Gavino sempre sugli scudi!

Amici, non facciamo in tempo ad “archiviare” un successo di un nostro poeta che subito un’altro amico del Cantiere si impone all’onore della cronaca: è la volta del nostro Gavino Puggioni, che sabato 28 febbraio ha conseguito il II° posto alla settima edizione del “Premio Poesia dell’anno” di Quartu Sant’Elena, sezione poesia religiosa, con la sua “Da qui a Santiago di Compostela”. Nel tributare un applauso al caro Gavino augurandogli ulteriori e sempre più ambiti riconoscimenti, siamo sicuri di farvi cosa gradita pubblicando qui di seguito il brano vittorioso. Buona lettura!

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DA QUI A SANTIAGO DI COMPOSTELA

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Il cammino del pellegrino

una lunga traccia di civiltà

orme sconosciute, di donne e uomini

nei solchi e nel destino della terra,

nei dove, nei sentieri di pietra

alla ricerca di se stessi

seppure guidati da una Stella

rimasta nei secoli sola e abbandonata

oggi, teoria di visioni ma anche di speranza

camminando…

camminando…

disegnando un sogno

immortale e irraggiungibile

come afflato divino

dedicato a volontà terrene…

e non siamo ancora arrivati

.

Gavino Puggioni

Published in: on marzo 5, 2015 at 08:21  Comments (11)  

Poesia maledetta

 

Va’ via! Pensiero ladro e maledetto
che al viver della vita
opponi – e a garantir ti ci strapazzi –
il buon riuscir d’una burocrazia
meschina, e stravagante, ed assassina!

Che non la vita canti,
ma chi la vita toglie di sua mano,
e che beffardamente vuoi impunito
e pronto a nuovo eccidio.

Maledetto pensiero, che t’affanni
a dar la protezione a chi delinque,
e sol resti appagato
se riesci in quell’intento
farneticante, che a far ciò ti spinge!

Che pur sia maledetto ciascheduno
che della civiltà ne fa bordello,
e scarico di fogna puzzolente.

E maledetto ognun che s’approfitta
di cariche e mandati
per mettere i bisogni alla berlina, e
– d’onestà dimentico –
insiste a fare ciò che sol gli preme.

Armando Bettozzi

Published in: on marzo 5, 2015 at 07:49  Comments (3)  

Vorrei

Vorrei cucirti addosso

un abito su misura

                          a perdifiato

un bel macramè

                            solo per te

balze epiche pieghe e pizzi

in un solo giorno finirlo potrei

tramutando

con cura

velluto e raso

 

sì  non a caso

un vestito

infiorato

solo  per te

un arcobaleno assolato

lo farei…

t’ avvolgerei.

Aurelia Tieghi

Published in: on marzo 5, 2015 at 07:29  Comments (8)  

Umanidi

Birilli,
all’ occhio della mente,
tutti diversi,
tendenzialmente
uguali,
figli del caso,
il genere umano.

Irregolari
nei particolari
della forma
non della sostanza.

Imperfetti
in laboratorio
perfetto,
autoregolamentante
nell’ interno
viziato.

Limitati nel tutto del cervello
ne’ propri sensi

(menomato nel cerebro e nel corpo ma sicuro ugualmente al mio destino, vivendo proiettato nel passato, tendendo a esorcizzare il mio futuro . . .)

anchilosato in parte
non si trovano
due uguali
neppure tra gemelli.

E’ solo istinto,
il denominatore
comune tra le genti,
di sopravvivenza
e, come il caso,
siamo in atrofìa
dall’originario,
senza la clonazione
di perfetti
che raggiungano il top
degli antichi splendori.

Se non ci distruggiamo
da soli prima
del limite del ciclo,
che ritorna
in Big Crunch,
ricominciando (daccapo?)
in altro Dove.

Paolo Santangelo

Published in: on marzo 5, 2015 at 07:16  Comments (5)  

Veleggiando

Veleggiando verso l’incerto
lungo una scia in piena tempesta,
creata da un vento dispettoso
che sospinge nubi in un cinereo cielo
e rovescia acqua incandescente,
mi tengo ben salda alle sartie
per non venire trascinata nel gorgo
di incubi che paiono non aver mai fine,
con l’intenzione di scivolare lentamente
e pacatamente sulla strada della vita
verso mete sconosciute, alla ricerca
di nuovi stimoli che spengano la noia
iniettando nuova linfa vitale nelle vene

Patrizia Mezzogori

Published in: on marzo 5, 2015 at 07:11  Comments (14)  

Rimmel

 

E qualcosa rimane,
fra le pagine chiare e le pagine scure,
e cancello il tuo nome dalla mia facciata
e confondo i miei alibi e le tue ragioni,
i miei alibi e le tue ragioni.
Chi mi ha fatto le carte
mi ha chiamato vincente, ma uno zingaro è un trucco.
E un futuro invadente, fossi stato un pò più giovane,
l’avrei distrutto con la fantasia,
l’avrei stracciato con la fantasia.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro.
ancora I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.

Santa voglia di vivere
e dolce Venere di Rimmel.
Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi
se per caso avevo ancora quella foto
in cui tu sorridevi e non guardavi.
Ed il vento passava
sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona
e quando io, senza capire, ho detto sì.
Hai detto “E’ tutto quel che hai di me”.
È tutto quel che ho di te.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro.
Ancora I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare con chi vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.

FRANCESCO DE GREGORI

Published in: on marzo 5, 2015 at 07:01  Comments (3)