Maristella fa il bis

Azan

E’ ormai una piacevole consuetudine annunciarvi le novità editoriali degli amici cantieristi: la nostra Maristella Angeli ci comunica che è in uscita il suo secondo romanzo fantasy, “Azan e la spada di Dityan”, un’altra avvincente avventura nata dalla fervida vena creativa dell’artista e poetessa che tutti noi conosciamo.  Nel complimentarci con lei, certi del successo che otterrà sulla scia delle sue precedenti fatiche di narratrice, vi proponiamo qui sotto una scheda del volume ed un estratto dalla recensione a firma del  nostro Sandro Orlandi. Un applauso a Maristella con l’augurio di confermare i suoi allori letterari!

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AZAN E LA SPADA DI DITYAN – Casa Editrice Antipodes

in copertina “Strade di luce” di Maristella Angeli

2014 – ISBN 9788896926451- Brossura – pp. 268

Qui potete leggere le prime dodici pagine

e ordinare il romanzo:

http://www.antipodes.it/prodotti/scheda-prodotto.asp?id=71

Per contattare l’autrice: maris50@alice.it

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“….resteremo incollati al libro fino alla fine, perché Frida e i suoi accoliti non molleranno tanto presto e sarà pura commozione quando l’avremo finito e gratitudine all’autrice per averci fatto sognare mentre lo leggevamo. L’unica cosa veramente difficile alla fine sarà tornare alle nostre quotidiane occupazioni e usciremo controvoglia dal mondo di Azan, facendo fatica a riprendere ciò che avevamo lasciato.”

Sandro Orlandi

Published in: on gennaio 26, 2015 at 08:24  Comments (11)  

Un pazzo trasloco

Il fatto è che questo trasloco,
ancora oggi,
resta aggrovigliato nelle sue cause misteriose.
Di certo è da catalogare
tra gli atti squilibrati che,
come per gioco, ci blandiscono
per poi intralciare l’umano cammino.
Niente venne valutato, soppesato.
Casse di grezzo metallo,
scatoloni di grossolano cartone,
percorsero, nella notte, la lunga strada.
Cubi su cubi, gioco di dadi.
Qualche scatolone si curvò,
i libri restarono stretti l’uno all’altro,
simboli privi di vita.
Nelle casse stoviglie si fecero a pezzi,
cocci impossibili da rabberciare.
Ora vado tra strade che mi sono ignote,
vivo tra pareti abitate da ombre.
Lascio che i pensieri brucino subito
senza lasciare briciola di cenere,
per vivere, solo, la fragilità dell’adesso,
prigioniera dello spazio e del tempo
in una terra che scruta la mia assenza.
Sono assente ma presente
nell’attesa di me stessa
in un silenzio amaro
che mi siede accanto.

Maria Rosaria Rozera

Published in: on gennaio 26, 2015 at 07:45  Comments (3)  

Alberi protesi

cercano l’infinito
ragnatele di rami
invocano l’eterno
nubi soffuse
confondono la luce
era per dire spera…

Antonietta Ursitti

Published in: on gennaio 26, 2015 at 07:43  Comments (7)  

L’amante

Sono qui solo,
con il cuore
che ascolta i rumori.
Ho timore
di quello che scrivo!
Chi potrebbe capirmi?
Non ha senso la tenerezza
che m’inebria i pensieri
in questo istante!
Sento che certi sogni
non si possono cullare
nel tempo!
Percepisco chiaramente
l’impossibilità della situazione.
Ma io rinasco,
le mie cellule
bruciano
un’infinità di energia,
vivono!
Ed anch’io vivo
in questa incoscienza
che mi stordisce.
Eppure avverto
un maledetto senso di solitudine
attorno a me,
di vuoto,
anche se mai,
in tutta la mia vita
ebbi chiara coscienza
di non essere solo.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on gennaio 26, 2015 at 07:41  Comments (6)  

Sulla tua tomba bianca

Sulla tua tomba bianca
sbocciano i fiori bianchi della vita –
– oh, quanti anni sono gia’ passati
senza di te – spirito alato-.
Sulla tua tomba bianca
ormai chiusa da tanti anni,
la pace volteggia con forza insolita,
forza, come la morte – ineffabile.
Sulla tua tomba bianca
risplende luminosa quiete,
come se qualcosa ci sollevasse in alto,
come se confortasse la speranza
Sulla tua tomba bianca
inginocchiato con la mia tristezza –
o, quanto tempo e’ passato –
eppure oggi mi pare poco.
Sulla tua tomba bianca
o Madre – amore spento –
la mia bocca sussurrava esausta:
– Dona eterno riposo –

KAROL JÓZEF WOJTYŁA

Published in: on gennaio 26, 2015 at 07:39  Comments (4)  

Flauto traverso

Vivo il forte disagio

del flauto traverso. Ma è

necessario che ogni tanto

lo suoni. Soffiarci

e non morderlo

per il tuo e il mio piacere.

Questo il sogno più alto:

il flauto traverso dentro

le labbra, quando tra pareti

ocra e bambini di carta

si sente la contrazione

dei glutei, mentre suona

il flauto traverso.

E traversare le strade

della città, con l’andatura

incerta

del ballo di flauto.

Giancarlo Giudice

Published in: on gennaio 26, 2015 at 07:38  Comments (3)