Il dolore è amore

La speranza è un cane
che chiede un po’ di carezze.
Solo è il poeta
che cerca con gli occhi
uno straccio d’amore.
Scrivi, poeta,
col brontolìo del mare
nello stomaco vuoto.
Ama il tuo dolore,
perché hai solo lui
che ti porta per mano
al misero spaccio
dell’amore.

Simone Magli

Published in: on aprile 3, 2015 at 07:38  Comments (10)  

Verrà il giorno

Verrà il giorno
che sarò collina
assopita
di sabbia e vento
ulivo ingobbito
in nodi d’argento
cinciallegra sopra
la mimosa quando
sfiora
ranocchio gonfio
in ridente spanciata
lucciola e grillo
ramarro e tartaruga
lumachina estiva o
ratto infante
verrà giorno
che Venere o Vega
sentirò mie
e le nuvole saranno
le lenzuola.

Tinti Baldini

Published in: on aprile 3, 2015 at 07:36  Comments (11)  

La strada della croce

La strada sente

il peso della croce

a ogni passo,

il canto dell’amore

è un coro di preghiere

e di lamenti,

la passione e morte

suona come silenzio di campane,

gli occhi del cielo sentono

la luce che si leva dal dolore

il terzo giorno.

Pasqua si affaccia

si volta e guarda il mondo,

emuli farisei

vede ancora

scagliati sulle greggi

e sui pastori,

pensa forse rischiare

un altro figlio

per salvare

le belve umane?

I pensieri del cielo

non entrano nel cuore

dei mortali manomessi

dall’odio e dall’orrore.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on aprile 3, 2015 at 07:35  Comments (13)  

La mia

A volte
la scrivo su di un foglio
scorrendo con la penna
altre la batto su quei tasti.
Si riempion quegli spazi
la sposto, la cancello
cercando
di imprimere un modello
la infilo
più ad orecchio nel sentire
la vivo quasi fosse
quel mio cortile
la canto
come fosse una canzone
allora diventa una passione
che tengo stretta, è viva
pulsa dentro
e mai, non muore.

Il Passero

Published in: on aprile 3, 2015 at 07:08  Comments (14)  

Mi alzano alla croce

Golgota

Padre, non giudicarlo
questo mio parlarti umano quasi delirante,
accoglilo come un desiderio d’amore,
non guardare alla sua insensatezza.
Sono venuto sulla terra per fare
la tua volontà
eppure talvolta l’ho discussa.
Sii indulgente con la mia debolezza,
te ne prego.
Quando saremo in cielo ricongiunti
nella Trinità
sarà stata una prova grande
ed essa non si perde nella memoria
dell’eternità.
Ma da questo stato umano d’abiezione
vengo ora a te, comprendimi,
nella mia debolezza.
Mi afferrano, mi alzano alla croce
piantata sulla collina,
ahi, Padre, mi inchiodano le mani e i piedi.
Qui termina veramente il cammino.
Il debito dell’iniquità è pagato all’iniquità.
Ma tu sai questo mistero. Tu solo.

MARIO LUZI

Published in: on aprile 3, 2015 at 07:00  Comments (3)