La vecchia di Azemmour

 
S’apre alla vista dall’antiche mura portoghesi
qual vestigia di un lontan passato quel suo correr
a Azemmour dell’OumEr-Rbia all’oceano vasto,
non lontan la povertà e la miseria son qui racchiuse
labirinti d’intricate viuzze tra basse case giallo ocra
un chiuso portoncino e sull’uscio un limitar angusto
siede una sdentata vecchia in gramaglia nera a terra
tre gatti macilenti magri le fanno amica compagnia
tesa a chi passa la tremolante  mano lo sguardo basso
l’obolo attende e ti par di capir lo senti intimamente
non tanto per sé se pur  di stenti e di dolor tanti nella morsa
quanto la speranza di spegner della fame il dolor dei mici

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on dicembre 5, 2014 at 07:47  Comments (17)  

Annette al suo amato

ANNETTE AN IHREN GELIEBTEN

Ich sah, wie Doris bei Damöten stand,
er nahm sie zärtlich bei der Hand.
Mit starrem Blick sahn sie einander an,
Und sahn sich um, ob nicht die Eltern wachen;
Und da sie niemand sahn,
Geschwind – jedoch genug –
sie machtens, wie wirs machen.

§

Ho visto Doride accanto a Damota,
Lui le prese teneramente la mano.
Si guardarono fissi negli occhi, poi
guardarono in giro, che non vegliassero genitori;
e poiché non videro nessuno,
svelti – ma bene –
fecero come facciamo noi.

JOHANN WOLFGANG VON GOETHE

Published in: on dicembre 5, 2014 at 07:35  Comments (3)  

Solitudini

Quand’é che tornerà la bella estate?
Il blu sta ormai precipitando
sul giallo ocra dell’autunno intorno.

Appena giù, l’eremo lo inghiottirà
e lo confonderà tra le speranze
che su di lui avevo mal riposto.

Intanto mi circondano i fantasmi,
bautte nere che s’aggrapperanno
per essere trainate fino al limbo.

Mi chiedo dov’è finita la gente,
quali parole è ora ad ascoltare
così diverse da codesto canto.

Mi faccio un po’ di buona compagnia
guardando una locomotiva vecchia,
portando al naso una rosa finta.

Bramerei sorridere alla vita,
donarle il gusto che le ho sottratto
ma… vedo marciare solitudini.

Aurelio Zucchi

Published in: on dicembre 5, 2014 at 07:06  Comments (3)  

Il piano

Piano piano,
aprì il grembo e mi donò il fiato
offrendomi una vista, per scorgere al buio
e un periscopio per sbirciare fuori.
Piano piano,
lasciò la mia mano, in uno scorrere
di pelli e di dita ad uncino,
in un donare a pugni chiusi,
in attriti eterni e fausti.
Piano piano,
ha affinato il mio equilibrio,
litigando col vento per non giocarmi,
spianando la curva al mondo,
per farmi avanzare in piano e,
piano piano,
mi ha bisbigliato all’orecchio
di una vita in prestito,
anima lisa da riconsegnare
pegno di un fantoccio che
Piano piano
ha vissuto, ridendo ed amando,
ha vissuto, giacendo e vagando,
piangendo, ha vissuto, il suo tempo,
l’incantesimo eterno, ha vissuto,
il piano, piano…

Flavio Zago

Published in: on dicembre 5, 2014 at 06:59  Comments (2)  

La legge dei grandi numeri

Questa legge dei “numeri grandi”
crea solo cervelli…nefandi
fatti solo di…percentuali
pronte a dir quanto sian marginali
uccisioni, rapine, violenze
confrontate con altre emergenze:
violenze, rapine e ammazzamenti
-gli stessi, sì!- ma con più…percenti.
E se il percento qui è solo ottanta
è una fortuna…Gallina canta!
Perché accade che in qualche altro stato
sian l’ottantuno!…ed è rovinato!

Quante volte t’ han già derubato?
E stuprato…o perfino…ammazzato?
Cinque soltanto?! E allora che vuoi!?
C’è chi ne ha avuto uno in più…dei tuoi…!

Ah, sì?!..Bene!…Or ti prendo…e ti “pisto”…
Ma…stai allegro, che…più di Cristo
(e questo è certo) non soffrirai.
Saran bòtte che stan…negli ottanta…
Perciò, vedi?…Gallina…ri-canta!…

Armando Bettozzi

Published in: on dicembre 5, 2014 at 06:55  Comments (2)