Comunicare

Che ne faremo di tutte queste parole
che ci riempiono,
suoni per trovare
un punto?

Un’affinità, un sole
che risplende nella sua
intensità, profondità,

sentita, ascoltata, rimandata,
una linea continua, impregnata
di questo comunicare e sentire
risplende ogni volta che lo emetti, lo ricevi.

Nelle parole che usiamo

nelle frasi che componiamo
in tutti i pulsar che emettiamo
per comunicare all’infinito.

E toccherai le stelle con un dito.

Il Passero

Published in: on dicembre 27, 2014 at 07:05  Comments (8)  

A Zante

SONNET TO ZANTE

Fair isle, that from the fairest of all flowers,
Thy gentlest of all gentle names dost take!
How many memories of what radiant hours
At sight of thee and thine at once awake!
How many scenes of what departed bliss!
How many thoughts of what entombed hopes!
How many visions of a maiden that is
No more-no more upon thy verdant slopes!
No more! alas, that magical sad sound
Transforming all! Thy charms shall please no more-
Thy memory no more! Accursed ground
Henceforth I hold thy flower-enameled shore,
O hyacinthine isle! O purple Zante!
“Isola d’oro! Fior di Levante!”

§

O bella isola, che dal più bel fiore
prendi il tuo nome, fra tutti il più gentile!
Quante memorie di raggianti ore
da te si ridestano al tuo solo apparire!

E parvenze di quale perduta felicità!
E pensieri di quali speranze sepolte!
E visioni di una fanciulla, sui tuoi verdi
pendii, che non è più, che non è più!

Non più! Ahimè, quel magico e triste suono
che tutto trasmuta! Non più loderò i tuoi incanti,
non più il ricordo di te! Un esecrato suolo

d’ora in avanti riterrò il tuo lido fiorito,
o isola giacintea! O purpurea Zante!
Isola d’ oro! Fior di Levante!

EDGAR ALLAN POE

Published in: on dicembre 27, 2014 at 07:03  Comments (2)  

Sedicenne

Sei come un fiore d’ ibisco non ancora sbocciato,
che con i suoi petali socchiusi si affaccia alla vita.
Con il tuo sguardo cupo mostri la tua incertezza,
il tuo volto si copre di peluria, la tua pelle una volta liscia mostra i segni della giovinezza.
Quante novità per il tuo corpo acerbo, stai cercando la sicurezza interiore, nei tuoi lunghi silenzi crescono parole che il mondo non dice.
Ti nascondi dentro una maglia troppo corta, pantaloni troppo larghi.
Quel tuo passo lento ti porta verso il futuro, non sai quale sarà ”certo lo troverai” alla fine del tuo precorso incerto e sempre in salita.
Quando avrai raggiunto la vetta della maturità troverai nel tuo cuore anche l’amore e la felicità.
Allora sarai un fiore sbocciato che tutti ammireranno con gioia

Gianna Faraon

Published in: on dicembre 27, 2014 at 07:02  Comments (3)  

Vivo il forte disagio

La voce interiore  (di Giancarlo Giudice – tecnica mista su tela)

Vivo il forte disagio
del flauto traverso. Ma è
necessario che ogni tanto
lo suoni. Soffiarci
e non morderlo
per il tuo e il mio piacere.
Questo il sogno più alto:
il flauto traverso dentro
le labbra, quando tra pareti
ocra e bambini di carta
si sente la contrazione
dei glutei, mentre suona
il flauto traverso.
E traversare le strade
della città, con l’andatura
incerta
del ballo di flauto.

Giancarlo Giudice

Published in: on dicembre 27, 2014 at 06:57  Comments (3)  

Scorreva l’acqua

 
Veloce e turbinante,
tra acuminati sassi
e dolci rive piane,
verso la foce andava.
 
Paesi attraversava
che permettevan sogni
e lande desolate
che davano tormenti.
 
Cadeva in forra fonda,
cascata iridescente.
Quieto e dolce un lago
il suo cammin placava.
 
Poi verso un cupo mare
pian piano s’avanzava.
Nei suoi mister profondi
nell’oltre dileguava.

Piero Colonna Romano

Published in: on dicembre 27, 2014 at 06:50  Comments (5)