Il canto di Danila

L’amica Danila Oppio ci segnala l’uscita di due pubblicazioni per i tipi della casa editrice “L’ArgoLibro” di Agropoli (SA). La prima, “Canto a due voci” è una silloge in cui Danila si alterna con il poeta Tommaso Mondelli in un inedito scambio di suggestioni poetiche ben illustrato in questa recensione dell’editore Francesco Sicilia . La seconda è invece una antologia “a tema”, che raccoglie i migliori brani (saggi, poesie e racconti) partecipanti al concorso “Il Canto della Fata”, una iniziativa curata dall’Associazione “Gli Occhi di Argo” e dalla stessa Casa editrice/Libreria indipendente “L’ArgoLibro” con l’intento di esplorare l’universo favolistico e culturale legato al mondo delle fate (anche di questo volume potrete trovare qui una esauriente recensione). Naturalmente in questa raccolta è presente anche la nostra Danila, che ci ha ormai abituati ai suoi exploit editoriali. Nel raccomandarvi i due titoli ci complimentiamo ancora una volta con lei augurandole gli ulteriori riconoscimenti e successi che sicuramente non tarderanno ad arrivare!

Il Cantiere

Published in: on marzo 27, 2015 at 19:58  Comments (6)  

Il passero solitario

Lonely sparrow

D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de’ provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch’omai cede la sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell’aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni nostra vaghezza
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all’altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest’anni miei? Che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.

GIACOMO LEOPARDI

Published in: on marzo 27, 2015 at 07:37  Comments (7)  

Giochi di parole

Le parole accorrono,
sottendono a volte,
più spesso sostengono.
Risalgono chine
di fiati perduti,
accordano frasi
a chiarire concetti,
confondono idee
in sonora espressione.
Quanti misteri prodotti
nel loro silenzio,
quant’altri snodati
dipanando pensieri.
Impetuose soccorrono
ostili tradiscono,
fermano immagini,
poi negano il resto.
Di tutti sposano voci
di chi, come me,
spera di dire, di dare…
ciò che le mani non sanno
ciò che lo sguardo raccoglie.
Di colori non han pregiudizio
di idiomi, di dialetti a milioni.
Dell’umana lingua
in eterna passione
esse sono le amiche
nemiche, le amanti.

Daniela Procida

Published in: on marzo 27, 2015 at 07:34  Comments (5)  

Accoglienza

Il dolore si asciuga con l’amore

mare profondo accoglie

ogni piccolo pesce

anche le seppie di rancore

si lisciano e perdono la loro efficacia

se riesci a raggiungere il dolce abisso

dove facile è lasciarsi andare

dove scivolare è semplicemente

raggiungere il cielo libero e infinito,

dove puoi lasciare il tuo vero testamento

scritto con l’inchiostro vivo del cuore.

Roberta Bagnoli

Published in: on marzo 27, 2015 at 07:13  Comments (5)  

L’inutile sapere (Un calicantus muore)

Non che uno come me possa dire io so tutto-
che uno si carichi di suo dei suoi pesi-
che rubi il profumo dell’inverno-
che al tramonto strappi in fiori e in rami il calicantus-
o salga un sentiero bianco fra le nuvole di piombo-
piombo nelle mani- 
neve congelata nelle vene-
stretto il mio destino pesa-
se ben capisco cose ed un riflesso- 
e lo rapisco-
sarà come aver rubato al tempo lo scandaglio alle profondità-
e al suo passare o non avrò il tempo di chiedere perchè-
o non avrò il pensiero di pregare-
non so dire- 
che so tutto di una piastrella ancora bianca-
non so capire se una piastrella nera illumina d’immenso un pavimento-
o dove s’accenda una luce di corsia…
non ho sancito io le mie sanzioni.

Enrico Tartagni

Published in: on marzo 27, 2015 at 07:13  Comments (2)  

A Bea

sono ancora qui con il mio silenzio fitto
le mie parole tirate con la lenza.
ti penso e scriverti un po’ mi consola:
mi pare di vedere la tua finestra accesa
mi pare che m’abbracci e forse mi sorridi

eri bella amica, sorella di pen/na, cosi bella
che pensarlo mi arresta, perché manchi
a me, alla tua casa in cui tracce d’infinito
lasciasti, colma di poesia, di volti amici.

scriverti mi riempie di nostalgia

e un bocciolo di rugiada si schiude nell’anima.

Anileda Xeka

Published in: on marzo 27, 2015 at 07:08  Comments (3)