Sapori di marzo

Nell’aria c’è l’urlo

di alberi spogli

che gridano al vento

Il sole, s’affaccia

da coltre di nubi

si scioglie il torrente

che scorre di guizzi

che il vento frantuma

e sordo furore

tra versi giganti di pini

non nuoce le piccole faci

ridenti, passeggia

sull’onda nei campi

di vecchi canneti riarsi

e plaghe di verde risveglia

tra ciuffi di sterpi

di bianco violetta di giallo

su suolo sentiero che odora

di primi sapori di marzo

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on marzo 15, 2015 at 07:41  Comments (2)  

Lasciatemi solo

Lasciatemi solo

il giorno e la notte in cui

mi alternerò alla vista

dell’ultima mia insonnia,

del mio caffè perfetto.

 

Lasciatemi solo

coi piedi incastrati nello scoglio,

il mio foulard sette colori

da sventolare con rispetto

all’alba che mi sveglierà.

 

Lasciatemi solo

se i miei occhi voi vedrete

affondare nel sottostante mare

mentre concluso é lo sbadiglio

al primo affiorare dei colori.

 

Lasciatemi solo

nel corso del mio lungo mattino

indaffarato come io sarò

nella ricerca di un sorriso uno

o di un bambino che la mano porge.

 

Lasciatemi solo

durante il pranzo mio migliore,

fortuna brio e malinconia

disposti a cerchio sul piatto

e in mezzo il fico d’india da sbucciare.

 

Lasciatemi solo

se mi assopisco un mezzo pomeriggio

giacché non è che dormir riesco

pensando già alla sera che verrà

o alla stella che s’accenderà per prima.

 

Lasciatemi solo

al primo vecchio lampione acceso

quando il suo cono risucchia la mia vita

e Icaro spettrale nella sua luce volo

per poi scagliarmi sull’asfalto nero.

 

Lasciatemi solo

al caldo plaid che voglio benedetto

e invece è così fredda la sua lana

che tutto il corpo addosso gli strofino

quasi che sia io a dover dare tepore.

 

Lasciatemi solo

quando alla fine è tutto a posto,

quando assomiglio a un figlio

che ad alta voce chiama mamma

e ad alta voce si domanda dove sarà.

 

Lasciatemi solo

nelle mie ore del riposo atteso

quando tra un sonno e l’altro ancora

mi sforzo di sognare in grande,

di ritrovare le persone amate.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 15, 2015 at 07:40  Comments (3)  

La vita

Con il dono della vita Dio dona a tutti noi una parte di
paradiso terrestre, spetta a noi trovarlo.
A volte la vita è triste, cupa, avara, sembra ingiusta,
molto spesso non ci si guarda intorno, non si riesce a vedere oltre la nebbia che ci circonda.
Si vorrebbe poter avere un cancellino per eliminare le parti della vita che ci fanno più soffrire, non ci soffermiamo mai
a pensare cosa si vuole veramente e cosa sia veramente il dono che Dio ci ha dato.
A me Dio ha donato un paradiso colmo d’amore, di gioie, dove non sarò mai sola, dove ogni volta che ne ho bisogno c’è qualcuno pronto a porgermi una mano, mi ha insegnato
ad amare il mio prossimo e questo mi da gioia.
Il Signore però mi ha insegnato anche cosa è la sofferenza spirituale, nel mio grande paradiso ha messo un albero, verso
il quale io volgo il mio sguardo, senza capire, e farmene una ragione. Il mio albero proibito si chiama amore di padre: nei tanti anni della mia vita non ho mai voluto rassegnarmi, vivere
senza questo amore, per questo non ho goduto pienamente delle gioie che la vita mi ha dato.
Non avevo capito che questo era il prezzo che dovevo pagare
per capire i suoi doni.

Gianna Faraon

Published in: on marzo 15, 2015 at 07:22  Comments (3)  

Fantasia del Primo Maggio

FANTASÎ DAL PRÉMM ED MÂZ

Truvèrs al Prémm ed Mâz däntr al râz
d òc’ ed dòna intäns indagadåur
ch’al zairca int al pulvésscol d’un såul
scunfétta dal padrån dimondi mât
ch’an vôl ancåur capîr che al lavurîr
al cåssta al famai intîri pió che l’ôr!

E in cânbi inquinamént e malatî
in zîl al mèr o in bici int äl fâbric:
s’a pséss avairi in mänt zérti râfic
bòni par dsfèr äl såu furbarî!

Pò ai fangén pûr un månd nôv
fèr nâser cuvand zelèst un ôv!

§

Trovarsi il 1° Maggio dentro al raggio
d’occhio di donna intenso indagatore
che cerca nel pulviscolo d’un sole
sconfitta del padrone che assai pazzo
non vuole ancor capire che il lavoro
costa a famiglie intere più dell’oro!

E in cambio inquinamenti e malattie
nei cieli al mare o in bici nelle fabbriche:
potessi averle in mente certe raffiche
atte a squagliar le loro furberie!

Indi ai fanciulli puri un mondo nuovo
far nascere covando azzurro uovo

Sandro Sermenghi

Published in: on marzo 15, 2015 at 06:58  Comments (1)  

Il grande poeta ritorna

THE GREAT POET RETURNS

When the light poured down through the holes in the clouds,
We knew the great poet was going to show. And he did
A limousine with all white tires and stained-glass windows
Dropped him off. And then, with a clear and soundless fluency,
He strode into the hall. There was a hush.His wings were big.
The cut of his suit,the width of his tie, were out of date.
When he spoke,the air seemed whitened by imagined cries.
The worm of desire bore into the heart of everyone there.
There were tears in their eyes.The great one was better than ever.
“No need to rush”, he said at the close of the reading,”the end
Of the world is only the end of the world as you know it.”
How like him,everyone thought.Then he was gone,
And the world was a blank. It was cold and the air was still.
Tell me, you people out there, what is poetry anyway?
                Can anyone die without even a little?

§

Quando la luce si riversò da uno spiraglio fra le nubi,
capimmo che il grande poeta si sarebbe mostrato. E così fu.
Scese da una limousine con le gomme bianche e vetri
fumé, quindi con andatura nitida e felpata,
entrò nella hall. Si fece silenzio. Aveva ali grandi.
Il taglio dell’abito, la larghezza della cravatta, erano datati.
Quando parlò, l’aria parve sbiancata da grida immaginarie.
Il tarlo del desiderio penetrò nel cuore di tutti i presenti.
Avevano le lacrime agli occhi. Il grand’uomo era al massimo.
“Non c’è fretta,” disse concludendo la lettura “la fine
del mondo è solo la fine del mondo che conoscete.”
Tipico di lui, pensarono tutti. Poi non lo si vide più,
e il mondo fu vuoto. Faceva freddo e l’aria era ferma.
Ditemi, voi laggiù, cos’è in fondo la poesia?
         È possibile morire senza averne almeno un po’?

MARK STRAND

Published in: on marzo 15, 2015 at 06:51  Comments (2)