Notte di Siné

 

NUIT DE SINÉ

Femme, pose sur mon front tes mains balsamiques, tes mains douces plus que fourrure.
Là-haut les palmes balancées qui bruissent dans la haute brise nocturne
À peine. Pas même la chanson de nourrice.
Qu’il nous berce, le silence rythmé.
Écoutons son chant, écoutons battre notre sang sombre, écoutons
Battre le pouls profond de l’Afrique dans la brume des villages perdus.

Voici que décline la lune lasse vers son lit de mer étale
Voici que s’assoupissent les éclats de rire, que les conteurs eux-mêmes
Dodelinent de la tête comme l’enfant sur le dos de sa mère
Voici que les pieds des danseurs s’alourdissent, que s’alourdit la langue des choeurs alternés.

C’est l’heure des étoiles et de la Nuit qui songe
S’accoude à cette colline de nuages, drapée dans son long pagne de lait.
Les toits des cases luisent tendrement. Que disent-ils, si confidentiels, aux étoiles ?
Dedans, le foyer s’éteint dans l’intimité d’odeurs âcres et douces.

Femme, allume la lampe au beurre clair, que causent autour les Ancêtres comme les parents, les enfants au lit.
Écoutons la voix des Anciens d’Elissa. Comme nous exilés
Ils n’ont pas voulu mourir, que se perdît par les sables leur torrent séminal.
Que j’écoute, dans la case enfumée que visite un reflet d’âmes propices
Ma tête sur ton sein chaud comme un dang au sortir du feu et fumant
Que je respire l’odeur de nos Morts, que je recueille et redise leur voix vivante, que j’apprenne à
Vivre avant de descendre, au-delà du plongeur, dans les hautes profondeurs du sommeil.

§

Donna, posa sulla mia fronte le tue mani balsamiche,
le tue mani più morbide della pelliccia.
In alto le palme oscillano, stormiscono appena nell’alta brezza
notturna. Non s’ode neppure il canto della nutrice.
Ci culli il silenzio ritmato.
Ascoltiamo il suo canto, ascoltiamo battere il nostro sangue oscuro, ascoltiamo
battere il polso profondo dell’Africa nella bruma dei villaggi perduti.
Ecco, declina la luna stanca verso il suo letto di mare disteso
Ecco che si assopiscono gli scoppi di riso, che gli stessi narratori
ciondolano il capo come bimbo sul dorso della madre
Ecco che i piedi dei danzatori si appesantiscono, si fa pesante la lingua dei cori alternati.
E’ l’ora delle stelle e della Notte che sogna
Si appoggia a questa collina di nubi, drappeggiata nel suo lungo perizoma di latte.
I tetti delle case luccicano teneramente. Che dicono, così confidenziali, alle stelle?
Dentro il focolare si spegne nell’intimità di odori acri e dolci
Donna, accendi la lampada dall’olio chiaro, perchè parlino intorno gli antenati come i genitori, i bambini nel letto.
Ascoltiamo la voce degli Antichi d’Elissa. Come noi esiliati
non hanno voluto morire, che si perdesse nelle sabbie il loro torrente seminale.
Che io senta, nella casa fumosa visitata da un riflesso di anime amiche
la mia testa sul tuo seno caldo come un dang tratto fumante dal fuoco
che respiri l’odore dei nostri Morti, che raccolga e ripeta la loro viva voce, che apprenda a
vivere prima di discendere, più in là del tuffatore, nelle alte profondità del sonno.

LÉOPOLD SÉDAR SENGHOR

Published in: on febbraio 16, 2015 at 07:17  Comments (2)  

Una valigia pesante, la mano stanca, il respiro nero

Profondi dolori zittiscono gli occhi.
La schiena piegata scrive libertà soffocate.
Cerco ma non trovo l’arteria dell’amore.
Vorrei gabbiano volare, lontano verso il mare.

Simone Magli

Published in: on febbraio 16, 2015 at 07:00  Comments (2)  

Mi salvi il bello

Mi salvi il bello
dal pantano ove già s’affonda,
dal non rispondere al sorriso
di bimbo d’Africa dimenticato.

Venga un tramonto
un po’ diverso, così speciale
da catturare occhi a miliardi
e rieducarli al gusto dei colori.

E giunga un’alba
per una volta schiamazzante,
capace di svegliar gli indifferenti
e dare avvio al primo vero giorno.

Mi salvi il bello
dai disarmonici disegni fatti,
dai miasmi del fumo delle bombe
e dell’altro, ancor più denso,
del non uomo.

Aurelio Zucchi

Published in: on febbraio 16, 2015 at 06:58  Comments (3)  

Ballata

Ho così amato la vita poetica.

Ho sentito in profondità – la Cantica.

Di entusiasmi qua – ne trovo ben pochi.

Se prendo il treno – vuol dire che sono stanco.

Di entusiasmi si vive – anche se pochi.

L’adrenalina è l’acqua – senza il fango;

è una particella magnifica.

Ho così voluto una luce poetica.

Ho avvertito dentro di me – la Cantica.

Come un banchetto di satiri neri

ho ascoltato le infamie e l’invidia.

Combatto contro i cumuli neri:

gli invidiosi corrosi d’accidia;

però sostengo la grande fatica. 

Ho così pensato in veste poetica.

Ho parlato con voi – della Cantica.

Giancarlo Giudice

Published in: on febbraio 16, 2015 at 06:57  Comments (1)  

Scheletri d’amore

Una parola estiva

in riva al mare

ritorna a questi tempi

senza sole

troppo scollata

per sembrare vera,

il verso irresistibile

che scaturì

dagli occhi di un sorriso

sulla pelle nuda

in pasto al sole

dove diluvio

di pensieri affonda

l’inverno ha rattrappito

lasciando

il senso vuoto

che fa male

degli arbusti di spine,

scheletri d’amore

nella solitudine del palco

dove ho raccolto rose.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on febbraio 16, 2015 at 06:55  Comments (8)