Son sempre specchio gli occhi dell’amore

.

Nella luce bruciante del tuo sguardo,

che mi incendiò tardivo e inaspettato,

consuma ancor mia residua bellezza:

con la passione dei tuoi occhi ardo

anche se il tempo frusta e non carezza.

Così dentro al tuo esistere ho trovato

mia ragione di vita e di salvezza:

perduta vago e il nome tuo m’è fiato.

 

E’ un precipizio il lago dell’amore,

specchio di me e delle mie speranze,

specchio di te e dei tuoi sogni accesi,

d’incerto fondo, pur che fondo abbia.

Già m’è cagione d’acerbo dolore

questo inseguir propositi mai arresi

ma col pensiero copro le distanze

e non concluso è il conto della sabbia.

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Foglia d’autunno

Published in: on novembre 3, 2015 at 17:42  Comments (14)  

Ragionator d’irragionevolezze

Rodin

Ragionator d’irragionevolezze a ragionar su un prato
eran di cose d’oggi e del passato.
Finché dalla ragion di un di essi
idee sortirono lasciandoli perplessi.

“Vedete – disse il Tizio –
Il mal che a tutti nuoce è il grande vizio
di starsene di troppo a ragionar
scavando i bui, reconditi anfratti
di temi spesso sciocchi o troppo astratti
in bocca sia all’anziano che al novizio.

È il vizio di aver perso la fatica
che dava il senso in epoca più antica
(nemmen di tanto…).
E il superar l’ostacolo era un vanto
foss’anche l’estirpar…solo infida ortica.

È il vizio di aver perso i propri ruoli
che tanti in seno porta affanni e duoli…
E quel che sol d’altrui il marcio nota.
Occorre riquadrar la tonda ruota
che indisturbati i malfattori ruotano,
e capire perché l’organo…sempre ha il suon dell’organo
e del perché c’è al centro della vita
non l’ideale, più…ma uno scoccar di dita.

Armando Bettozzi

Published in: on novembre 3, 2015 at 07:10  Comments (5)  

Un figlio al padre (nel mio tempo)

“Alza gli occhi!

Guarda il cielo

in queste notti

la volta, sembra

piangere stelle

come lacrime.

 

Non credi?

Ancora, dona

ai giovani, a chi

vorrebbe vivere

e sogna d’amare,

sospiri e speranze

di giorni domani.

 

Mentre,

lento nei giorni

togli del mio

per donarmi

incosciente,

ciò che nasconde

se l’ha, persino

il suo nome.

 

Procedi incerto,

di quel ch’è tolto

spontaneo, sempre

accusi altri e ti

sento arreso

sul disperato e assolto.”

 

Giampietro Calotti C.

Grande la mia generazione, sarà ricordata di aver sperperato, nel Diritto, anche quello appartenente alle generazioni future, coprendola di debiti da pagare e non so come.

Published in: on novembre 3, 2015 at 07:10  Comments (6)  

Languido il limone

EL LIMONERO

El limonero lánguido suspende
una pálida rama polvorienta
sobre el encanto de la fuente limpia,
y allá en el fondo sueñan
los frutos de oro…
Es una tarde clara,
casi de primavera,
tibia tarde de marzo
que el hálito de abril cercano lleva;
y estoy solo, en el patio silencioso,
buscando una ilusión cándida y vieja:
alguna sombra sobre el blanco muro,
algún recuerdo, en el pretil de piedra
de la fuente dormido, o, en el aire,
algún vagar de túnica ligera.
En el ambiente de la tarde flota
ese aroma de ausencia,
que dice al alma luminosa: nunca,
y al corazón: espera.
Ese aroma que evoca los fantasmas
de las fragancias vírgenes y muertas.
Sí, te recuerdo, tarde alegre y clara,
casi de primavera,
tarde sin flores, cuando me traías
el buen perfume de la hierbabuena,
y de la buena albahaca,
que tenía mi madre en sus macetas.
Que tú me viste hundir mis manos puras
en el agua serena,
para alcanzar los frutos encantados
que hoy en el fondo de la fuente sueñan…
Sí, te conozco, tarde alegre y clara,
casi de primavera.
.
§
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Languido il limone tiene sospeso
un incolore ramo polveroso
sull’incanto della fonte limpida,
e lì  in fondo sognano
i frutti d’oro…
E’ una sera chiara,
quasi di primavera,
mite sera di marzo,
che nasce al soffio prossimo d’aprile;
me ne sto solo nel patio in silenzio
cercando quella illusione candida
ed antica: un’ ombra sul muro bianco,
un ricordo, nella sponda di pietra
della fonte addormentata, o, nell’aria,
un vagare di tunica leggera.
Nel clima della sera si distende
quell’aroma di assenza,
che dice all’anima luminosa: mai,
che dice al cuore: spera.
Quell’aroma che evoca i fantasmi
delle fragranze vergini e svanite.
Sì, ti ricordo, sera allegra e chiara,
quasi di primavera,
sera senza fiori, quando mi offrivi
il profumo intenso della menta,
e del buon basilico,
che mia madre aveva nei suoi vasi.
Tu mi vedesti immergere le pure
mani nella serena
acqua, per cogliere i frutti incantati
che oggi sognano in fondo alla fonte…
Sì, ti conosco sera allegra e chiara,
quasi di primavera.
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ANTONIO MACHADO Y RUIZ
Published in: on novembre 3, 2015 at 07:10  Comments (1)  

Rex – “Tumorati di Dio”

Avere un cane nero, piccolo,
cisposi gli occhietti,
nato
in un appartamento di città.
Due mesi,
nel millenovecentottantaquattro,
discendente di voglie d’un belga ed una setter.
Guarito dalla congiuntivite,
con amore,
ed esser da Lui preso in simpatia.

E poi diventa grande, capobranco,
castrato per il cancro, superato,
longevo, quindicianni,
oggi, crede che il giardino
pubblico
sia suo: difende il territorio, non suo,
mettendo in imbarazzo l’uomo,
per Lui “capobranco” di famiglia.

Adesso il cane nero,
cardiopatico, con tosse secca e forte,
si cura come un uomo:
morto il 16 Ottobre del ’99
è stato incenerito in un canile.

Della Terra condòmino
il cane nostro, amico,
ha un’anima sua.
Noi, che lo abbiamo
adottato, siam stati
la sua famiglia: Rosetta e Paolo
anche noi “tumorati di Dio”:
resistiamo ancora.

Noi fàuna, flora,
minerali, i più diversi, del pianeta;
siamo in tutt’uno parte,
del tutto universale, indirizzato
al presumibile “bing crunch”.
Non siamo soli,
negli universi degli universi.
Non lo sappiamo . . . per ora.

Paolo Santangelo

Published in: on novembre 3, 2015 at 06:58  Comments (2)