Polvere di sangue

nei pensieri inchiodati
alla croce del vento,
che dall’abisso del tempo risorge
e subito si nasconde alla terra.
Insonnia e nuvole
nel giro incompleto della luna,
che sola s’avvia
verso morte sicura.

Simone Magli

Published in: on gennaio 21, 2015 at 07:45  Comments (3)  

Ulivo caduto

Ulivo caduto

impotente

l’ulivo alza al cielo

vuoto

le sue braccia nodose:

nel duro cuore

folgorato

il tempo

aveva nascosto ulteriori sospiri

a lungo trattenuti nelle fragile mani

la luce di un solare vento

asciuga le ultime gocce

che indugiano sulle tremule foglie

intorno

il silenzio esala

odore di parole bruciate

perché l’amore

cerca ancora l’amore?

Giovanni De Simone

Published in: on gennaio 21, 2015 at 07:40  Comments (12)  

Passaggio sul Po

Po

 

Dopo il governo dei fontanazzi

Il Po è l’ incoronato

Il dolce gigante

continua a cantare, danza

tra valli e canneti

orti e lagune

plasma versetti

riscalda al tepore

dei grandi casoni

mentre io

vagabonda

getto sassi ai canali

la chiatta gli scivola addosso

rema ogni giorno sotto i ponti

trema, nei riflessi dell’airone rosso

con la chiave d’ogni volta

d’ogni sua ansa, l’olmo

ritrova un paesaggio irrorato

dove semplice cerchio è la luna

stella all’ orizzonte del grano maturo

colleziona il manto dell’imbrunire

il Po

parco naturale d’ogni suo galleggiare

luce migliore che non può morire

trasporta

resiste

respira

nel polmone adriatico

Aurelia Tieghi

Published in: on gennaio 21, 2015 at 07:36  Comments (6)  

Mi si è tolto il belletto

.
Mi si è tolto il belletto
Dove lo metto?
Mentre parlavo di qualcosa
di importante concentrata
mi sono ritrovata
l’unghia scorticata
non è una gran bella cosa
non è elegante
Al mio interlocutore seduto di fronte
che mi ascolta paziente
domando: Scusa dove lo metto
questo pezzo di smalto?
Certo a terra non lo getto
Ma guarda mi si è tolto
m o r b i d a m e n t  e
come fosse niente
è rimasto quasi intero
come un petalo staccato
da improvviso vento a primavera
un’unghia rossa quasi intera
Lui è di fronte a me seduto
sulla calda poltrona di velluto
è sera quasi ora di cena
interno invernale questa scena
ed io astrusamente ho in mano
una forma d’unghia rossa
lacca d’oriente festa d’occidente
ecco quel che che ne resta
e si sfalda fra le dita
in una stanchezza sfinita
Mi guardo attorno
cerco un cestino
Lui fa un mezzo sorrisino
Mah, mettila lì nell’angolino
Nella gravità della vita
fra le parole che cercano e scavano
è arrivata la leggerezza di un’unghia
non sono distesa sul divano
seduti di fronte parliamo e così sia
l’appoggio sul bianco della scrivania
è come un dipinto una scultura
mette allegria non fa paura
una scritta breve sul foglio
un’affermazione ciò che voglio
E lui mentre parla sorride
al gesto all’oggetto
al senso di questo non senso
allo straniamento
genera lo spostamento
momentaneo di interesse
che genera un mutamento
quando torniamo in asse
Intervallo frivolo nel discorso
dichiarazione di femminilità
spezza la seriosità dello studio
.
azzurrabianca
Published in: on gennaio 21, 2015 at 07:25  Comments (5)  

Quanno parlo cu’ te

A parlà c’ ‘a luna e ‘ sole
songo buone tutte quante:
nnanz’ ‘a luna tu te ncante
e te miette a ragiunà.

Spicialmente ‘a luna chiena
me risponne a tuono, a ssisco,
e me dice: “Te capisco,
saccio che ne’ vuluto dì”.

Nnanze a te pure me ncanto,
tu però, quanno me siente,
nun capisce ‘o riesto ‘e niente!

Ma sta luna, fusse tu?

EDUARDO DE FILIPPO

Published in: on gennaio 21, 2015 at 07:20  Comments (3)