Eppure tu m’amerai

YOU’LL LOVE ME YET

You’ll love me yet! — and I can tarry
Your love’s protracted growing:
June reared that bunch of flowers you carry,
From seeds of April’s sowing.

I plant a heartful now: some seed
At least is sure to strike,
And yield — what you’ll not pluck indeed,
Not love, but, may be, like.

You’ll look at least on love’s remains,
A grave’s one violet:
Your look? — that pays a thousand pains.
What’s death? You’ll love me yet!

§

Eppure tu m’amerai — posso aspettarti
La crescita del tuo amore si protrae:
Giugno ha allevato i fiori che tu porti
Dalle sementi della semina d’aprile.
Ora pianto alcuni semi colmi di affetto
Almeno è sicuro che colpiscano,
E germoglino—ciò che non coglierai certamente,
Non amore, ma, forse, apprezzamento.
Guarderai almeno ai resti dell’amore
Di un cimitero, l’unica viola
Il tuo sguardo? — vale mille volte il dolore.
Cos’è la morte, se tu m’amerai!
ROBERT BROWNING
Published in: on aprile 24, 2015 at 07:42  Comments (4)  

Rimembranze

Siamo noi, ancora, quelli
delle zolle gialle di zucchero yankee
quelli del triciclo di ferro
con la ruota grande davanti
quelli del monopattino di legno
col ginocchio sbucciato
e sanguinante, senza problemi?

Siamo noi quelli
del salto con la fune del carro
quelli delle quattro cantonate
dell’Azione Cattolica di Corso Vittorio
quelli del calcio balilla
dalle partite interminabili?

Siamo, e ancora noi,
quelli della greffa
l’una contrapposta all’altra
per gioco per spirito per baldanza
ché a volte nasceva qualche zuffa
di origine innocente?

Siamo noi quelli della pampana
gioco di quadrati per terra
e numeri bianchi
dove ognuno sprigionava
astuzia e baldanza?

Siamo noi
quelli degli scioperi a scuola
per Trieste italiana
e, ancora, quelli chiamati
sessantottini
per non so quali valori
che, alla fine, portarono
in rima confusione e dolori?

Siamo ancora o eravamo?

E’ solo memoria!

Gavino Puggioni

Published in: on aprile 24, 2015 at 07:29  Comments (4)  

L’esilio della vita

Falce

Da queste parti si trascorre l’esilio della vita

il tempo è scandito da una clessidra

che prende le sembianze di una falce.

Nulla dimostra la reale esistenza,

forse si vive altrove,

forse in quella stella a lungo contemplata,

ferma nella cupola azzurra del cielo,

di un cielo che pare forbito da mani di angioli.

.

Maria Rosaria Rozera

Published in: on aprile 24, 2015 at 07:24  Comments (3)  

Un regalo da niente

Sabbia nel vetro di un’ampolla

strozzata a metà

lenta scende

in una cascata di granelli

affascinando lo sguardo

calamitato da un interesse

che sa di bambinesca innocenza.

Materializza il tempo che passa

quel suo fluire inarrestabile

in un girotondo perpetuo

ed estranea il pensiero

dall’irreversibilità

di quel suo cadere lento

inavvertito passare del tempo.

 

Elide Colombo

Published in: on aprile 24, 2015 at 07:11  Comments (4)  

Il giunco

Giunco

Reclusa
tra mille digiuni

c’è sempre
una pallida gioia,

debole giunco
nella palude,

nel miasma
di lunghe afflizioni,

dove ancorare
agili mani

e tenui speranze.

Daniela Procida

Published in: on aprile 24, 2015 at 07:11  Comments (3)