Stupidi viaggi?

Albatro

Dietro i confini tuoi, storie di marinai
di viaggi ignoti, strisce di navi
spumose, candide, splendenti
e subito inghiottite.

Come lama che fende l’aria,
la traccia del tuo tragitto,
fiato d’inverno, bocciolo avvizzito,
verbi in svanente, madido fumo.

Vorrei cantarti, sai, dire dei mille noi,
sprazzi per mano, momenti fratelli,
congiunti, danzanti, lieti,
sul vivo vivere e brusire d’api

Ora, non saprei s’è inumana natura,
o innaturale umana visione,
ma il pensarti nube piangente,
è riportarti, torrente, nell’accaduto mare

Come albatro errante, sorvolo
distese ondulate, alla ricerca di labili scie.
Solo onde increspate, venate di schiuma,
rapiscono e traviano le iridi mie.

Mai più itinerari, senza stelle polari,
mai più senza sestanti.
Mai più, false comete, suadenti sirene,
navi volanti, fatati calzari.

Mai più, mai più.
Così, stupido comandante,
io, ogni volta, al rientro
ormeggiando mi giuro.

Flavio Zago

Published in: on agosto 25, 2015 at 07:48  Comments (1)  

Luna ridente

Laughing moon

lambisci i tetti
suadente guardi
occhio attento
sul destino del mondo
arridi immobile
all’incerto futuro…

Antonietta Ursitti

Published in: on agosto 25, 2015 at 07:38  Comments (2)  

Alla riva del Piave

Alla riva del Piave seduta

Osservo lo scorrer del fiume

le cui limpide e placide acque

Furono arrossate dal sangue

Dei cadaveri di giovani fanti

Che un secolo fa sull’onde cullò

Percorro l’impervio sentiero

Che al Monte Grappa mi reca

Giungo affannata al sacrario

Dove ossa di soldato italiano

O di altro combattente straniero

Condividono il riposo mortale

Odo di loro le fievoli voci

Sussurrano: “Fatica tu pure!

Noi abbiamo lasciato l’impronta

Dei vecchi consunti scarponi

Le nostre membra disperse

Da mille baionette perverse”

Cent’anni dalla Grande Guerra

Hanno insegnato ben poco

L’odio, il potere, la fame di terra

Tutto concorre ad armare

La mano dell’uomo incapace

Di creare un Pianeta di pace.

Ricordo, quand’ero bambina

Un canto che il cuore struggeva

Il mormorare del placido Piave

Ma il rombo del cupo cannone

Il suo triste canto rompeva

Per colpa di guerra aguzzina.

Monte Grappa tu sei la mia patria

Cantava, squarciando le gole

L’orgoglioso spirito della Nazione

Ora il senso di Patria è in discesa

L’Italia disamorata, dimentica

Di quei ragazzi che l’hanno difesa

A cent’anni da quella Prima

La guerra altre terre calpesta

A far stragi di popoli inermi

Di genocidi, e ridotti alla fame

Ed ora, un ignoto milite resta

A ricordo di quello sfasciame.

Alla riva del Piave seduta

Nasce nella mente un pensiero:

Quando troveremo la chiave

Che apra la porta alla Pace

E invece dell’ennesima guerra

Saranno fiori a invader la Terra?

 

Danila Oppio

Published in: on agosto 25, 2015 at 07:27  Comments (1)  

Il punteggiar assente

Punteggiatura

(dedicata a chi proprio lo ignora)

 

Se chiara poesia si vuol fare,

gli accenti al posto giusto devon stare.

Ma ciò non basta a fare melodia

di quel che scrivi, né a donar malia.

Il ritmo, carme e musica accomuna

e senza quello non avrai fortuna;

ma c’è un altro inghippo da citare:

è obbligatorio pause adoprare.

Ci aiuta la grammatica italiana.

Là ci troviamo una faccenda strana,

di segni arcani è fatta, e a pochi noti;

sarebbe giusto, a quelli, esser devoti:

il punto è un accidente che ti blocca:

è conclusione, inver, di quel ch’hai letto.

La virgola non è mica un dispetto,

ti obbliga a fermata ch’è pitocca.

Virgola e punto sposi, lui di sopra,

dicono di discorso non compiuto.

Per completarlo poi ci vuol l’aiuto

d’un altro verso che il sentiero scopra.

Ci son due punti, e stanno un sopra l’altro;

come maestri sono lì a spiegare,

a ribadir concetto e ad illustrare

il vero senso, e di sicur nient’altro.

La suspense danno al verso quei tre punti,

di sospension chiamati, a giusto dire,

ma dopo c’è qualcosa da scoprire:

di certo non vi troveremo assunti.

Tant’altri ve ne sono veramente,

grafici segni, pieni di valore,

ma ve n’è un che mi colpisce il cuore,

per il suo effetto, certo sconvolgente.

M’intrigan molto i puntini a cavallo

d’un “i” quand’è seguita da vocale,

che per divino effetto, eccezionale!

Dittongo in iato muta, ed è uno sballo.

E’ ver che c’è l’ermetico poetare,

che non si cura d’essere capito

e spesso appaga solo il nostro udito,

e più di questo non possiamo fare,

ma se facciam poesia ch’è destinata

ad appagare e menti e cuor bramosi,

amici cari, via, siate pietosi

e fatela con segni, la cantata!

 

Piero Colonna Romano

Published in: on agosto 25, 2015 at 07:01  Comments (3)  

Trafiggetemi

Trafiggetemi, trafiggetemi con quella stessa serenità.

Trafiggetemi con le illusioni.

Trafiggetemi con le profondità della vita.

Trafiggetemi, trafiggetemi, trafiggetemi con tutto ciò che può trafiggermi.

Con un solo lamento, trafiggetemi.

Con infiniti lamenti, trafiggetemi.

Lamenti, lamenti, attraversatemi.

Attraversatemi, perché non ho un posto verso cui fare ritorno.

Trafiggetemi, perché appartengo a un mondo abbandonato da tutti.

Domattina il sole sorgerà di nuovo, fioriranno i boccioli sulla terra, domattina i passeri cinguetteranno con il loro timbro squillante.

O terra, continua a colmare i cuori della tua bellezza.

Domattina me ne andrò e porterò con me la mia commozione.

 

TAMIKI HARA

Published in: on agosto 25, 2015 at 06:50  Comments (2)