Per me la notte significava toccare le parti intime di una città

Per me la notte significava toccare le parti intime di una città,
il mangia e sputa fuoco dei deserti sessuali, l’ abc dell’amore ed il suo prezzario…
ho lasciato entrare la notte tra la mia camicia sbottonata,
sembrava, la notte, tre capezzoli per volta ed una bocca molle e schiumosa…

i miei capricci da ragazzina,
la violenza dei miei occhi dolci, tutto, tutto appiccicato al tuo arredamento scomposto,
siamo certi di esserci amati?
Non commettiamo il reato di addolcire la fine con un significato,
salutiamoci stringendoci la mano come farebbero due buoni amici,
ami un altro uomo?
E cosa vuoi che sia dal momento che per me la notte ha significato toccare le parti intime
di una città, il succhia e ingoia fuoco dei deserti sessuali, l’abc dell’amore ed il suo prezzario…

Massimo Pastore

Published in: on giugno 30, 2015 at 07:39  Comments (5)  

Quasi sonetto d’amore

!SONETO QUASE DE AMOR!

Caminhas como vìrgula encostada a página
não como folha ou haste exclamativa.
Boa comparaçao seria esse soneto
de caminhar no solo, o 130,
a quele perto do teu porte lento
que eu desejava em bela exactidão:
o mais correcto ponto do exclamação
em que a tua cabeça fosse aqui no solo
e os pés tocassem raso o que era ali no céu.
Mas falamos de página, não falamos de corpo
porque senão falava dos teus olhos,

e punha mais dois versos, e fazia-os rimar.

Diria “São perfeitos os teus olhos.

Porque voam”

§

Cammini come una virgola appoggiata alla pagina
non come un foglio o un’asta esclamativa.
Sarebbe un buon paragone quel sonetto
del camminare sul suolo, il 130,
quello che si inclina sul tuo portamento lento
e io volevo una bella precisione:
il più corretto punto esclamativo
in cui la tua testa fosse qui sul suolo
e i piedi toccassero radente quello che era lì in cielo.
Ma parliamo di pagine, non parliamo di corpo
perchè altrimenti parlerei dei tuoi occhi,
e ci metterei altri due versi, e li farei rimare.
Direi: “Son perfetti i tuoi occhi.
Perchè volano -”

ANA LUÍSA AMARAL

Published in: on giugno 30, 2015 at 07:37  Comments (3)  

La farfalla

LA PARPAIA

A’ iò zirè tòt e dè                               
par la zitè                                         
a iò vèst d’ignaquèl                               
di fiùr chi’ era una maraveia                   
di tabèc tòt cuntènt cun al su mè         
dal burdèli dolzi còma un pastizì          
dal bèli spòsi…                                     
…di’ òman bròtt ma bròt da murì             
vècc cròll                                             
cuss ai stai a fè a e mònd incòra?          
bò da gnìt chi nè etàr                          
iè sol cativ sempàr incazè                      
i còsta un mònt baiòcc a la sucietè        
tòt e dè in piaza a sputacè sintèzz          
im fà schiv, s’is murèss…                      
oh!…una parpaia…s’lè bèla                    
un spetàcol dla natùra                            
la vòla all’impruvisa in pètt a mè…           
biènca còma la nèv                               
l’è pròpri una blèza                                 
cun la sù vita cl’a dura un sòfi ad vènt…   
L’è alzìra                                             
questa l’è la manìra!                               

§

Ho girato tutto il dì
per la città
ho visto di tutto
fiori meravigliosi
bimbi contenti con le mamme
ragazze dolci come delizie
belle donne…
…degli uomini brutti ma brutti da morire
vecchi crolli
cosa ci stanno a fare al mondo ancora?
buoni da niente che non son altro
solo cattivi sempre in collera
costano un monte di soldi alla società
tutto il giorno in piazza a sputacchiar sentenze
mi dan fastidio se si morissero…
oh!…una farfalla…comeè bella
uno spettacolo della natura
vola improvvisa davanti a me…
bianca come la neve
è proprio una bellezza
con la sua vita che dura un soffio di brezza…   
E’ leggera
questa è la maniera!

Enrico Tartagni

Published in: on giugno 30, 2015 at 07:31  Comments (2)  

Kusari Renga n.1

(Tanka concatenati a due mani composto da “Al44to” e “Flogoriano”)

Afosa sera,
chiacchiericcio di donne
attorno al pozzo,
che allegre cicalano
dei lor notturni amori.

Un pettirosso
scruta volti festosi
brusire al vespro,
ingenua voce intona
melodiche novelle.

Faro d’argento,
luna, rischiara il viso
di giovin donna
che d’amor carnalità
desidera confusa.

Mano che scorre
a ripercorrer notte
di amore puro,
roventi sogni chiama
su inumiditi pizzi.

Vento di sera
impacciato accarezza
dolce tondezza,
che sarà presto vita
a rallegrare l’aia.

Veglia venere
sul delicato seno
ancora acerbo,
turgido e gonfio, dopo,
sarà di donna il vezzo.

Nella penombra
della pietosa sera,
occhi vegliardi,
invidiosi guardano
le floride sembianze.

D’ambra il tramonto
commiata un lieto giorno
al nascituro.
Ignora sguardi ottusi
un primo calcio al mondo.

Odor di pane
finestre illuminate
diffondon voci,
che affamate chiamano
al serotino desco.

Giocosi balli
nel cerchio d’allegria
crepuscolare.
Una chitarra a ritmo
festante l’accompagna.

Corron le note
fra lucciole nel grano,
allegre mense.
Benedetto è il pane
che rosso vino bagna.

S’odon rintocchi
d’una campana sacra,
messa serale.
Pace cristiana regna
sull’umile villaggio.

Occhi lontani
nel declinar del sole,
sogni bruciati,
di principeschi mondi,
nel crescere dei figli.

Latteo barlume
di speranza, impregna
procaci ventri,
dipingendo lunari
volti infiacchiti al sole.

Vita nei campi,
senza frivoli amori,
dove ogni sera
desideri, di un fiore,
il delicato aroma.

Sere in osteria
vivono i lor mariti,
puerili maschi,
già persi nell’ebbrezza
d’una vincente carta.

Alberto Baroni e Bruno Neri

Published in: on giugno 30, 2015 at 07:16  Comments (8)  

Arsura

Sono mani sporche

dita dalle pagine accartocciate

ad imboccarmi il rosso dei ciliegi,

il candore dei bambini che svettano

tra i peschi in fiore. Se non avessi

queste ossa imbrattate d’acqua non

offrirei il dramma della sete. E io

t’ascolto sole, che t’accasci alle spalle,

singhiozzi dal tuo abito fastoso, un

atroce delirio di secchezza.

 

Lady Rose

Published in: on giugno 30, 2015 at 06:50  Lascia un commento  

Circondato

A volte

possiamo solo camminare

allungando speranze

come chi

si trovi al buio

ed allunghi le mani

sfiorando le pareti

come chi

la notte d’estate

entri a piedi nudi

nel mare scuro

dove non si vede il fondo

e qualcosa ti sfiora sfuggente.

Ma quell’acqua calda

è la stessa

che hai sempre conosciuto

e allora

devi solo

lasciarti abbracciare

in volo sospeso

sulla scia increspata

circondato dalla luce.

 

Gian Luca Sechi

Published in: on giugno 29, 2015 at 07:33  Comments (3)  

Di giugno

Di giugno dovvi una montagnetta
coverta di bellissimi arboscelli,
con trenta ville e dodici castelli,
che sian entorno ad una cittadetta,
ch’abbia nel mezzo una soa fontanetta
e faccia mille rami e fiumicelli,
ferendo per giardin e praticelli
e rinfrescando la menuta erbetta.
Aranci e cedri, dàttili e lumie
e tutte l’altre frutte savorose
empergolate siano per le vie;
e le gente vi sian tutte amorose
e faccianvisi tante cortesie,
ch’a tutto ‘l mondo siano graziose.

FOLGÒRE DA SAN GIMIGNANO

Published in: on giugno 29, 2015 at 07:27  Comments (2)  

Una donna, una grande dei nostri tempi

(Esisterà una Santa con gli orecchini e dal dolce sorriso velato di rossetto? – Ma che importa…)

Con l’anima fuori dai coppi di quei giorni

smarrito

davanti a una chiesa dal colore antico.

Abbazia di Sant’Andrea:

Mai sentita.

Ascolto di pace attorno, sereno sentire,

in quel tempo severo di pesanti pretese.

 

Al respiro, manca il fiato alcuni istanti.

Profumi di fiori freschi attorno a un altare.

Un bronzo di giovane donna, in raffinata

levità, invita una preghiera.

 

Un libro sull’altare:

Straziano quelle righe, abbandonate tra lacrime di

rabbia e di sgomento.

Un Dio così no!

 

E’ successo a tanti dicono, trovarsi in quella chiesa

il perché, subito non c’è.

 

D’allora, oltre trent’anni sono trascorsi e quel libro

è rimasto lì senza lettura.

Ogni volta, quelle pagine bruciano e infiammano

parole ormai dimenticate.

 

A qualcuno resta e resterà impedito come sempre,

ma di te si fida, Benedetta.

 

Giampietro Calotti C.

Dedicata a Benedetta Bianchi Porro

Published in: on giugno 29, 2015 at 07:25  Comments (2)  

La pioggia mi parlò

In quel meriggio e fino a tarda sera,

la pioggia mi parlò continuamente.

Abbandonato sul divano ocra,

guardai nei vetri la danza delle gocce

e mi sorpresi d’esserne allietato.

 

Da lì a poco divenne tutto un busso

quasi che l’acqua volesse entrare in casa.

Doveva forse sussurrarmi altro,

qualcosa che destasse l’indolenza,

 

Pensai che in fondo non s’è mai soli,

che basta un tuono a stuzzicare il cielo

per assieparsi nelle alcove antiche

pronti ad offrire voli al nuovo sole.

 

La notte poi fermò l’introspezione

distribuendo stelle a più non posso,

e, sulla scena la luna ingannatrice,

ricaddi sul sofà dei miei silenzi

prigioniero di malinconie nemiche.

 

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 29, 2015 at 07:20  Comments (2)  

Ad un amico ritrovato

Se solo avessi
un minimo d’ispirazione
di quella di un tempo,
se solo il mare, la luna, le stelle
mi fossero ancora complici
di versi ricchi di metafore.

Se…Se…

Ma lungo il cammino della vita
mi è rimasta soltanto (per dirla con Montale)
“qualche storta sillaba e secca”.

Ma è quanto basta,
quanto “mi” basta
per dire ad un amico di un tempo:
“ben ritrovato, ti porterò sempre nel cuore”.

Sandra Greggio

Published in: on giugno 29, 2015 at 07:20  Comments (4)