Omnibus

Tempo ormai inutile

notte senza fine

non più denaro

né salute

non più gioia

né tristezza

non più odio

né amore

sole non sorgerà

e neanche la luna

memoria che si spegne

nel silenzio profondo

di un destino ineffabile

vita che s’arresta

stanca

a furia di essere vita.

Sandro Orlandi

Published in: on febbraio 28, 2015 at 07:41  Comments (7)  

Con te

con te mi sento
anche bene così
senza trucco
senza la faccia che mostro
senza la quale mi sento un mostro

con te mi sento
perchè mi ascolti
mi guardi dentro
a volte senza sconti
e  mi sprofondi
in uno sconforto totale
ma altre volte mi fai volare
così in alto
così tanto
così alto

azzurrabianca

Published in: on febbraio 28, 2015 at 07:34  Comments (5)  

La neve

Come pesa la neve su questi rami
come pesano gli anni sulle spalle che ami.
L’inverno è la stagione più cara,
nelle sue luci mi sei venuta incontro
da un sonno pomeridiano, un’amara
ciocca di capelli sugli occhi.
Gli anni della giovinezza sono anni lontani.

ATTILIO BERTOLUCCI

Published in: on febbraio 28, 2015 at 07:17  Comments (2)  

Concerto serale

In Via del Bosco
c’è un pino quarantenne,
alto più di venti metri;
dritto sul robusto tronco svetta
con un’ampia maestosa chioma
sui compagni più giovani
schierati come suoi paggi
ai fianchi della via a spargere
gocce odorose di resina.
È lui che al tramonto
accoglie sotto il suo profumato
e fresco ombrello centinaia d’uccelli.
Ed inizia il concerto.
Gli uccelli prima parlano
a voce alta, fittamente,
della giornata, dei figli, del cibo,
dei pericoli scampati.
Poi cantano melodie indimenticabili
che diffondono nel cielo rosato
la pace della sera imminente.
Al concerto partecipa anche chi è lontano:
le tortore e le colombe, appollaiate
sulle antenne, tubano felici;
i merli solitari, nei momenti di pausa,
si scambiano virtuosi intermezzi canori,
e le gazze accompagnano le musiche
oscillando con le lunghe code nere.
Infine arriva la sera e il canto
s’affievolisce fra il frullo degli uccelli
volanti verso il proprio nido.

Nino Silenzi

Published in: on febbraio 28, 2015 at 07:12  Comments (2)  

Grandezze

Mi confesso alle cose del cielo
prima che il gallo canti o che il rumore
della giostra dei tempi imperfetti
coagulati
vernice sull’unghia
nodo di spago avvolga il soliloquio.

Vorrei mimare il suono del caffè
che sale: crsh crsh
spengo dal suo sognare, forse, (che ne posso
sapere dei suoi sonni?) il moscerino
appiccicato al vetro. Sono la Parca che decide
i suoi ultimi istanti, suo malgrado
il suo dio, anche suo agguato.

Lo tsunami di un microbo
basta un colpo di tosse.
Un elemento che sia acqua o fuoco
o divino delirio
una scossa del mondo
siam forse molto più che moscerini? Chi
lo può dire? Chi lo può affermare?
più importante di un uomo
forse
il clostridium botulinum.

Cristina Bove

Published in: on febbraio 28, 2015 at 07:03  Comments (2)  

Onirica realtà

Noi…soli tra la gente

che giudica, condanna

ma non vuole andar via.

 

I nostri occhi ancorati

alla stessa smaniosa

voglia di solitudine;

astri da sempre attratti

in una congiunzione

che non si avvera mai.

 

Eppure tu lo sai

quanto era forte il pungolo

del desiderio!

 

Bastò il fatuo miraggio

di un orgasmo mentale

a dissipar l’incanto

e deviarti il cammino.

 

Poi fu un mare virtuale

a sommergere il tutto

e richiudersi placido;

 

di emozioni e promesse

non restò che la scìa

di me che galleggiavo

sul magma paludoso

della monotonia.

Viviana Santandrea

Published in: on febbraio 27, 2015 at 07:19  Comments (5)  

Il pagliaccio sulla luna

CLOWN IN THE MOON

My tears are like the quiet drift
Of petals from some magic rose;
And all my grief flows from the rift
Of unremembered skies and snows.

I think, that if I touched the earth,
It would crumble;
It is so sad and beautiful,
So tremulously like a dream.

§

Le mie lacrime sono come un quieto turbine
di petali da una certa magica rosa;
e tutto il mio dolore fluisce dalla fessura
di nevi e cieli dimenticati.
Penso che se toccassi la terra,
si sbriciolerebbe,
è così triste e bella,
così trepidamente simile a un sogno.

DYLAN MARLAIS THOMAS

Published in: on febbraio 27, 2015 at 07:14  Comments (2)  

Scende l’amore

Scende l’amore

lieve fra la gente

umile cammina al tuo fianco,

neanche te ne accorgi

ritma il tuo cuore

si posa ala di gabbiano

accorda il passo del tempo

suona il violino magico delle stagioni

non si fa mai vedere in solite sembianze

puoi intravederlo perla di stupore

negli occhi di bambino immacolato

puoi riconoscerlo nello sguardo adorante

del tuo amico cane,

puoi ammirarlo in un tramonto rosso corallo,

puoi leggerlo in ogni piega della tua vita

puoi renderlo vero e unico

nel gesto semplice dell’accoglienza

quando all’improvviso ti fai soffio di speranza,

servo vincente del tuo misero egoismo,

ti accorgi che non sei solo sulla strada

umilmente offri una mano a chi

stanco, emarginato, ferito

ne ha bisogno come te per vivere.

Roberta Bagnoli

Published in: on febbraio 27, 2015 at 07:00  Comments (4)  

Rosa

Rosa è un confetto
un grembiule da risorti.
È il naso di mio padre nel nettare felice.
È l’ozio di una donna che chiude, e poi si apre
cesellatura d’una bellezza troppo fine
per quelli abituati a venirci dentro in fretta.
E rosa è questo ventre pulito, mentre nuoto
e sembro un fiore perso dal velo di una sposa
e rosa è anche la sposa e la voglia sua furiosa.
La cipria della prima disfatta, e poi novembre
quando per troppo piovasco crolla il cielo
e viene poi un sereno epocale
pigro, breve
un rosso via slavato che tanto fa prurito
e freddo per le gambe che tocca carezzarle.
E rosa è la tua bocca malata, il labbro secco
quella pastiglia tanto discreta ma animale
che tagli in due la sera e mattino.
Rosa è il mondo
delle bambine ricche e felici; rosa, altrove
è solo un fenicottero uscito dal creato
un gran capolavoro di dio e della natura.
E rosa è la tua lingua di febbre da succhiare
per dirti che sei meglio di tutto, e di una rosa.

Massimo Botturi

Published in: on febbraio 27, 2015 at 06:56  Comments (5)  

L’attesa

Ecco era l’ora
ch’io vedessi quella rosa fiorire,
che m’accorgessi che l’alba
nasconde le coste arrossate dal sole
laggiù dove il mondo finisce
sbiadisce,
ma dopo i monti colora
le vette fa ancora apparire.
Dopo le mie notte agitate,
sudate,
guardando quel letto disfatto,
l’impronta che lei aveva lasciato,
il silenzio che ogni cosa opprimeva
l’ansia che in petto pesava,
rivedo le coste lontane
più chiare,
diafane,
rivedo la gioia lenta montare
il cuore di nuovo sperare.
Bramo un affetto diverso,
dove non conti più il sesso
ricco d’intese che allietan la mente
senza più umori sgorganti
dove le mani disegnan carezze
regalino amore sincero
riportino la pace sognata
la quiete che m’é sempre mancata.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on febbraio 27, 2015 at 06:55  Comments (4)