Capolavoro

Oh, avrei dovuto ucciderti per tutti i falsi d’autore
che mi hai scambiato per baci,
le farfalle celesti che dicevi – i tuoi occhi – a cui hai sparato
prima che il sole tornasse a bruciarli
agonizzanti, rotondi, genuflessi…
sì, sono il tuo bambino di carta appeso alle pareti dei treni
quando come un soldato correvo alle armi, la tua chiamata d’amore…
portavi sempre mutande rosse perchè dicevi di essere comunista
ed a me non importava di essere il tuo deportato
perchè ero cieco e mi bastavano le narici…
come è stupido grattarsi la testa mentre fuori tutto muore
ma lo sapevo fare bene, era il mio talento,
e adesso che le mie farfalle celesti sono tornate dalla guerra
ho compreso il metro delle tue diciture
e sono contento di non averti uccisa per i tuoi falsi d’autore
scambiati per baci, perchè non eri tu, ma io, il tuo capolavoro…

Massimo Pastore

Published in: on aprile 30, 2015 at 07:34  Comments (1)  

Statistica

Con addosso gli anni
Di un Cristo che ha vissuto più vite
Resti distesa tra lenzuola sudate
E tutto ti commuove
Poi più niente ti commuove.

Non ti pesa sulle braccia illividite
Il futuro che non hai
Né il passato
Che leggo in ogni tua ruga sospesa
Tra il dolore e una presunta tregua artificiale
Offerta da medici mediocri
Che non hanno parole
Non sprecheranno il cuore.

Non sei che un numero piccolo
Compreso in uno più grande
Il tuo tempo di resistenza alla malattia
Presto sarà solo statistica-

Maria Attanasio

Published in: on aprile 30, 2015 at 07:28  Lascia un commento  

Acqua nell’acqua

Accolgo la luce che s’inerpica improvvisa

Il raggio caldo, l’allungarsi dello stelo.

Fiore bianco di un sanguigno immaginario.

E siedo sulla zavorra di pietra. Legno duro

Della tua quercia immolata. Fin dentro le vene

Cola il dissetarmi della notte. Ti sento liquido

Tramutarsi di un’alba che strattona le stelle.

Tutto fiato, lingua, rotondi desideri,

dialogo di cosce pronunciate tra labbra di fuoco

e te che mi racconti le prodezze di un dio

che mi sveste della più miserabile vergogna.

Lady Rose

Published in: on aprile 30, 2015 at 07:14  Lascia un commento  

Eskimo

Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l’estate finiva più “nature” vent’ anni fa o giù di lì…
Con l’incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca “l’Unità”,
la paghi tutta, e a prezzi d’ inflazione, quella che chiaman la maturità…

Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perchè,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos’ è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent’ anni allora, i quasi cento adesso capirai…

Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c’ era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò…

E quanto son cambiato da allora e l’eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent’ anni fa!

Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all’ anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò…

Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perchè mi amavi non l’ ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perchè fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me…

Infatti i fiori della prima volta non c’ erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch’ io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos…

E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell’ LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l’ avevamo mai fatto e noi che non l’ avremmo fatto mai,
quell’ erba ci cresceva tutt’ attorno, per noi crescevan solo i nostri guai…

Forse ci consolava far l’ amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L’amore fatto alla “boia d’un Giuda” e al freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia!

E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può…
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l’Hi-Fi…

Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perchè
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità…

Perchè a vent’ anni è tutto ancora intero, perchè a vent’ anni è tutto chi lo sa,
a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’ età,
oppure allora si era solo noi non c’ entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch’è rimasto dimmelo un po’ tu…

E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s’ è perso o no a quei party…

Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai…

FRANCESCO GUCCINI

Published in: on aprile 30, 2015 at 07:13  Lascia un commento  

Sepolcri imbiancati

Certo che Tartuffe era un dilettante.

L’ipocrisia ha fatto passi avanti:

sdegno, dolore per i molti, tanti

morti? Un ritornello replicante.

 

Di chiacchiere ne fanno proprio tante:

per obnubilare noi abitanti

chiamerebbero in causa pure i santi.

Ma il mare di carrette è traboccante.

 

La civile Europa non pensa che al grano,

pietà, umanità albergano altrove,

così la ricaduta rende vano

 

ogni sforzo per reperire un dove

che dia asilo a chi tende la mano

dopo aver superato dure prove.

 

Umberto Marinello

Published in: on aprile 30, 2015 at 07:03  Lascia un commento  

Furbi e minchioni

Da due ore siamo in fila e la coda non si muove
lo sportello della posta è già pronto alla chiusura
quale iella che sfortuna qui bisogna ritornare
poi si sente una vocina ho la mamma all’ospedale
grave prossima a morire su lasciatemi passare
commozione generale su lasciatela passare
sorridente eccola là la sua pratica sbrigata
giro l’occhio e per caso guardo là fuori
sull’opposto marciapiedi ride pure una vecchina
la mammetta sì morente della furba signorina,
in attesa seduto sono nel salone dell’ infermeria
già il sangue cavar mi devon per poi questo analizzare
alto centoventitre il progressivo bigliettino per entrare
non so quanto il tempo in ansia dovrò quindi qui aspettare
anche qui caso non strano una voce forte roca strafottente
senza in faccia alcun guardare lesto del laboratorio
apre la porta e poi grida come a se stesso: “con l’infermiera
devo sol parlare”, dopo cinque o sei minuti poi riappare
questo tale con al braccio un vistoso cerottino e ridendo
infin saluta quel centinaio me compreso di minchioni.
Ai parcheggi alle vie prese contromano non si contan le furbate
quanti invalidi tu trovi pure medici fasulli lì mai visti residenti
patacche false sui cruscotti momentanee di disabil carrozzine
non più oggi patria Italia di poeti navigatori santi
ma di furbi e di furbetti e per equo contrappeso di fresconi.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on aprile 29, 2015 at 07:06  Comments (8)  

Dentro un addio

Addio2

Da quando
Hai smesso di amarmi?
Poco alla volta, o tutt’a un tratto?
Da quando, come un ratto
Sei fuggito da me?
Mi vuoi come amica
Ma non posso starti accanto
Desiderando da te altro
Dici: non voglio farti soffrire.
E per questo mi abbandoni?
Dove sono finiti i tuoi buoni
Propositi? Dentro un addio?
Io so solo che se mi lasci
Non sarai più mio

Danila Oppio

Published in: on aprile 29, 2015 at 07:02  Comments (5)  

Scrivimi una mail

che dopo io ne faccio poesia.
Scrivimi del tempo ormai passato
di quelle magiche buone notti
che leggevo al canto dei grilli
o durante il lento cadere della neve.

Scrivimi una mail
che poi io ci ricavo poesia.
Anche con la quotidianità
di un dolce fatto con amore,
con lo sbocciare di un fiore.

E poi, in fin dei conti,
non facciamo giri di parole.
Scrivimela questa mail.
Perché la voglio
e ti amo.

Sandra Greggio

Published in: on aprile 29, 2015 at 06:54  Comments (10)  

Libagioni

Suvvia dunque,
portaci un orcio, ragazzo,
di modo che beva d’un fiato,
versando dieci parti d’acqua e dieci di vino,
affinchè di nuovo io possa baccheggiare sfrenatamente.
Suvvia, di nuovo non più così con chiasso e urla
pratichiamo la bevuta sciitica,
ma sorseggiando fra canti leggiadri.

ANACREONTE

Published in: on aprile 29, 2015 at 06:52  Comments (3)  

Solo

Solo, in una notte orfana del tempo,

solo il fruscio dei più bei ricordi,

saprei pur sempre dedicar me stesso

e quanto ancor di me rimane, al mare.

Quante stelle chiamerei a raccolta…

per prime, quelle in cui spesso m’imbatto

al primo mio voltarmi in alto

quando quaggiù stanco è lo sguardo.

 

Solo, invischiato nelle lunghe ombre

delle colline inginocchiate a riva,

nulla avrei di che dividere con altri

se non, poi, il raccontar l’evento.

Solo, anche se a farmi compagnia

di onde e onde ci fosse il bacio,

di linea d’orizzonte la presenza

e di sirene ridestate il suono.

 

Quante cose potrei dire, solo…

a un lombrico in lotta con la sabbia,

a una barca che a salpar m’invita,

a un amore celato chissà dove.

Solo, in una notte orfana del tempo,

solo il fruscio di certi nuovi sogni,

saprei pur sempre dedicar me stesso,

e quanto ancor di me rimane, al mare.

 

Solo?

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 29, 2015 at 06:50  Comments (3)