Pioggia grigia

Te ne vai solitario

nel vicolo antico

in un giorno d’autunno

di nebbia vestito

lenti i tuoi passi

battono il selciato

consunto dagli anni

di pioggia bagnato.

 

Più non ti curi

di ciò che la vita

ancora promette

ma un amico vorresti

un amico sincero

in un giorno come questo

e volentieri parleresti

di tempeste dell’anima

solitudine e inganni

del tempo trascorso

di ciò che ti è rimasto

amaro frutto

dei tuoi affanni.

 

Sandro Orlandi

Published in: on novembre 1, 2015 at 07:37  Comments (6)  

D’autunno il mare

D’ autunno il mare

troneggia di silenzio

sbatte e ribatte

si divincola

dai mesi afosi

sente ancora le grida

sotto il passo delle torme

 

Ingurgita  ricordi

e reti strappate dalla sabbia

conchiglie con ultimi dardi di sole

miscugli di gioie e secchielli

sfuggiti a piccole mani

 

Restano colori verdi e azzurri che

sciolgono onde cadute dagli scogli

 

D’ autunno il mare all’orizzonte

cede ancora il suo ritorno alla quiete

sfiorando la rena con una carezza.

 

Aurelia Tieghi

Published in: on novembre 1, 2015 at 07:06  Comments (5)  

Crepuscoli

Nei crepuscoli è libertà beata
dalle cifre nette di giorno ed anno
ed epoca. Non ha importanza quando.
la via al profondo è spalancata,
e alla lingua del fuoco.
Non nella guazza che sazia trasecola
d’infiorescenze e neppure nei tronchi
degli alberi riempiti dall’amore,
ci son prove di questo nostro secolo.
Prendine un altro e vivi.
Per smarrimento dell’animo, per pecca
della vista, io sono ritornata
a errare nei viali del passato.
Come riconoscendomi, una vecchia
in disparte mi osserva.
E’ giorno alto e questo luogo è morto.
Ma nei crepuscoli gli occhi son liberi
di vedere una casa, ov’è felice
una famiglia, dove s’aman con trasporto
spropositatamente,
dove attendono sempre ospiti nuovi
ai compleanni, per rumoreggiare,
arrossire, far baciamani, dove
anche me invita una mano, ma dove
mai ospite sarò.
Ma se le loro voci tutte guizzi
posson farsi quiete d’onde e cielo,
di chi sono i fanciulli cinguettanti
sopra i tasti del piano? Di chi i pizzi
ruotan nella sventura?
Ma quando mai concessero la grazia
del saluto ch’è loro, di quel lento
dagli uomini orchestrato antico valzer,
antico segno d’un’altrui mestizia,
e d’un amore altrui?
E’ ancora possibile condurre giochi
per la mente e l’udito, dove agiscan
fiume, albero, vecchia, campo vuoto,
il paese con tre lumini opachi.
Il sorriso indistinto
dell’anima mi va errando là,
lontano, dov’è assenza di memoria,
nella contrada ch’è patria di errore,
di quello strano error che mi darà
estranea lingua e terra.
Ma il senno, per la tenebra in terrore,
ringhia, ritorna in sé, vuol risapere
il disegno distinto delle cose
che son vive, il mio giorno, le mie ore,
il mio tavolo, il letto.
Io vago ancora in un turbine mobile
di rugiade, ma sento l’anatema
che m’invia nel suo barbaro linguaggio,
serrato dentro un pugno irremovibile,
un transistor…

BELLA ACHATOVNA ACHMADULINA

Published in: on novembre 1, 2015 at 06:58  Lascia un commento  

Bestemmie e preghiere

Ho gli occhi tuoi puntati sul futuro
Che non vedrai
Le mani no, le tue erano più grandi
Sapevano punire e benedire
Creare dal niente vino e pane
Bestemmie e preghiere
Madre.

Ho giorni miei di pioggia e vento
Poi il bel tempo verrà
A rinverdirmi momenti
Che ora vivo per dovere
Anch’io tra bestemmie e preghiere.

Niente mi potrà ridare
Il tuo sorriso le parole
E tutto quello che sapevi fare e dire
Inventando storie per farci sognare
Vivendo noi in roseti fioriti e spine
Tra bestemmie e preghiere.

Abbiamo parlato tanto
Mangiato e bevuto caffè
Fumato sigarette leggere
Girato per mercati e fiere
Abbiamo pianto e riso
Del passato e del futuro
Poi un male conosciuto e invincibile
Blasfemo anche agli occhi
Di chi in qualcuno o qualcosa ha creduto
Recitando tutte le sere
Bestemmie e preghiere
Ha fatto scempio di te.

Ora riposa all’ombra
Di un amore senza fine
E che ti possa cullare
Ogni parola ogni pensiero.

Mi cullerà ogni sera
Una bestemmia e una preghiera.

Maria Attanasio

Published in: on novembre 1, 2015 at 06:50  Comments (4)  

Io tengo

Mi tengo legata al cuore quella catinella di latte

l’odore della lattaia grassa e le caramelline per resto

         Mi tengo vivo quel cortile bastardo di giochi dal sesso diviso

il sentimento di stranietà alle bambole

il furore desiderato per le corse le palle e le battaglie

La stessa finzione ora

e ancora a chiedermi e a provarci

La paura sciocca e la timidezza della domenica

la voglia di essere grande

         Mi tengo in croce la vestina di percalle rosa

quella col colletto bianco, ch’ero bella anch’io

         Mi tengo appesa alla mano di mio padre

al reciproco vanto di un affetto taciuto

         Mi tengo i capelli corti il punto erba e le cartoline illustrate

Poi mi tengo tutto ciò che ho visto e tutto ciò che è stato

tengo l’amore di un uomo prezioso

         E mi tengo la mia penna

che non ci saranno scarti

e neppure un foglietto buttato via

.

Anna Zucchini

Published in: on novembre 1, 2015 at 04:53  Comments (5)