Un filo sottile

attraversa la luna
aloni rosacei
destano lo sguardo
vivida lampada
la luna illumina
sopiti pensieri
si affacciano vogliosi
dolce la sua luce
vibra una carezza

Antonietta Ursitti

Published in: on aprile 13, 2015 at 07:48  Comments (3)  

Nipote

Ciao amore, svegliandomi questa mattina ho pensato
a quattordici anni fa, eri bello, più bello ancora era
quel giorno per me.
Ero diventata nonna per la prima volta,
eri tu a darmi questa gioia.
Sono impazzita, la gioia era talmente grande che toccavo
il cielo con le dita.
Adesso, quando ti guardo, sono un po’ più vecchia
ma sempre felice di avere un nipote così.
I tuoi occhi meravigliosi sanno dire mille parole con
uno sguardo.
Il tuo sorriso illumina lo spirito e mi fa sentire amata.
Resta così, per il resto della vita,  limpido e trasparente
come l’aria.
Il tuo sguardo sa infondere amore a chi lo sa appezzare.
E dà serenità, a chi ti ama.

Gianna Faraon

Published in: on aprile 13, 2015 at 07:44  Comments (1)  

La Valle delle Meraviglie e il Bacino dei Laghi Lunghi di Monte Bego

Serbava ancora i ricordi di silenzi assolati,

di lisce rocce montonate,

incise da migliaia di simboli e di figure:

uomini, aratri e buoi, capanne.

Visti e incisi sulle rocce dall’alto,

forse da un preistorico popolo montano,

cacciatore e nascosto,

che amava copiare le scene dalla vita di ogni giorno

dell’altro popolo pastore agricoltore e villano,

che ferveva operoso là dabbàsso. 

 

Rivedeva, con gli occhi della mente di bambino,

gli eleganti voli di poiane dal piumaggio bruno e screziato,

di falchi grigi ardesia col ventre bianco a strisce nere,

di gracchi neri a riflessi verdi e becco giallo

e corallini dal becco più lungo striati di riflessi violetti,

di spioncèlli slanciati in livrea grigio oliva dalla pancia biancastra,

infine le aquile reali, rare, fulvicrinite, perennemente aggressive.

 

A terra, martore e volpi rosse

e, simili nell’aspetto, donnole e ermellini.

 

Pensava ai larici, agli abeti rossi, ai pini mughi.

Ma, soprattùtto, alla saxifraga florulenta

“gloria delle Alpi Marittime”. 

 

Il cielo a Casterino pareva più alto, più azzurro.

Tutto era più sereno e più semplice.

I prati a valle del Bego, il “suo” mitico Monte,

erano dènsi di misteriosi ricordi.

 

Amava il Sole che sorgeva e rinnovava

puntualmente il caldo contatto quotidiano

col “suo” gregge e la natura.

Si diffondeva d’intorno

un che di maestoso e infinito. L’astro solare,

rinato all’aurora, scivolava a valle,

colorando di luce rosa le rocce incise del Bego,

dietro il quale, per non esser visto,

si nascondeva.

 

All’improvviso una voce imperiosa,

interna, incalzante,

gli ordina di scalare il Monte Bego.

Una cantilena strana

reiterànte infinita. Nel contempo

un ordine misterioso estenuante perentòrio.

In un ultimo attimo di cosciènza ebbe a paragonarlo

al mitico canto delle Sirène,

anche se non lo aveva udito mai . . . 

 

Illuminato dalla Luna Piena

e dalle stelle, cominciò la scalata di notte. 

 

L’ascesa, inizialmente facile,

diventa sempre più difficile,

ma son d’acciaio le mani del soggiogato,

sull’appìglio. Una presa, un metro, un appoggio,

un sostegno, uno sperone, una sporgenza,

un altro passo, una punta . . . immane l’ultimo sforzo:

evviva! è riuscito! è sulla cima del Bego e . . . la vede. 

 

La vede in tutto il suo splendore.

E’ molto di più di come l’aveva immaginata:

un’incantevole dea dormiente.

Immediato un abbraccio, durante il risveglio sensuale:

milioni di amplessi si condensano nell’Essere,

l’Aurora felice lo bacia.

 

Ma il Sole s’inalza, lo accieca, lo preme,

lo schiaccia, lo brucia, l’incalza geloso.

Lo spinge e l’uccide dall’alto del Monte.

Precipita e piomba nel fondo per sempre.

Lento il suo corpo si fonde nel verde,

accanto s’essicca una saxifraga grassa

dal lento mortale fiorire,

il canto del cigno si sente lontano.

 

Aurora riscalda ma non restituisce la vita,

laddove la morte ha ghermito

ora ecco sgorgare una fonte di limpida e diafana

acqua. Esultano nuovi germogli, tripudio

di fiori, di arbusti, di piante, di foglie.

 

Oggi quel sito ha anche il nome:

Fontanalba o “Fountanalba”, che in tendasco

vuol dire “Sorgente dell’Aurora”.

 

Paolo Santangelo

Published in: on aprile 13, 2015 at 06:59  Lascia un commento  

Veder cadere le foglie

 .
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
Soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto,quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d’accordo
con gli uomini e con me stesso.
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
dei viali d’ippocastani.
.
NAZIM HIKMET
Published in: on aprile 13, 2015 at 06:57  Comments (1)  

Betulle

Belle queste betulle

Bianche alte betulle

Tu di loro mi parlavi

Gli scrittori russi

I paesaggi i boschi

Immensi

Le foreste di betulle

Eccone qua

E mi fanno pensare a te

I tronchi bianchi

I rami più alti slanciano

Candidi sopra il fogliame

Confuso del sottobosco

Il cielo li abbraccia

Di quasi uguale colore

Solo un po’ più luminoso

Colgo i funghi d’autunno

Dorati nella terra bruna

Unisci l’utile al diletto

Così mi diresti mio caro

Mio diletto amore eletto

Il tuo pensiero mi avvolge

Un ticchettare diffuso si sparge

In alto sulle fronde

Assieme a un suono di venti

Piove forse ma io qua

Non sento nulla che mi bagni

Malinconia leggera e dolce

Di sentirti ancora a distanza

Adesso un gufo canta

A mezzogiorno che strano

Giorno dove tutto danza

Non piove più e solo il vento

Accompagna e accarezza i pensieri

Che vogliono andare e poi di nuovo

Un ticchettare leggero leggero

Una cornacchia lontana gracchia

Un rumore secco di frutto che cade

È maturo l’autunno

Tace di nuovo la pioggia

Gli uccelli vivaci e canterini

Del giorno riprendono attorno

Il suono sulla strada di un motore

Il colpo di fucile di un cacciatore

Riportano a una realtà normale

Ma io torno alle betulle

Le più belle

 

azzurrabianca

Published in: on aprile 13, 2015 at 06:56  Lascia un commento