Ernest Hyde

Mt mind was a mirror:
It saw what it saw, it knew what it knew.
In youth my mind was just a mirror In a rapidly flying car,
Which catches and loses bits of the landscape.
Then in time
Great scratches were made on the mirror,
Letting the outside world come in,
And letting my inner self look out.
For this is the birth of the soul in sorrow,
A birth with gains and losses.
The mind sees the world as a thing apart,
And the soul makes the world at one with itself.
A mirror scratched reflects no image—
And this is the silence of wisdom.

§

La mia mente era uno specchio:
vedeva ciò che vedeva, sapeva ciò che sapeva.
In gioventù la mia mente era solo uno specchio
in un vagone che correva veloce,
afferrando e perdendo frammenti di paesaggio.
Poi con il tempo
grandi graffi solcarono lo specchio,
lasciando che il mondo esterno penetrasse,
e il mio io più segreto vi affiorasse,
poiché questa è la nascita dell’anima nel dolore,
una nascita con vincite e perdite.
La mente vede il mondo come cosa a sé,
e l’anima unisce il mondo al proprio io.
Uno specchio graffiato non riflette immagine,
e questo è il silenzio della saggezza.

EDGAR LEE MASTERS

Published in: on gennaio 31, 2015 at 07:46  Comments (4)  

Aspettative minime

Mi guarderai morire con occhi calmi

e sfoglierai il diario del nostro amore

senza scoprirne pagine bianche.

Stringendomi le mani conterai le nocche

delle mie dita come fossero grani

di rosario: uno…due…tre…quattro

…tre…due…uno…

_ Sgranatura consolatoria che finirà

al tre?_ mi domanderò.

Seguirai ancora la traccia della vita

per scoprirne il tramonto o segni

di qualche impulso non marginale.

Non ci sarà dolore necessario

da condividere né avremo altro

ancora da spiegare o raccontarci…

Ci basterà un sorriso spero interrotto

… all’ultimo respiro.

Carlo Baldi

Published in: on gennaio 31, 2015 at 07:35  Comments (8)  

Divorzio

Noi – due
(che un tempo eravamo UNO)
E il resto del mondo
Solo come sfondo!
Persi in mille rivoli
Di pensieri frivoli

Noi – due

Invenzioni tardive
In brevi missive
In un contesto denso
Privo di senso

Noi – due

Inconsistenti
In accadimenti
Inesistenti
Divergenti
Accorgimenti
Disarmanti
Smarrimenti

Ipnotizzanti
Ottenebramenti
E noncuranti
Scantonamenti

Noi – due

In un contesto denso
Privo di senso

Tra sballottamenti
Sbandamenti
Sbigottimenti
E poi
Scoraggiamenti
Che lasciano
Sedimenti
Di defunti sentimenti

Noi – due

In un contesto denso
Privo di senso

Noi – due

(Che un tempo eravamo UNO)

Danila Oppio

Published in: on gennaio 31, 2015 at 07:03  Comments (8)  

La vie en rose

Di questo amore vecchio
porto le distanze,
nella scatola di latta
ritrovo le tue lettere,
il codice degli amanti
i segreti rubati ai poeti.
Lungo la Senna
dentro l’inverno di strade parigine,
seduta sulla panchina di Prévert,
rivedo il cielo d’anice sfiorare
i baveri dei nostri cappotti,
per un istante il fiume è stato nostro,
abbiamo scritto parole d’acqua,
messo a dimora le barche
alla darsena di Saint Germain,
ché la nebbia non dava scampo
ai legni bagnati dal mare.
Noi, i cigni dei laghi venuti a svernare
mute le piume in abbracci;
e sopra la stanza di rue de Toulouse
scoprivi i miei seni rosa di ragazza,
il mio nome in accento alla tua bocca
era canto di Edith,
la vie en rose de l’amour,
era la notte che mi bevevi tutta
ai tavolini del cognac,
assieme alla pelle di latte e pastis
dipinto di Rembrandt,
miracolo di dio…

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 31, 2015 at 06:57  Comments (5)  

Un bambino vestito di luna

Un bambino vestito

di pallida luna

mi ride dentro

Pierrot senza più lacrime

varca cancelli di notte

nel tempo assente, distratto

il cielo s’accorda alla vita

tace la parola

mormora solo

il silenzio del cuore

stanza segreta

pulsante al ritmo

dell’universo,

sta lì racchiuso, riverso

il mistero dell’amore.

Roberta Bagnoli

Published in: on gennaio 31, 2015 at 06:52  Comments (3)  

La splendiente luce, quando apare

La splendiente luce, quando apare,
in ogne scura parte dà chiarore;
cotant’ha di vertute il suo guardare,
che sovra tutti gli altri è ‘l suo splendore:

così madonna mia face alegrare,
mirando lei, chi avesse alcun dolore;
adesso lo fa in gioia ritornare,
tanto sormonta e passa il suo valore.

E l’altre donne fan di lei bandiera,
imperatrice d’ogni costumanza,
perch’è di tutte quante la lumera;

e li pintor la miran per usanza
per trare asempro di sì bella cera,
per farne l’altre genti dimostranza.

CHIARO DAVANZATI

Published in: on gennaio 30, 2015 at 07:35  Comments (5)  

Metto i becchi nei ricci

Metto i becchi nei ricci

e nel gioco di specchi

inanello pensieri.

Danzano nel cervello

le speranze di ieri

e i morbidi capricci

appesi tra le dita.

E’ curiosa la vita!

Quasi è sera

eppure ancor ti invita

a sfidare gli specchi

non vedere che invecchi.

Così io coi miei sogni posticci

non permetto che il ramo si secchi

fino a quando

metto i becchi nei ricci!

Viviana Santandrea

Published in: on gennaio 30, 2015 at 07:20  Comments (10)  

La serenità ha il tuo nome

La melodia della solitudine
accarezza l’anima che riposa.
Nessun volto contratto da livore
o sguardi assenti e indifferenti.

Solo silenzio
e il ricordo di un commiato forzato
detestato violento strappo
seguito da rimpianto immediato.

Già mi mancano le tue domande
difficili, impossibili eppure logiche.
Mi manca il cenno della tua piccola mano
-stai qui- mentre ti abbandoni al sonno.

Il resto è superfluo per vivere
di quell’amore/conforto
incoercibile sentimento
privilegio reciprocamente donato.

Elide Colombo

Published in: on gennaio 30, 2015 at 07:08  Comments (6)  

Lo sfasciacarrozze gigliato

Compari

Egli è di certo mobile

ed è mortal respiro

per quel partito immemore,

orbo di quello spiro

che volle, alla sua nascita,

giustizia perseguir.

 

Lui, folgorante in cattedra,

lo rende una maceria,

e indifferente al sònito

d’italica miseria,

favori alle combriccole

soltanto appresterà.

 

La procellosa e trepida

gioia d’un gran disegno,

l’ansia d’un cor che indocile

lecca pensando al pegno;

e il giunge e ottiene un plauso

ch’era follia sperar.

 

Dall’Alpi a Capo Passero,

dai Liguri al Salento,

di quel securo, il fulmine

anticipa il talento.

…E la DC, è palpabile,

ritorna a governar.

 

Come sul capo al naufrago

l’onda s’avvolve e pesa,

sul patrio suol che sanguina,

per quella porno intesa,

tra Renzi e Forzitalia,

sventura pioverà

Piero Colonna Romano

(chiedo perdono al collega Sandro M.)

Published in: on gennaio 30, 2015 at 06:57  Comments (16)  

Le lumache hanno mangiato le rose

Lumaca e rose

frugo nel caos

senza sapere cosa cercare

in mano una rosa

da donare

ma

non so cosa fare

solo

cammino col vento in faccia

in grandi spazi lunari

ove l’intensità del ricordo

s’impegna a seguire

la velocità del tempo

che va a ritroso:

le lumache hanno mangiato le rose

che volevo donarti

il rumore dei passi

danza con le parole

di vento incantatore

(non è l’originale)

che fugge e non torna

riccioli di luce

rubati al sorriso

aprono la tomba dei sogni

e…

in mano ho una rosa

da donare

ma non so cosa fare

-questo l’ho già detto-

la do alle lumache

Giovanni De Simone

Published in: on gennaio 30, 2015 at 06:51  Comments (14)