Inginocchiata

Un accordo d’organo

l’incenso che sale

infinita preghiera

Chi acquieterà la tua anima

chi ascolterà

il tuo anelito

di immortalità?

 

Sandro Orlandi

Published in: on aprile 10, 2015 at 07:30  Comments (8)  

Un anno di lotta

Il cuore mio non regge ma si spezza
è un vecchio film, di nuovo riprodotto
che della crisi fa veder l’asprezza
anche ad un ceto medio mal ridotto.

L’anno vecchio già andò con amarezza,
con l’esplosione ancor di qualche botto
che ha regalato un ultima allegrezza
ma poi la massa pagherà lo scotto

d’una crisi da lei non provocata
che ancor riporta i salariati in piazza,
merce da buttar via, sottopagata,

merce ch’ogni potente dopo spazza
con l’impiego della polizia schierata
che usa il manganello e la ramazza.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on aprile 10, 2015 at 07:07  Comments (4)  

La dolce carezza

Afferro un ramo
naufraga e afflitta
a fatica raggiungo l’argine

porto acqua con me
dalla terra di mezzo
che orologi ha fermato

fiordalisi azzurri
come occhi di cielo
riflettono lapilli

stelle, come punte di spillo
illuminate, colmano l’infinito

un sogno perduto
tra lucciole dormienti
la luna ha ritrovato

sulle note di un’armonia
serenata innamorata
la dolce carezza
che resta sospesa

Maristella Angeli

(segnalata a Premio EditoriaSanremo Arte 2000” prima edizione -2009)

Published in: on aprile 10, 2015 at 07:03  Comments (9)  

Alla mia lirica

Schianto già annunziato
lo sfumarsi sconsolato
della creatura mia
tra quelle d’altri creatori,
padri poeti.

Pudico il mio sperar da madre
– eppur lieve speranza –
ch’essa cantasse di voce soprana.
Ma illusa l’ho parimente, io,
ch’ora giaccio in flebili certezze,
fra le mie carte, in pena,
posata in me
com’essa posa sconosciuta
su labbra di molli indifferenze
nolenti di scoprirla.

E mai espressa
la mia creatura, mia,
anco giace ora

– perchè! –

come ignorata.

Daniela Procida

Published in: on aprile 10, 2015 at 06:58  Comments (4)  

Estate

Estate

Benchè adusta abbia la fronte,
Con le curve opposte spalle
Un’ombrosa opaca valle
Cela il monte – al caldo sol:
Là dall’alto in giù cadendo
Serpe un rio limpido e vago,
Che raccolto in picciol lago
Va nutrendo – il verde suol.
Là del sol dubbia è la luce,
Come suol notturna luna;
Né pastor greggia importuna
Vi conduce – a pascolar.
E, se v’entra il sol furtivo,
Vedi l’ ombra delle piante
Al variar d’aura incostante
Dentro il rivo – tremolar.
Là, mia vita, uniti andiamo;
Là cantando il dì s’inganni:
Per timor di nuovi affanni
Non lasciamo – di gioir;
Che raddoppia i suoi tormenti
Chi con occhio mal sicuro
Fra la nebbia del futuro
Va gli eventi – a prevenir.
Me non sdegni il biondo Dio;
Me con Filli unisca Amore;
E poi sfoghi il suo rigore
Fato rio, – nemico Ciel:
Che il desio non mi tormenta
O di fasto o di ricchezza ;
Nè d’incomoda vecchiezza
Mi spaventa – il pigro gel .
Curvo il tergo, e bianco il mento
Toccherò le corde usate,
E alle corde mal temprate
Roco accento – accoppierò
E a que’rai non più vivaci
Rivolgendomi talora,
Su la man, che m’innamora,
Freddi baci – imprimerò .
Giusti Dei, che riposate
Placidissimi su l’etra,
La mia Filli e la mia cetra
Deh serbate – per pietà.
Fili poi la Parca avara
i miei dì mill’anni e mille ,
La mia cetra e la mia Filli
Sempre cara – a me sarà.

PIETRO METASTASIO

Published in: on aprile 10, 2015 at 06:50  Comments (3)