Il sabato del villaggio

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch’ebbe compagni nell’età piú bella.
Già tutta l’aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
giú da’ colli e da’ tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l’altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s’affretta, e s’adopra
di fornir l’opra anzi al chiarir dell’alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la tua festa
ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

GIACOMO LEOPARDI

Published in: on gennaio 9, 2015 at 07:45  Comments (5)  

Vita in attesa sul fiume

Cielo grigio, nebbiolina sul fiume,
l’uomo siede pensoso, osserva
un martin pescatore posato
su prua di barca vuota, mentre
un airone se ne sta beato
assaporando il fresco dell’acqua

Si ode lontano un latrato di cane,
imperterrita una mucca si disseta
seguita da un nugolo di gabbiani
che volteggiano a caccia d’insetti

l’uomo nel bosco d’acacie sorride,
al grido acuto di falco
al guizzo di un pesce nell’acqua
al riflesso di collina di giallo
e di rosso dipinta.

Fà freddo e la stretta d’un corpo
sarebbe la vita, dall’uomo cercata
da tempo, ora, il corpo che attende
la donna sognata è ristagno di tristi
risvegli, di desideri sognati.

I suoi gesti tornano, in ricordo
nel rifugio di ore silenti,
come ritornello di canzoni cantate,
improvvise, rivelano giocosi momenti
che l’uomo teneva nascosti.

Marcello Plavier

Published in: on gennaio 9, 2015 at 07:34  Comments (6)  

Dove vai?

Uomo

infimo spazio

estratto di pensieri e di parole

dalla terra nuda prendi il pane

sulla corda sottile tra due semi

che acquistano dirupi e incombenze

abbandonati a travasare l’ombre.

Uomo incontentabile predone

che gioca d’azzardo con le leggi

come infedele a mantenere

il patto che ti ha

preso per mano affidandoti

le chiavi del pianeta

nonostante Giuda abbia tradito,

uomo che calpesta

le briciole affamate,

naufrago aggrappato alla carena

lasciato sprofondare nel silenzio,

Uomo che corri

arrampicato al cuore del talento

sui gradini avanzati

capace di toccare

la pelle delle note

dell’intricata rete

che avvolge il globo

dove puoi parlare

in mille lingue di una voce sola…

Dove vai?

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on gennaio 9, 2015 at 07:33  Comments (6)  

La notte che ti persi (in un giardino giapponese)

La notte che ti persi

(Tanka concatenati in poesia)

Ambrato aroma

nella piccola sala

ciliegi in fiore.

Antica arte di geisha

nel sacro rito del tè.


Silenti passi

nel percorso di pietra,

luce di luna;

morbide anse del fiume

vellutate lanterne.

 

Grazioso viso

fra le azalee riflesso

al mio vicino,

nascosti dall’acero

tangibili pensieri.

 

S’increspa l’acqua

ghirigori di carpe,

chiaror dell’alba

cancella il tuo viso,

e ti allontana da me.

.

Alberto Baroni

Published in: on gennaio 9, 2015 at 07:13  Comments (10)  

Ritorsioni!… o ritorcibile pensiero?

La morte agisce per vendetta.
Ogni uomo teme un solo decesso.
La morte, sola, teme la vita di tutti…
reiterato nascere che senza fine la uccide.

Daniela Procida

Published in: on gennaio 9, 2015 at 07:00  Comments (6)