Indifferenza e solitudine

Cupi rintocchi manda la campana
s’annuncia un funerale
piazza deserta chiesa semivuota
là una povera bara
spoglia misera senza un fiore
accanto tre persone
tremanti canute malvestite
un solo prete
unico assistente il sacrestano
alla domanda mia
era un povero barbone la risposta
il guaito di un cane in lontananza

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on marzo 28, 2015 at 07:48  Comments (15)  

Quattro colori per una sera

.
Scese
la sera
in molle abito
grigio
e una nuvola
rosa
giocava
tra i rami
neri
del melo.
Su
ancora più
su
sorrideva
la Luna
in falce
argentata,
dove appesi
filigrane
di gioia.
.
Graziella Cappelli
Published in: on marzo 28, 2015 at 07:40  Comments (9)  

XXXIV

Se acabó el extraño, con quien, tarde
la noche, regresabas parla y parla.
Ya no habrá quien me aguarde,
dispuesto mi lugar, bueno lo malo.

Se acabó la calurosa tarde;
tu gran bahía y tu clamor; la charla
con tu madre acabada
que nos brindaba un té lleno de tarde.

Se acabó todo al fin: las vacaciones,
tu obediencia de pechos, tu manera
de pedirme que no me vaya fuera.

Y se acabó el diminutivo, para
mi mayoría en el dolor sin fin
y nuestro haber nacido así sin causa.

§

Finita con lo strano con cui tardi
la notte ritornavi a suon di chiacchiere.
Nessuno ad aspettarmi,
il mio posto ordinato, bene il male.

Finita è anche questa sera calda,
l’ampia tua baia, le grida; le ciarle
con tua madre, finite,
che ci serviva un tè pieno di sera.

Finito in fondo tutto: le vacanze,
la tua prona obbedienza, ed il tuo modo
di chiedermi che non andassi fuori.

Ed è finito già il diminutivo
del mio dolore adulto e senza fine,
l’esser nati così senza motivo.

CÉSAR ABRAHAM VALLEJO MENDOZA

Published in: on marzo 28, 2015 at 07:32  Comments (1)  

La lunga doppia fila d’alti pioppi

La lunga doppia fila d’alti pioppi
diritta ed allineata,
era a badar lo scorrere tranquillo
dell’acqua con le bianche nubi immerse
come mio padre e mia madre
erano al mio andare
sentinelle costanti e premurose.
Come scorrono i giorni incorniciati
nei fogli lisci d’ogni calendario,
per la piana andava il fiume a scoprire
l’eterno ugual che lo portava al mare…
Piegava, all’ansa, l’andare originale,
e oltre, forse, il nuovo….
E presto fu l’incontro e il mescolarsi
ad acque nuove e il seguitare, insieme…
E poi…il disperdersi nell’infinito.
Dove anche noi, andremo,
oltre lo scorrer nostro
tra piene e magre da affetti protetto,
e quei che da lì, ancor, proteggeremo.

Noi – il fiume tra gli argini alberati –
come treno e binari,
nel comune andare oltre ogni ostacolo,
al comune traguardo,
a ritirare il nostro premio, insieme
tra lo sguardo amoroso di chi segue…

Armando Bettozzi

Published in: on marzo 28, 2015 at 07:13  Comments (2)  

Il cuore della notte

Ha un cuore la notte

che dissimula nel buio

angosce e sorrisi.

 

È stanca la notte

d’essere complice

di efferati delitti

o di dolorose indifferenze

dopo aver veduto labbra sfiorarsi

mani intrecciarsi.

Udito parole appassionate

dolcemente sovrapporsi

in grida gioiose, ansimanti passione.

 

A volte il silenzio è conquista

che soffoca acredini

e abbassa sino a spegnerli

toni aggressivi e minacciosi.

L’amore ancora esiste

ma spesso è prevaricato

dalla fatalità della sorte.

 

Elide Colombo

Published in: on marzo 28, 2015 at 07:02  Comments (6)