Nuova canzone d’autunno

Vagare ogni giorno,
per mano ai pensieri,
osservare,assorbire,
riflettere.
Incrociare persone,
specchiarmi con loro.
Cercare risposte,
entrare in un bar,
trovare domande
uscire da un bar.

Alberi smunti,
le foglie canute.

Sedersi, pensare.

Una mamma sospinge
la carrozzina che piange,
un ragazzo s’invola
col suo aquilone,
ondeggia il pallone,
veleggiano i bimbi,
mentre un vecchio,
il bastone,
li osserva, sorride;
due baffi in divisa
un cane che annusa

E il pensiero mio s’immerge.

Scruto e trovo nel profondo
il suo volto, il suo sorriso,
quello sguardo suo sottile,
ironico, sensuale,
che ancora scorre
sul mio corpo
e mi fa esistere, sperare,
mi fa ridere, gridare.
E poi,
ebbro di ricordo,
mi dono
al suo profumo
e sulle labbra sue
mi trovo,
perdutamente

Marcello Plavier e Flavio Zago

Published in: on dicembre 28, 2014 at 07:49  Comments (3)  

Far parte del coro

Ecco gli occhi senza ciglia a conforto,
la carcassa avanzata d’un dinosauro,
il buco maleodorante d’una cometa incagliata,
il marchio indelebile d’un tatuaggio alla moda,
la bocca svogliata di bestemmie e improperi.

Senza pace t’aggiri tra ulivi
e foglie di palma che chiedono
di far parte del coro.

Quanti morti cercati
per donare un valore,
quanti morti voluti
per dare un esempio.

E questa melma che tutto dimentica!

E queste vite da custodire in bacheca,
questa vita senza uno scopo.

Questi scopi senza nessuno.

Senza perdono alla fine.

Lorenzo Poggi

Published in: on dicembre 28, 2014 at 07:46  Comments (2)  

La bestia

O BICHO

Vi ontem um bicho
Na imundície do pátio
Catando comida entre os detritos.

Quando achava alguma coisa,
Não examinava nem cheirava:
Engolia com voracidade.

O bicho não era um cão,
Não era um gato,
Não era um rato.

O bicho, meu Deus, era um homem.

§

Ieri ho visto una bestia
Nella spazzatura del cortile
frugando cibo tra i rifiuti.

Quando trovava qualcosa
Non esaminava né odorava:
ingoiava con voracità.

La bestia non era un cane,
non era un gatto,
non era un topo.

La bestia, mio Dio, era un uomo.

MANUEL BANDEIRA

Published in: on dicembre 28, 2014 at 07:08  Comments (3)  

Coni di gelato…gusto sapor di giovinezza

Con man rapida riempie i coni
il gelataio gusti diversi e colori
vari delizia al palato festa tra lor
fanno i fanciulli anche un vecchio
fa la sua richiesta un cono pieno
gusto unico sapor di giovinezza
ad una vaschetta di colore verde
speciale or par dar mano il gelataio

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on dicembre 28, 2014 at 07:04  Comments (13)  

Emozioni impreviste

Due più due nella vita fa sempre cinque.
Mi ostino a sommare, togliere, ripartire…
Il prodotto non è mai uguale a quattro.
Calcolatore alla mano e sotto il vuoto,
conto i passi, mi sposto di lato, salto…
Chi doveva venire è già arrivato.
Non era scritto sul registro dell’albergo,
ho cercato, controllato, riguardato…
Chi doveva fermarsi è ripartito.

Simone Magli

Published in: on dicembre 28, 2014 at 07:00  Comments (2)  

UN POSTO TRA LE STELLE

C’era un posto che adesso non mi ricordo. Era qualcosa di straniero e forse aveva origini sconosciute all’emozione dei luoghi dove sono nato e vissuto camminando. Standovi fermo non sapevo dove, poi, mi avrebbe portato. Però era un posto racchiuso tra gli alberi altissimi di una foresta, forse sequoie, forse cipressi, forse betulle, o baobab, forse cedri, o, forse, semplicemente peschi e meli in fiore. Si, perchè c’erano tanti colori insieme con il verde ed il ruvido brunito dei tronchi. E non ricordo dove si trovi quel posto, sulle mappe, su quali longitudine e latitudine, se tra i ghiacci, o sull’equatore…ah bè non ricordo nemmeno se ci fosse il sole o la luna, e stelle non ne ho viste, vedevo solo colori. Arcobaleni? Ma ormai dovevo concludere il viaggio e aprire una strada d’uscita a quel posto e lo dovevo fare subito perchè i colori si stingevano sul far di una sera che non aveva avuto inizio. Presi in mano una pala – era un badile?-  e cominciai a spostare mucchi di neve bianchissima e splendente. La neve freddissima e morbida si innalzava alta quanto la mia altezza a dividere il bosco dal luogo ove mi riposavo…e spalavo spalavo spalavo senza fatica e aprivo la strada, un sentiero, formando due muri di ghiaccio fino a…fino a…fino ad una radura di stelle che ingoiarono immediatamente quel posto che adesso non ricordo più. Mi voltai di scatto…o lentamente?…e ti guardai negli occhi e nella loro bellezza di Donna Immortale ritrovai il rifugio di quel posto che non ricorderò più mai e poi mai per tutta la mia eternità dove si trovasse, se non in quegli occhi. Mi toccasti lieve lieve sulla fronte e mi dicesti: – Chiudi la porta e partiamo per cercare un altro posto tra le stelle –

Enrico Tartagni

Published in: on dicembre 28, 2014 at 06:53  Comments (2)