Carpe diem

Finché il giorno sorride

io guardo ciò che vive

della camelia in fiore

il sanguigno turgore

 

ma chiusi gli occhi, in cuore

rotolano pensieri

tinti in gamma di grigi

invitati sgraditi

puntualmente ritornano

e ostinati rimangono

aggrappati ai neuroni

affamati predoni

della mia quiete.

 

Cerco allora in affanno

di sottrarmi al linciaggio

in quel raggio di luna

che trafigge l’imposta

e risciacqua i timori;

mi proietto al di fuori

e respiro i rumori

rarefatti di vita;

 

lenta, l’ansia si quieta

e la mente distesa

si affida al “carpe diem”

 

Viviana Santandrea

Published in: on aprile 7, 2015 at 07:38  Comments (4)  

Fino a quando… la pace?

FÉN A QUAND… LA PÈS?

Par la strè,
ló e lî cån ló,
i s n andèven pensànd:
cosa dégghia
cosa fâghia?
L éra zért che riavsinères
l éra un pôc un arnunzièr
l éra un pôc… cme tôrla pérsa.
Mo i pasèven svélti äli åur
caminànd,
ló e lî cån ló:
cosa dégghia
cosa fâghia
par turnèr ai ténp pasè
e prevàddren di futûr?
Par la strè,
ló e lî cån ló,
zura/menta-nd s inprumiténn
fén a quand
fén a quand…?Fino a quandio…la pace?

§

Per la strada,
lui e lei con lui,
se ne andavano pensando:
cosa dico
cosa faccio?
Certo che riconciliarsi
era un poco un rinunciare
era un poco… ripiegare.
Ma scorrevan svelte l’ore
camminando,
lui e lei con lui:
cosa dico
cosa faccio
per tornare ai tempi andati
e allestirne dei futuri?
Per la strada,
lui e lei con lui,
giura/mente-ndo si promisero
fino a quando
fino a quando…?

Sandro Sermenghi

Published in: on aprile 7, 2015 at 07:22  Comments (2)  

Crudele addio

Ti conobbi crudele nel distacco.
Io ti vidi partire
come un soldato che va alla morte
senza pietà per chi resta.
Non mi lasciasti nessuna speranza.
Non avevi, in quel punto,
la forza di guardarmi.
Poi più nulla di te, fuorchè il tuo spettro,
assiduo compagno, il tuo silenzio
pauroso, come un pozzo senza fondo.
Ed io m’illudo
che tu possa riamarmi.
E non fo che cercarti, non aspetto
che il tuo ritorno,
per vederti mutata, smemorata,
aver noia di me che oserò farti
qualche amoroso e inutile dispetto.

VINCENZO CARDARELLI

Published in: on aprile 7, 2015 at 07:19  Comments (1)  

Madrigale

Aveva il viso di una partoriente;

gli occhi come i laghi di Plitvice.

Era stato spinto dalla mia mente

a lasciare le nuvole – color anice.

Mi fissava con la stessa reverenza

del primo incontro – a Monselice

da bambino: un bacio alla sua partenza:

Cherubino – Angelo di pazienza!

Giancarlo Giudice

Published in: on aprile 7, 2015 at 07:17  Comments (1)  

Hai visto mai?

Hai visto mai?

Che se la presbiopia tende a velare

i dintorni dell’anima e degli occhi

e fa calare nebbie sui contorni

dei gelsomini in fiore e controvento

nell’anosmia d’un sole rarefatto

ne disperde il profumo inutilmente

 

sarà che scende rapida la sera

e taglia in tondo scena ed orizzonte

fra le trine increspate dei ricordi

e tu allontani il libro della vita

lo sposti sotto il lume ed al riparo

siedi col gatto in grembo a riposare

 

hai visto mai?

Che poi se da lontano

ti chiamassero i nomi dell’amore

ancora solo un filo del sentire

degli anni azzurri e nitidi al tuo sguardo

quando la primavera era negli occhi

ti accenderebbe per un giorno ancora

di rinverdito desiderio

e allora

senza nemmeno mettere gli occhiali

vedresti all’improvviso chiaro il mondo

da vicino e lontano

ti danzeresti dentro un paso doble

come una ballerina di flamenco.

Cristina Bove

Published in: on aprile 7, 2015 at 07:13  Lascia un commento