Un vento amico

mi sussurra il verso

del tuo nome

col suono informe delle onde

e la luce lontana di un fanale.

Mi raggiungi la sera,

sgomitoli gli anelli

di penombra

dove segreti umori

convergono

sulla tendina a rete

che dipana la luce

di un lampione

e la stilizza alla parete

della mia stanza

dove uno specchio gioca coi barlumi,

coi dolci torni

aleggi sulle sponde

e confondi il cuscino

col tuo corpo,

complice il mago

che non regala

le sue foglie d’oro,

ma le impresta soltanto,

mi lascia la dolcezza

poi scompare.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on marzo 24, 2015 at 07:43  Comments (6)  

Elegia I, 12

Quid mihi desidiae non cessas fingere crimen,
    quod faciat nobis Cynthia, Roma, moram?
tam multa illa meo divisast milia lecto,
    quantum Hypanis Veneto dissidet Eridano;
nec mihi consuetos amplexu nutrit amores                 
    Cynthia, nec nostra dulcis in aure sonat.
olim gratus eram: non ullo tempore cuiquam
    contigit ut simili posset amare fide.
invidiae fuimus: num me deus obruit? an quae
    lecta Prometheis dividit herba iugis?                 
non sum ego qui fueram: mutat via longa puellas.
    quantus in exiguo tempore fugit amor!
nunc primum longas solus cognoscere noctes
    cogor et ipse meis auribus esse gravis.
felix, qui potuit praesenti flere puellae                 
    (non nihil aspersus gaudet Amor lacrimis),
aut, si despectus, potuit mutare calores
    (sunt quoque translato gaudia servitio).
mi neque amare aliam neque ab hac desistere fas est:
    Cynthia prima fuit, Cynthia finis erit.

§

Perché non smetti di intentarmi, Pontico, l’accusa di pigrizia
che a Roma, a sentir te, mi tratterrebbe?
È lei che è ormai lontana dal mio letto tante miglia
quanto dista l’Ipani dal veneto Eridano;
Cinzia ora più non nutre il nostro amore nei consueti amplessi
né più al mio orecchio dolcemente parla.
Un tempo le ero caro: in quei giorni, a nessun altro avvenne
d’amare con altrettanta fiduciosa certezza.
Fummo oggetto d’invidia: fu un dio che mi fece sprofondare,
o fu quell’erba, sul Caucaso raccolta, che divide gli amanti?
Non son più quel che ero: lunghi viaggi trasformano le amanti.
In poco tempo, quale grande amore se n’è fuggito!
Per la prima volta son costretto a conoscere da solo le lunghe notti,
e ad essere molesto io stesso alle mie orecchie.
O felice colui che davanti all’amata poté versare lacrime
(s’allieta Amore alle lacrime sparse),
ma felice anche colui che, disprezzato, poté mutare i suoi affetti
(c’è un po’ di gioia anche a cambiar padrone!).
Per me sta scritto che non potrò amare un’altra, né staccarmi da lei:
Cinzia fu la prima, Cinzia sarà anche la fine.

SESTO AURELIO PROPERZIO

Published in: on marzo 24, 2015 at 07:16  Comments (2)  

Per gli ottantatre anni di mio padre Angelo

L’ilarità degli infedeli, il peso
le mitiche ascensioni
e le mani nella terra.
Il doposcuola pazzo degli angeli
il vulcano, nascosto nel dialetto
e nei calici; il lavoro
il sonno delle due meno un quarto
i piedi gonfi
i denti da poggiare al lavabo.
L’uomo sfatto
cantore di miseria e di donne da sognare;
galanterie di un tempo che fu
tra l’operoso, e dei cioccolatini incartati.
Un’agendina
col numero di quelli lontani
e le chiamate, a voce alta come t’uscisse una canzone.
Auguri padre
ti porterò la grappa dei vecchi
oppure niente; soltanto questa faccia che corre
un po’ la tua
un po’ banale e piena di musica, passioni
silenzi programmati
ed altri naturali.
Perché c’abbiamo poco da dire
io e te insieme, ma farlo manda su gli astronauti
e cresce il grano.

Massimo Botturi

Published in: on marzo 24, 2015 at 07:09  Comments (7)  

Come l’ultimo giorno o il primo

Come l’ultimo giorno o il primo
Come mettersi seduto in attesa
Come pietra levigata dal tempo
Che sia memoria di me ogni passo nel mondo
Di me oggi libera di rinunciare ad ogni corsa
Metto l’anima in guardia
Da probabili rancori
Come sogno veloce nella notte
Che non ricordo al mattino
Il passato mi libera da ogni colpa residua
Da ogni amore fallito
Da ogni figlio solo pensato
Come l’ultimo giorno o il primo
Resto in attesa ed è la speranza
A tenermi in vita
Come fiato sospeso sul futuro.

Maria Attanasio

Published in: on marzo 24, 2015 at 07:03  Comments (3)  

Il cielo capirà

Il cielo capirà

Di vento da nord il mare s’abbiglia

e questo nuovo azzurro mi confonde.

Ancora qualche barca tergiversa,

saranno pescatori d’altri tempi.

Le sberle d’acqua non fanno male.

Ingobbito, l’orizzonte resiste.

Non guardo su, il cielo capirà.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 24, 2015 at 06:50  Comments (3)