Notizie dalle Marche

La nostra amica Maristella Angeli ci comunica che è stata inserita con tre suoi brani nel primo volume dell’antologia marchigiana Convivio in versi. Mappatura democratica della poesia marchigiana, (PoetiKanten Edizioni, a cura di Lorenzo Spurio). Nel complimentarci con l’autrice, che entra così a far parte della “Hall of Fame” della poesia contemporanea della terra di Leopardi, pubblichiamo qui sotto il testo di uno dei brani scelti dal curatore:

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Un libro eterno

Baci rubati al tempo
in un feedback
ricordo il primo
e solo il tuo viso
impresso in me

scaldavi le fredde mani
e col sorriso
si apriva il giorno

un libro eterno
da sfogliare
e conservare
scritte le carezze
sospesi
i miei pensieri

Maristella Angeli

Published in: on febbraio 14, 2016 at 11:19  Comments (19)  

Atene andata e ritorno

 

Tre volte Platone Trinacria percorse,

coraggio e un’idea scaldavano il cuore,

voleva insegnare la filosofia

a chi, malamente, le genti gestia.

 

Dionisio fu il primo tiranno incontrato,

quei che a Siracusa splendore avea dato.

Fu bene ospitato, gli diede lezione,

ma, mal digerita, causò una reazione.

 

Così quale schiavo l’illuso è venduto,

su sporca trireme temette la vita

perché pel riscatto servivano mine

che quel grande genio sdegnava d’aver.

 

Venia, di Cirene, fraterno Anniceri

e volle salvare, pel mondo, il talento.

S’accolla quel prezzo, pagandone venti,

né volle rimborso da amici sinceri.

 

Tornato in Atene fondò l’Accademia,

poi fu richiamato nell’isola d’oro.

Lo volle Dione, che amico era grande:

Dionisio secondo doveva istruir.

 

Fu questo secondo gran frivolo invero

e del genitore disperse quel regno,

ma dell’ateniese rimase ammaliato,

per sé lo voleva, di sua proprietà.

 

Son saggi i consigli del gran pensatore,

ma la gelosia, che il re già rodeva,

per Dione, suo zio, fu causa d’esilio,

nel mentre Platone in Atene tornò.

 

Là appreso l’evento non stette a pensare

ed in Siracusa fu un lampo a tornare,

ma fu per castigo rinchiuso in prigione

e infine si disse: che vana lezione!

 

Ma come ci insegna saggezza ch’è antica

fortuna l’audace sostien nella vita.

E arriva l’Archita, di Taras sovrano,

che, amico d’entrambi, lo fa liberar.

 

Da queste esperienze quel grande pensante

tirò il suo bilancio con grande sagacia

e disse e ridisse che a governare

filosofi solo potevano andare.

 

Piero Colonna Romano

Published in: on febbraio 14, 2016 at 07:42  Comments (12)  

Un bacio

Pulsa e batte
sul polso il sangue
impaziente

un cuore, un senso
la vita di ognuno

occhi ripieni di pianto
le mani ricolme di speranze

dalle morbide labbra
un soffio di vita
un bacio tra il cielo sospeso

Maristella Angeli

Published in: on febbraio 14, 2016 at 07:35  Comments (12)  

Incompiuta

i contorni
prima d’essere limiti sono cavità madri
poi diventano moire e ci espellono
nel frattempo ci siamo fatti un io palliativo
                      quiddità variabile
estroflesso inizio di virgola
protratto per questioni di tempo
menti adeguate agli orologi
erano meridiane all’inizio e gli gnomoni
facevano la loro significante ombra
                       in assenza di sole si moriva
a sollevare il mondo basterebbe una leva
a seppellirlo una puleggia rotta
                       ecco lo temo
il logorio di cinghia, il flettersi di brane
in questo spazio di rimandi e chiose
assistiti soltanto dal pensiero
a volte no

Cristina Bove

Published in: on febbraio 14, 2016 at 07:32  Comments (3)  

Peccato

Ho peccato, peccato, quanto piacere
nell’abbraccio caldo e ardente ho peccato
fra due braccia ho peccato
accese e forti di caldo rancore, ho peccato.

In quel luogo di buio silenzio appartato
nei suoi occhi colmi di segreti ho guardato,
nel palpito del petto furioso il mio cuore
tremava nei suoi occhi di desiderio in preghiera.

In quel luogo di buio silenzio appartato
accanto a lui al suo fianco sconvolta
la sua bocca desiderio versava tra le labbra mie,
scappata, io, dalle pene del folle mio cuore.

Gli sussurrai piano piano la melodia dell’amore:
ti voglio, ti voglio, anima mia
ti voglio, ti voglio, abbraccio che infiamma
ti voglio, amore mio pazzo.

Il desiderio nei suoi sguardi fiamme avvampava,
il vino nero nella coppa tremava e danzava.
Il mio corpo sul tenero letto
sul suo petto ubriaco oscillava.

Ho peccato, peccato, quanto piacere
accanto all’estatico fremito di un corpo.
Oddio, mio Dio, che cosa ho mai fatto
in quel luogo di buio silenzio appartato?

FOROUGH FARROKHZAD

Published in: on febbraio 14, 2016 at 07:07  Comments (2)  

Liberi fumi d’osteria

Alza il culo da quel cazzo di sedia

senti e non ascolti, guardi e non vedi.

Da tempo sono stitici i Doveri

Mentre Diritti esondano latrine.

 

Sposta il naso, forse il guardare sarà

un diverso uguale ma, pòrcatròia

vedrai il verso ch’è assente al dritto:

“Liquame, attento almeno non pestare”.

 

Effluvi d’Eau de le-dame incantano

annunci, in genesi perpetua da ogni

crapa, al proprio popolo sovrano.

D’Italia o demòs tu, importi ‘na sega!

 

“Io son bastian contrario, altro che l’oppozisssione

piotost ed pistèr -l’Approvo- mi sego il dito

e, còmm al dis al mi amig Brambilla: “A go

la pultruna vestida de pèl d’anguila?

Fa na got, l’è ‘nculàt ben el cadreghin dedre.”-

 

Tabe, -Stop and Go- dell’anima mia

asperge rabbia alla necro. Dannata sia.

(Per la prossima, Oste mescitore

un fiasco ancor di meno per favore.)

 

Giampietro Calotti C.

Published in: on febbraio 14, 2016 at 06:55  Comments (8)