoi raggi pallidi, la luna
andava via dal cielo
e ancora oggi sempre innamorata
manca dal cielo
per recarsi ad amarlo…
Arione di Lesbo salvato dal delfino
che suona la sua cetra per Apollo
trasformato in stella ancora brilla
nella costellazione della Lira.
la tragedia di Licurgo e Ambrosia,
che si affaccia nudo
con la bipenne e colpisce la vite
recidendole i tralci ed i vitigni…
Suona il cantore Orfeo addolorato
della scomparsa della donna amata
scende nell’ombra e incanta l’Ade
con la cetra divina …
Volteggiano nell’aria
le immagini dipinte, raccontano
ciascuna la sua storia
trasportano il turista conquistato
che vola con i miti agli altri tempi,
immortala i luoghi e li conserva
dentro i cassetti della sua memoria.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on dicembre 2, 2014 at 06:58  Comments (4)  

Si può guardare il cielo

si può guardare il cielo per ore
si può stare sull’erba verde per giorni
l’odore dei giardini in fiore
si può respirare per settimane
invece si può
vivere
tutta la vita
e
non provare
nulla di questo

MAKSIM BORODIN

Published in: on dicembre 2, 2014 at 06:50  Comments (2)