Nuvole

Nuvole

scorrete

sui campi estivi

con bianche ali di frontiera

silenziose

lentamente

su questa terra.

Guardate dall’alto

i prati

al caldo mormorìo

dei papaveri rossi

piegati dal tempo…

 

Aurelia Tieghi

Published in: on settembre 26, 2015 at 07:47  Comments (5)  

Sul dolore

ON PAIN

Your pain is the breaking of the shell that encloses your understanding.
Even as the stone of the fruit must break, that its heart may stand in the sun, so must you know pain.
And could you keep your heart in wonder at the daily miracles of your life, your pain would not seem less wondrous than your joy;
And you would accept the seasons of your heart, even as you have always accepted the seasons that pass over your fields.
And you would watch with serenity through the winters of your grief.

Much of your pain is self-chosen.
It is the bitter potion by which the physician within you heals your sick self.
Therefore trust the physician, and drink his remedy in silence and tranquillity:
For his hand, though heavy and hard, is guided by the tender hand of the Unseen,
And the cup he brings, though it burn your lips, has been fashioned of the clay which the Potter has moistened with His own sacred tears.

§

Il dolore è lo spezzarsi del guscio
che racchiude la vostra conoscenza.
Come il nocciolo del frutto deve spezzarsi
affinché il suo cuore possa esporsi al sole,
così voi dovete conoscere il dolore.
E se riusciste a custodire in cuore la meraviglia
per i prodigi quotidiani della vita,
il dolore non vi meraviglierebbe meno della gioia;
accogliereste le stagioni del vostro cuore
come avreste sempre accolto le stagioni
che passano sui campi.
E vegliereste sereni durante gli inverni del vostro dolore.
Gran parte del vostro dolore è scelto da voi stessi.
È la pozione amara con la quale il medico che è in voi
guarisce il vostro male.
Quindi confidate in lui e bevete il suo
rimedio in serenità e in silenzio.
Poiché la sua mano, benché pesante e rude,
è retta dalla tenera mano dell’Invisibile,
e la coppa che vi porge,
nonostante bruci le vostre labbra,
è stata fatta con la creta che il Vasaio
ha bagnato di lacrime sacre.

KHALIL GIBRAN

Published in: on settembre 26, 2015 at 07:38  Comments (2)  

Nuvola

Con la schiena sull’erba e la fronte leggera

salgo su quella nuvola lassù.

Quella bianca, la più comoda.

Mi sdraio su un fianco

e a sorpresa la coltre mi sostiene.

Intorno

nessuna chiusura d’orizzonte

solo un definitivo appagamento.

Mi esplode addosso una strana sicurezza,

come se fossi arrivata.

Non avrò paura il giorno del viaggio

perché lì

ci sarò già stata.

 

Anna Zucchini

Published in: on settembre 26, 2015 at 06:59  Comments (2)  

Tribolazione

Amore,
io soffro assai del tuo silenzio,
penso che forse in cuore tu hai una pena,
sento sopra la pelle i tuoi martiri,
avverto che la vita tua poco risplende.
Perché tu taci ed il mio cuore spezzi?
Perché la voce tua s’è persa,
forse,
per uno sbaglio,
penso quasi un abbaglio
che il cuor t’ha chiuso
e più non vede questa mia afflizione,
a cui basta un sorriso,
una parola sola che mi dica:
“Amor sto bene, tutto ora fila liscio,
la mia vita è serena,
senza affanni o malanni,
più senza crucci”.
Lo sai poco mi basta:
un ricordo ogni tanto,
una carezza carica d’affetto,
che viaggi sull’ali del pensiero,
che nulla ha di impudico e immorale.
Questa distanza che m’opprime il petto,
questa età maledetta che separa
le due sponde d’un fiume sempre in piena,
la primavera e l’autunno
fusi insieme
a generare una stagione nuova
che spezzi le convenzioni
e le migliori,
che infonda una morale rinnovata,
senza più inibizioni,
che il bene riporti là
dove si pensa al male,
che rinascere faccia nei cuori la speranza,
la dolcezza perché l’amor
solo piacere dona;
che nulla vi può essere d’immorale
quando in mente la purezza regna;
chè un amicizia tra due vite differenti
è sentimento che l’esistenza innova,
rende il cuore e l’animo sereno,
la vita allunga, e spesso la rallegra,
la renda comunque meno amara,
e un ponte crea che le due sponde unisca
di quel fiume maledetto che separa.

Salvatore Armando Santoro

Published in: on settembre 26, 2015 at 06:53  Comments (1)  

Beslan (Il bambino)

Ho dieci anni
E non voglio morire
ma morirò in questo caldo
Senza sole
E sotto una pazzia
Che non capisco,
con in bocca
il sapore del sangue
(non soltanto mio).
Ho negli occhi
L’orrore di un tempo,
il mio tempo,
perduto tra le mani
di un ideale impazzito.
Eppure sono innocente.

Maria Attanasio

Published in: on settembre 26, 2015 at 06:52  Comments (4)