Io ritorno

Non riesce ad esplodere
quella giusta gioia
che la tua sensibilità
-incredibile in un bimbo di tre anni-
ti fa temere mi possa penalizzare.
La proposta muta i programmi
di una felice notte assieme
e tutto ciò che ti avevo promesso
per farti accettare il distacco
da chi adori sopra ogni cosa
si tramuta nella tua mente
in una mia rinuncia alla felicità.
Amor che dell’amore già sai l’essenza
ti rassicuro con allettanti soluzioni
nei giorni di nostra lontananza.
Finalmente ti abbandoni alla contentezza
e con un -Ciao nonnamamma, io ritorno-
ti congedi, senza dilemmi,
da me che mi sei gioia di vivere.

Elide Colombo

Published in: on gennaio 17, 2015 at 07:45  Comments (7)  

Quando ne avrò novanta

La mia soddisfazione
sarà indicarti un campo di grano
e dirti, allora
che lo ricordo come ragazzo, tutto quanto.
E meglio ancora il corpo di donna
il mio non conta:
avrà letteratura dei poveri nel viso
le mani del ciliegio, le gambe un contrafforte
crollato dopo il fulmine giallo in pieno agosto.
Quando ne avrò novanta mi leccherò le labbra
nel ricordarti incinta e in salute
farò schifo, ai benpensanti e ai preti
già rido e me ne vanto.
E mimerò nell’aria quando toccavo i seni
le meraviglie mute di certi miei alfabeti
che solo amare forte possono far capire.
Quando ne avrò novanta sarò come la terra
e mi berrò la belva del fiume
lepri, uccelli.
E spingerò le piante a rimettersi con dio
a fare l’ombra e vincere il freddo
ed altro ancora.

Massimo Botturi

Published in: on gennaio 17, 2015 at 07:06  Comments (7)  

Bisogna proprio crederci

IL FAUT BIEN Y CROIRE

Les jeux de ces curieux enfants qui sont les nôtres

Jeux simples qui leur font les yeux émerveillés

Pleins d’une fièvre qui les rapproche et les éloigne

Du monde où nous rêvons de faire place aux autres

Les jeux d’azur et de nuages

De gentillesses et de courses à la mesure d’un cœur futur

Qui ne sera jamais coupable

Les yeux de ces enfants qui sont nos yeux anciens

Nous eûmes plus de charmes que jamais les fées.

§

I giochi di questi bambini curiosi che sono i nostri
Giochi semplici che incantano i loro occhi
Pieni di una febbre che li avvicina e li allontana
Dal mondo in cui sogniamo di far posto agli altri

I giochi di nuvole e d’azzurro
Di cortesie e di scorribande alla stregua di un cuore
futuro
Che non avrà mai colpe
Gli occhi di questi fanciulli che sono i nostri occhi
di un tempo

Avremmo incanti quanti mai ne ebbero le fate.

PAUL ÉLUARD

Published in: on gennaio 17, 2015 at 07:04  Comments (2)  

Mesci

questo vino che come marea

sciacqua via le orme dal cuore

solo un dito di rosso liquore

a ingannare l’attesa

come spada di Damocle pesa

questo tempo finito

eppur senza ritorno;

il sapere che intorno

tutto resta:

le mode, il progresso

le occasioni di festa

le stagioni, il via-vai cittadino

un neonato, un pulcino

un bocciolo

che assaporano l’attimo primo

mentre noi

a fatica stiriamo le ali

verso l’ultimo volo.

Viviana Santandrea

Published in: on gennaio 17, 2015 at 07:01  Comments (2)  

Ho parlato con un falco

era fiero di sé
teneva a terra una preda
un lungo serpente,
a sonagli pareva!
poi con sguardo sincero
s’è alzato nel cielo,
lanciando parole nel petto:
parole di Dio, d’amore e di vita.
infine un sussurro
sulle pene del mondo:
cuore mio
che migri nell’altrui sofferenza.

Michela Turchi

Published in: on gennaio 17, 2015 at 06:58  Comments (3)