Sussultorio

A volte è come l’acqua che scende tra le gambe
come le contrazioni che fanno il ventre un sasso.
A volte è la notizia che sali a piedi nudi
una molletta e tutti i capelli sono in cima
a mostrare quel tuo collo sottile
orecchie d’oro.
A volte è l’avventura di un volto a troppa storia
l’indecisione su un marciapiede
il non vedere, cos’è che ci fa magra la vita
la pensione, la voglia di dormire più a lungo.
A volte un treno. Quel senso di partire
e non si sa per dove;
quell’essere vicino alla donna di qualcuno
e presentirne il gusto sfacciato del godere.
A volte è quel rumore del mondo molto strano
il poco di silenzio che ascolti in alto mare.
A volte è quell’odore che lascia aver piovuto
il rosmarino tutto stracciato
l’erba scesa, dal muricciolo dove da giovani si andava
le gambe a penzoloni e fischiare a chi passava.
A volte è una bandiera sul tetto
i muratori, felici di mangiarsi anche il cielo;
a volte il moccio, che fanno molte nuvole insieme
ben compatte.
A volte è solo il sesso che va per conto suo
un’onda d’urto in sangue e mistero
la lezione, che dà la vita quando la credi ormai finita.

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 6, 2015 at 07:29  Comments (10)  

Aspetto

Aspetto che la tristezza
se ne vada
per rimanere un po’ da solo.
I ricordi si vestono di se,
fiori smorti sulla tomba
del passato.
Assaporo i momenti
nulli del tempo
che si ferma nell’indifferenza
della mente inerte.
Trilla il telefono
la sua voce inutile
come pianto di picchio
solitario.
S’apre la porta del vuoto
ove aleggia l’immagine di me,
subito dissolta
dal vento dell’inconsistenza
che gelido sibila
verso il lontano fragile orizzonte
della mia vita.

Nino Silenzi

Published in: on gennaio 6, 2015 at 07:25  Comments (2)  

Chiamò il mio cuore

Llamó a mi corazón, un claro día,
con un perfume de jardín, el viento.
– A cambio de este aroma,
todo el aroma de tus rosas quiero.
– No tengo rosas; flores
en mi jardín no hay ya; todas han muerto.
Me llevaré los llantos de las fuentes,
las hojas amarillas y los mustios pétalos.
Y el viento huyó… Mi corazón sangraba…
Alma, ¿qué has hecho de tu pobre huerto?

§

Chiamò il mio cuore, un chiaro giorno,
nel profumo di un giardino, il vento.
– In cambio dell’aroma,
chiedo tutto l’aroma delle rose.
– Io non ho rose; fiori
non ha il mio giardino; son tutti morti.
Porterò via i pianti delle fonti,
le foglie gialle e i petali appassiti.
E il vento sparì…Il cuore sanguinava…
Anima, che ne è del tuo povero orto?

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

Published in: on gennaio 6, 2015 at 07:22  Comments (3)  

Argini

 

Lasciami colmare il vuoto
e lascia nella bruma
il silenzio sparire.

La pelle riflette il palpito delle rime
Tu gravami le viscere
come un baccello chino.

Vedo le fronde piegarsi in grembo al vento
e la luna accendersi agli inguini del cielo
La notte consegnarsi ai piedi del mattino
e tu a riparo tra i ranghi esangui
delle mie rovine.

La voce del mio corpo
è un aspro frammento di discorso
ma le tue mani sono teneri violini
che schiudono gli argini del canto.

Lady Rose

Published in: on gennaio 6, 2015 at 07:11  Comments (3)  

Giorni uggiosi

Si spendono invano parole di fumo
dietro la tenda delle apparenze.

Calma piatta sulle creste del mare,
voci afone su selciati di gomma.

Echi del mondo si rincorrono
su spiagge dimenticate.

Fantasmi di case si agitano
su bianche scogliere.

Messaggi viaggiano in bottiglie piene di lacrime
su banchine senza ormeggi.

La voglia d’autunno paralizza la pioggia
che non accenna a cadere.

Lorenzo Poggi

Published in: on gennaio 6, 2015 at 06:52  Comments (6)