Primavera in casa

Sono partita in cerca di primavera.
Poche cose con me.
L’essenziale. Il resto l’avrei raccolto.
Il rosso dei primi papaveri tra gialli campi di colza.
Tutto fotografavano i miei occhi
ma il cuore vedeva quelli di chi
chino sui libri preparava un esame.
Correva la macchina tra verdi prati
teneri di fresca erba.
Ma la mia mano toccare avrebbe voluto
quei capelli scompigliati.
Fu allora che dissi addio alla primavera.
Indietro rifeci il cammino.
Un fiore posai su quel libro aperto.
Un tenero bacio sul volto.
Dai miei occhi una lacrima mi diede ragione.
Era dentro casa la primavera.

Sandra Greggio

Published in: on giugno 4, 2015 at 07:40  Comments (8)  

La speranza non tace quasi mai

Ti sei fatto fiutare da tutte le micie del calzolaio
dalle pornodipendenti degli stradoni dozzinali
dalle buone maniere della figlia di non so quale uomo
dagli sgocciolatoi dei palazzi in costruzione
dalle madri, mogli ed ex mogli,
dalle squattrinate del sabato mattina o mercoledì sera,
ti sei fatto fiutare ed orinare, ti sei fatto strappare e ricucire,
ti sei fatto addolcire quel tanto da sembrare decisamente maligno,
ti sei fatto disprezzare e cercare, ti sei fatto baciare e sanguinare,
ti sei fatto, soltanto…

maaa…
sopra l’avorio sottile non muore il becco di metallo di tutti i miei se..

Massimo Pastore

Published in: on giugno 4, 2015 at 07:32  Lascia un commento  

Canzone per Alda Merini

Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,
si vive afferrandosi a qualunque sguardo,
contandosi i pezzi lasciati là fuori,
che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.

Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,
ora l’unico tempo è nel tempo che colsi:
qui dentro il dolore è un ospite usuale,
ma l’amore che manca è l’amore che fa male.

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
perduto, straziato,
raccolto, abbracciato

Ogni amore della vita mia
ogni amore della vita mia
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora.

Dalla casa dei pazzi, da una nebbia lontana,
com’è dolce il ricordo di Dino Campana;
perché basta anche un niente per esser felici,
basta vivere come le cose che dici,
e dividerti in tutti gli amori che hai
per non perderti, perderti, perderti mai.

Cosa non si fa per vivere,
cosa non si dà per vivere,
guarda! Io sto vivendo

Cosa mi è costato vivere?
Cosa l’ho pagato vivere?
Figli, colpi di vento…

La mia bocca vuole vivere!
La mia mano vuole vivere!
Ora, in questo momento!

Il mio corpo vuole vivere!
La mia vita vuole vivere!
Amo, ti amo, ti sento!

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
buttata, stracciata,
raccolta, abbracciata

Questo amore della vita mia,
ogni amore della vita mia,
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora

ROBERTO VECCHIONI

Published in: on giugno 4, 2015 at 07:31  Comments (3)  

Il tempo della pazienza

Ti dico no al tramonto
a questi fulgidi colori che, timidamente, si spengono
sino a cedere il passo alla notte
che mi fa smarrire il senso del tempo,
tempo che mi parla di vita e di morte,
di ripicche e rancori
e rimuove vecchie e nuove malinconie
nel peso di ore accumulate
tra stagioni indifferenti.
Ho paura di questo tempo
che ripete la cantilena delle sconfitte
e non annuncia nessun miracolo:
quello appartiene al tempo della pazienza.

Maria Rosaria Rozera

Published in: on giugno 4, 2015 at 07:05  Comments (1)  

Conobbi a memoria il mare

Conobbi a memoria il mare.

A passo celere presero possesso

del mio nome i sali. la crudezza argentea

delle rocce e mi dispersi coe sabbia

quando scioccamente pensai di

salvarTi avvinghiata ad un’alga.

 

Lady Rose

Published in: on giugno 4, 2015 at 06:55  Lascia un commento