Furbi e minchioni

Da due ore siamo in fila e la coda non si muove
lo sportello della posta è già pronto alla chiusura
quale iella che sfortuna qui bisogna ritornare
poi si sente una vocina ho la mamma all’ospedale
grave prossima a morire su lasciatemi passare
commozione generale su lasciatela passare
sorridente eccola là la sua pratica sbrigata
giro l’occhio e per caso guardo là fuori
sull’opposto marciapiedi ride pure una vecchina
la mammetta sì morente della furba signorina,
in attesa seduto sono nel salone dell’ infermeria
già il sangue cavar mi devon per poi questo analizzare
alto centoventitre il progressivo bigliettino per entrare
non so quanto il tempo in ansia dovrò quindi qui aspettare
anche qui caso non strano una voce forte roca strafottente
senza in faccia alcun guardare lesto del laboratorio
apre la porta e poi grida come a se stesso: “con l’infermiera
devo sol parlare”, dopo cinque o sei minuti poi riappare
questo tale con al braccio un vistoso cerottino e ridendo
infin saluta quel centinaio me compreso di minchioni.
Ai parcheggi alle vie prese contromano non si contan le furbate
quanti invalidi tu trovi pure medici fasulli lì mai visti residenti
patacche false sui cruscotti momentanee di disabil carrozzine
non più oggi patria Italia di poeti navigatori santi
ma di furbi e di furbetti e per equo contrappeso di fresconi.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Published in: on aprile 29, 2015 at 07:06  Comments (8)  

Dentro un addio

Addio2

Da quando
Hai smesso di amarmi?
Poco alla volta, o tutt’a un tratto?
Da quando, come un ratto
Sei fuggito da me?
Mi vuoi come amica
Ma non posso starti accanto
Desiderando da te altro
Dici: non voglio farti soffrire.
E per questo mi abbandoni?
Dove sono finiti i tuoi buoni
Propositi? Dentro un addio?
Io so solo che se mi lasci
Non sarai più mio

Danila Oppio

Published in: on aprile 29, 2015 at 07:02  Comments (5)  

Scrivimi una mail

che dopo io ne faccio poesia.
Scrivimi del tempo ormai passato
di quelle magiche buone notti
che leggevo al canto dei grilli
o durante il lento cadere della neve.

Scrivimi una mail
che poi io ci ricavo poesia.
Anche con la quotidianità
di un dolce fatto con amore,
con lo sbocciare di un fiore.

E poi, in fin dei conti,
non facciamo giri di parole.
Scrivimela questa mail.
Perché la voglio
e ti amo.

Sandra Greggio

Published in: on aprile 29, 2015 at 06:54  Comments (10)  

Libagioni

Suvvia dunque,
portaci un orcio, ragazzo,
di modo che beva d’un fiato,
versando dieci parti d’acqua e dieci di vino,
affinchè di nuovo io possa baccheggiare sfrenatamente.
Suvvia, di nuovo non più così con chiasso e urla
pratichiamo la bevuta sciitica,
ma sorseggiando fra canti leggiadri.

ANACREONTE

Published in: on aprile 29, 2015 at 06:52  Comments (3)  

Solo

Solo, in una notte orfana del tempo,

solo il fruscio dei più bei ricordi,

saprei pur sempre dedicar me stesso

e quanto ancor di me rimane, al mare.

Quante stelle chiamerei a raccolta…

per prime, quelle in cui spesso m’imbatto

al primo mio voltarmi in alto

quando quaggiù stanco è lo sguardo.

 

Solo, invischiato nelle lunghe ombre

delle colline inginocchiate a riva,

nulla avrei di che dividere con altri

se non, poi, il raccontar l’evento.

Solo, anche se a farmi compagnia

di onde e onde ci fosse il bacio,

di linea d’orizzonte la presenza

e di sirene ridestate il suono.

 

Quante cose potrei dire, solo…

a un lombrico in lotta con la sabbia,

a una barca che a salpar m’invita,

a un amore celato chissà dove.

Solo, in una notte orfana del tempo,

solo il fruscio di certi nuovi sogni,

saprei pur sempre dedicar me stesso,

e quanto ancor di me rimane, al mare.

 

Solo?

Aurelio Zucchi

Published in: on aprile 29, 2015 at 06:50  Comments (3)