Narciso

Muore Narciso sul fare del giorno:
nei liquidi occhi di un sogno vano
specchiava quel volto di rinnegato,
da perdigiorno v’intinse la penna
senza curarsi di perder la vita.
Muore Narciso tra effetti speciali:
bello si vide nel lago di pianto
ma or nessun pianto lo segue in corteo,
eppur padrona e compagna fedele
c’è sempre un’Eco che ancora lo chiama.

Fabio Sangiorgio

Published in: on novembre 20, 2015 at 07:49  Comments (4)  

‘A mamma

Chi tene ‘a mamma
è ricche e nun ‘o sape;
chi tene ‘o bbene
è felice e nun ll’apprezza

Pecchè ll’ammore ‘e mamma
è ‘na ricchezza
è comme ‘o mare
ca nun fernesce maje.

Pure ll’omme cchiù triste e malamente
è ancora bbuon si vò bbene ‘a mamma.
‘A mamma tutto te dà,
niente te cerca

E si te vede e’ chiagnere
senza sapè ‘o pecché,
t’abbraccia e te dice:
“Figlio!!!”
E chiagne nsieme a te.

SALVATORE DI GIACOMO

Published in: on novembre 20, 2015 at 07:40  Comments (3)  

Ululato (giocando con la U)

Ulula l’affamata lUpa
LUngo i mUri roventi
E sotto gli Umidi anfratti
Uggiola il cUcciolo
Udendo i suoi lamenti
In questo tempo Uggioso
Volano Ubriachi i falchi
Irrisione Ulteriore
Nell’Ultimo tramonto
Ugualmente Una prece
Sale Uniforme ad altre
Universale pianto
Per Una civiltà Urtante
Urgente occorre aiUto
In quest’Usurato tempo
Travolto da Uragani
Di gUerre tanto inUtili
E’ l’anima dell’Umanità
Ustionata da crimini
CrUenti brUtali sangUinari
Di devastante disUmanità
L’arsUra della Terra
Urla il suo tormento
Che nulla può Uguagliare
Resta dUnque mera Utopia
Ogni desiderio di pace
RacchiUso dentro un’Urna
Sepolta nella melma
NaUseabonda e pUtrida
Di questo mondo Ubriaco
Di sangUe

Danila Oppio

Published in: on novembre 20, 2015 at 07:09  Comments (4)  

La Luna

Ammasso d’amor persi,
di liriche mai scritte,
speranze, preci e voli
confusi di gabbiani.

Questo da sempre accoglie
nel seno suo beffardo
e pur di quell’Astolfo
la vaga sua ragione.

E son quasi preghiere
quei languidi sospiri
che l’uomo a lei rivolge,
pregando aver l’amore.

Incanto è delle notti,
complici a infervorare,
diviene ambito dono
per ogni donna amata.

Luogo adibito resta,
quale pagan rifugio,
allo svanir fugace
di stolti sentimenti.

…di noi sorniona ride

Piero Colonna Romano

Published in: on novembre 20, 2015 at 07:03  Comments (8)  

A ciascuno il suo Munch

I nostri giri intorno a chi ci amò e a chi amammo
aumentano spirali ogni volta di più
il posto delle coperte avvolge ora la pietra
il tocco delle mani ora disegna l’aria
e resistiamo al gelo

se un dio ci schianta il cuore
dopo avercelo messo dentro il petto
una buona ragione bisogna che ci sia per questo strazio
non venga a raccontarci di bellezza
di tramonti e di mari quando, se pure in cima al mondo
il nostro brulicare è un solo grido.

Io non ti temo, i lutti che tu puoi dimenticare
i tuoi figli che stanno sulla croce adesso
e tu concedi ancora le stagioni
questi sproloqui miei
ogni artificio purché ci si distragga da chi siamo
e nel mentre apro parentesi tra bocca e cervello
e sparpaglio parole come samare
sapendo che in te sono il mio buio, e che
_se mai ci sarà luce_ non avranno spessore.

Potresti incenerirmi e non lo fai
quale giullare io sono che ti canto le messe sull’altare
della mia solitudine, e mi abbagli
con un pugno di effimeri piaceri e nei ritagli d’anima
mi siedi, bambino mio,
mio giubileo dei sensi, o mio martirio d’ombra.

Allora oso parlarti dagli abissi
della mia inconoscibile sostanza
prassi del divenire e mai di eterno conoscerti
ma il grido mio ti laceri l’immenso
e ti sia eco di questo oltraggio che hai chiamato vita.

Riparalo se puoi. Noi siamo stanchi.

Cristina Bove

Published in: on novembre 20, 2015 at 06:52  Comments (5)