SIGNORE PERCHE’

 
Signore perché
Perché Signore non me le hai fatte salvare?
 
Ci sarebbero altre parole
Da aggiungere a questo
Grido di dolore?
 
Perché Signore non me le hai lasciate salvare?
 
Oltre alle lacrime nella voce
Il pianto che non si trattiene
Che sgorga via senza
Poter fare nulla
 
E tu Dio lassù o dove sei
Tu che ci sei e puoi tutto
Perché perché
Io ho provato
Ho provato
Ma Tu
Tu che puoi
Perché non me le hai lasciate salvare?

Mi ha colpita tanto questo pianto, quella voce, le parole, che ho dovuto scriverne. Non che altre cose non mi colpiscano, non che non ci sarebbe da scrivere e scrivere di tanto. Ma in genere non riesco. Anche quando me lo chiedono, e lo vorrei. Forse un meccanismo di difesa che allontana dalla sfera emotiva le notizie. Non potremmo sopravvivere se soffrissimo per ogni cosa riportata dal telegiornale. È che le cose viste alla tv sembrano sempre, per quanto ci addolorino, tragedie di altri. Invece qua mi sentivo presa in causa personalmente. Non so perché. Mi è parso che quell’uomo che piangeva la morte della moglie e della figlia, quell’uomo arrivato lì nel momento in cui si compiva la cosa, ed ha cercato di impedirla, ma non ce l’ha fatta, perché ormai gli eventi erano già avanti nel loro corso, mi è parso che quell’uomo incarnasse il più grande dolore del mondo. È una tragedia nella tragedia. E ho pianto. Come si trattasse di mio padre o mio fratello, o di me stessa. In quella voce l’amore e la disperazione che riguardano tutto il genere umano.L’impotenza più grande credere in Dio, invocarlo, e pensare che ti impedisce un gesto giusto. È la sconfitta totale.

Perché, Dio, scusa,
perché non dovevo salvarle?
Perché mi hai fatto arrivare in quel momento e mi hai lasciato credere che potevo farcela?
Io ho provato. Erano tutta la mia vita. Ma Tu
Perché lasciar morire una donna e una bambina
Che senso ha, Signore, tu che Sei la Vita
Perché non me le hai lasciate salvare?
Sono arrivato in tempo, sono arrivato, sono qui
Ma tu Signore, non me le hai lasciate salvare
Me le hai portate via, non capisco i tuoi disegni

E anche adesso che ne scrivo piango

Alessandra Generali

Published in: on dicembre 3, 2014 at 20:06  Comments (4)  

Largo a chi?

 
Sguardi diciottenni
si incrociano un giorno e si fissano in un sorriso.
Poi, nel piano alto di un cinema isolati dal resto,
curiose mani rubano sconosciuti brividi attesi.
 
Sulla guancia scoperta,
mentre plasma le labbra al seno, che risponde
sincero, silenziose lacrime sferzano e stroncano
chi si riconosce essere, quello ch’è lì, non è.
 
Da grande, calzata l’opportuna sua maschera,
ritornano puntuali quelle sferzate sul viso
e quel tremore scambiato per altro tremore.
 
Ora vecchio, vorrebbe ritornare com’ era, ma
la sclera del cuore ne ha cancellato memoria.
 
A che servirebbe?
Il carnevale è davvero, comunque finito.

Giampietro Calotti C.

Published in: on dicembre 3, 2014 at 07:37  Comments (4)  

Le parole…

Dimenticare il male
non è cosa facile.
Dimenticare le parole
che hanno trafitto il cuore..

        Dimenticare
e

         sostituire…

Fosse semplice!
Ma le parole
sono come mattoni
e se le metti su carta
puoi costruire
palazzi di emozioni..
Dare un senso compiuto
a un senso insensato,
creare un movimento
a
un pensiero ritrovato..

        Dimenticare

 non è cosa facile!

Ma se cambi
le parole
forse puoi riscrivere
la storia..
Si leggerà di te,
come
nuova pagina
e nuova memoria.

Beatrice Zanini

Published in: on dicembre 3, 2014 at 07:24  Comments (3)  

Parole al vento

.
Litanie
di parole
si levano
dalle nostre
labbra
volteggiando
nel nulla.
Lamenti
ottusi
di presunzione
calcificata.
Abbiamo
muscoli d’acciaio
e facce
imbiancate
di buonismo…
.
Graziella Cappelli
Published in: on dicembre 3, 2014 at 07:23  Comments (4)  

Niente è lontano da te

Nada está lejos de ti.
¡Las distancias!
¿Qué importan las distancias?
Bien sabes que las distancias sólo son para tu cuerpo.
Tu alma se halla cerca de todas las cosas.
Más aún: tu alma está en la esencia misma de todas
las cosas.
Sin tu cuerpo, ni la luz, con sus trescientos mil
kilómetros por segundo de velocidad, igualaría al
vuelo de tu pensamiento.
Si bien se mira, todo se encuentra a tu alcance.
No hay estrella a la que no puedas llamar tuya.
Mueve tu pensamiento con libertad absoluta.
Acostúmbralo a los altos vuelos progresivos. Intenta
el record de altura…
Déjale ir y venir a través del universo.
Cada día te darás así más cuenta de la apariencia y
la mentira de tu jaula.
Con la noción de tu libertad inmensa, aumentará
tu apetito de posesiones eternas.
Y hay, por cierto, una posesión que se te ofrece a
cada instante y que no tiene límites: la posesión de Dios.
Acéptala.

§

Niente è lontano da te.
Distanze!
Che importano le distanze?
Tu sai bene che le distanze sono soltanto per il tuo corpo.
La tua anima è vicina a tutto.
Inoltre, la tua anima è l’essenza stessa di tutte le cose.
Senza il tuo corpo, nemmeno la luce, con i suoi trecentomila
chilometri al secondo di velocità, eguaglierebbe
il volo del tuo pensiero.
Mentre si guarda, tutto è a portata di mano.
Non c’è stella che non si può chiamare.
Muovi i tuoi pensieri in completa libertà.
Abitualo progressivamente ai voli alti. Prova
il record di altezza
Lascialo andare e venire per tutto l’universo.
Ogni giorno ti accorgerai di più delle apparenze
e della falsità della tua gabbia.
Con la nozione della tua immensa libertà aumenterà
il tuo appetito per i beni eterni.
E c’è, infatti, un possesso che ti si offre
ogni momento e non ha limiti: il possesso di Dio.
Accettalo.

AMADO NERVO

Published in: on dicembre 3, 2014 at 07:09  Comments (3)  

Via Fenilrosso

Fenilrosso
 
Nera …
col fumaiolo alto verso il cielo
e due verdi compagne ad inseguirti ,
inaspettatamente appari
fra cenerini peschi come allora
quando, fumeggiante e lieta,
trasportavi la padana gente.
 
Staticità su binari mozzi
quale ricordo d’un tempo passato
ma tanto bella e slanciata sei,
che le ruote paion mulinare ancora
per prender l’abbrivio della corsa,
fra pianure solatie e colli virenti.
 
Ancor d’umanità odori e di carbone
e incisi porti nell’anima di legno
I nomi di color che trasportavi
chiassosa, a lavorar nei campi ,
o fra Gonzaghe mura e degli Estensi,
infino alla serenissima città.
 
A color che si fermano a mirarti
il soffio doni di quelle operose vite,
che aleggiano fra pareti rugginose,
che molto spesso eran fatte di stenti,
di sogni volati verso il cielo
col bianco fumo che espiravi.
 
Lo so perché cara mi sei !!
Perché allora bambino
sognavo di partire con te
e lasciare il mio mondo contadino

Alberto Baroni

Published in: on dicembre 3, 2014 at 06:32  Comments (7)