La mongolfiera

Dolce ora scorre il mio fiume
che i disseccati solchi del cuore
di calde lacrime irriga.
Ho posato i fardelli d’amore
per salire leggero alla meta,
e ho gettato zavorra
di anni e di sogni appassiti.
Si accese di fiamma impetuosa
l’irresistibile fuoco:
salutai l’àncora, gettata sul mondo.
E mentre il cielo d’Ariete
sul mio pallone incantato
discreto stendeva il tramonto,
io volavo in profondo celeste
sospinto da un solo respiro,
sempre più in alto, sempre più su.
Poi sfiorandomi a labbra socchiuse
mi ha toccato l’amico silenzio,
ed è lì che il mio sole ho abbracciato.

Fabio Sangiorgio

Published in: on novembre 29, 2015 at 07:50  Comments (1)  

Foglie

L’aria è tersa, frizzante.
Il sole asciuga le lacrime
della nebbia svanita.
Le foglie dai caldi
tenui colori,
belle nella loro sofferenza,
si distaccano dai rami paterni.
Volteggiano lievi
verso l’umida terra
fremendo
come a cercare nuova vita.

Anche noi siamo foglie
frali in balia della vita.
Anche a noi toccherà
staccarci dai nostri cari
e, sofferenti,
desiderosi di pace e d’amore,
trovare eterno affetto
tra le braccia della madre terra.

Nino Silenzi

Published in: on novembre 29, 2015 at 07:32  Comments (2)  

Nel calle brullo

dissestato
la speranza non ride
aspetta
dorme…
risi sfioriti
muti nei visi
pallidi,
gli oggi
i domani
fusi nelle mani
nervose,
aneli stinti
foschi dipinti
fiori senza tetto
batte nel petto
la vita
scolpita
su cocci di parole
frante
senza sole…
giochi?
Non ho carte
ho un corpo!

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on novembre 29, 2015 at 07:28  Comments (3)  

Forse son pazzo

Si, forse io son pazzo,
son pazzo e tanti lo sanno.
Stan muti,
sorridono al bar,
ma quel sorriso sornione,
risuona dentro la mente
a tratti,
e martella.
Mi chiedo se mai quel che penso,
questi poveri scritti,
inutili e soli,
cartelle volanti,
di quadri viventi che schizzano
in mente,
non siano spettri di sogni fallaci,
di inganni,
di affanni che crucciano
e opprimono il cuore,
oppure non siano orme
di opere vere
che sfiorano ancora i pensieri
di tante persone coscienti,
che l’intelletto non hanno svenduto,
che ad ogni domanda
non danno puntuali
l’esatta risposta voluta da tutti,
accettata:
la media del gusto o buon gusto.
E spesso, mi chiedo:
ma questi nostri poveri versi,
a cui molti credono ma tengono in cella,
non sono forse accordi reali
impregnati tuttora di sani valori
che covano in cuor come brace,
che ancora non sono dal senno dispersi?

Salvatore Armando Santoro

Published in: on novembre 29, 2015 at 07:25  Comments (5)  

Io ho

TENGO

Cuando me veo y toco
yo, Juan sin Nada no más ayer,
y hoy Juan con Todo,
y hoy con todo,
vuelvo los ojos, miro,
me veo y toco
y me pregunto cómo ha podido ser.

Tengo, vamos a ver,
tengo el gusto de andar por mi pais,
dueño de cuanto hay en él,
mirando bien de cerca lo que antes
no tuve ni podía tener.
Zafra puede decir,
monte puedo decir,
ciudad puedo decir,
ejército decir,
ya míos para siempre y tuyos, nuestros,
y un ancho resplandor
de rayo, estrella, flor.

Tengo, vamos a ver,
tengo el gusto de ir
yo, campesino, obrero, gente simple,
tengo el gusto de ir
(es un ejemplo)
a un banco y hablar con el administrador,
no en inglés,
no en señor,
sino decirle compañero
como se dice en español.

Tengo, vamos a ver,
que siendo negro
nadie me puede detener
a la puerta de un dancing o de un bar.
O bien en la carpeta de un hotel
gritarme que no hay pieza,
una mínima pieza y no una pieza colosal,
una pequeña pieza donde yo pueda descansar.

Tengo, vamos a ver,
que no hay guardia rural
que me agarre y me encierre en un cuartel,
ni me arranque y me arroje de mi tierra
al medio del camino real.
Tengo que como tengo la tierra
tengo el mar,
no country,
no jailáij,
no tenis y no yacht,
sino de playa en playa y ola en ola,
gigante azul, abierto democrático:
en fin, el mar.

Tengo, vamos a ver,
que ya aprendí a leer,
a contar,
tengo que ya aprendí a escribir
y a pensar
y a reir.
Tengo que ya tengo
donde trabajar
y ganar
lo que me tengo que comer.
Tengo, vamos a ver,
tengo lo que tenía que tener.

§

Quando mi vedo e mi tocco
io, Giovanni Senza Niente ancora ieri,
e oggi Giovanni con Tutto,
e oggi con tutto,
giro gli occhi, guardo,
mi vedo e tocco
e mi domando come è stato possibile.

Io ho, vediamo un po’,
ho il piacere di girare il mio paese
padrone di tutto quello che c’è in esso,
guardando da vicino quello che prima
non ho avuto né potevo avere.
Raccolto posso dire,
foreste posso dire,
città posso dire,
esercito dire,
ormai miei per sempre e tuoi, nostri,
e un ampio bagliore
di raggio, stella, fiore.

Io ho, vediamo un po’,
ho il piacere di andare
io, contadino, operaio, semplice uomo,
ho il piacere di andare
(è un esempio)
in una banca e parlare all’amministratore,
non in inglese,
non in señor,
ma dirgli compañero come si dice in spagnolo.

Io ho, vediamo un po’,
che essendo un nero
nessuno mi può fermare
sulla porta di un dancing o di un bar.
Oppure il portiere di un albergo
gridarmi che non c’è camera,
una piccola camera minima e non una colossale,
una piccola camera dove io possa riposarmi.

Io ho, vediamo un po’,
che non c’è guardia rurale
che mi prenda e mi rinchiuda in una caserma,
né mi strappi e mi butti dalla mia terra
in mezzo alla strada.
Ho che come ho la terra ho il mare,
non country,
non ailaif,
non tennis e non yacht,
ma di spiaggia in spiaggia e di onda in onda,
gigante azzurro aperto democratico:
finalmente, il mare.

Io ho, vediamo un po’,
ho che imparato a leggere,
a contare,
che ho imparato a scrivere
e a pensare
e a ridere.

Io ho che adesso ho
dove lavorare
e guadagnare
quello che devo mangiare.
Io ho, vediamo un po’,
tutto ciò che dovevo avere.

NICOLÁS GUILLÉN

Published in: on novembre 29, 2015 at 06:51  Lascia un commento